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The Private Eye, la recensione: il mondo senza internet e senza identità? Spettacolare

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The Private Eye, nato come webcomic esclusivamente digitale, sbarca in versione fisica con uno splendido cartonato edito da Bao. La storia tocca tecnologia e privacy, calando il tutto in un futuro distopico che potrebbe anche diventare realtà. La nostra.

Cover del fumetto The Private Eye

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The Private Eye è nato assieme al sito PanelSyndicate.com, ovvero un progetto interamente digitale per proporre dei fumetti direttamente ai lettori, senza intermediari (case editrici e logiche prettamente commerciali, per lo più).
L'idea è di Brian K. Vaughan (prolifico e geniale autore di Saga, Ex Machina, X-Men, Batman e molti altri) e Marcos Martín (Doctor Strange, Daredevil, Batgirl, Spider-Man e molti altri): insomma, siamo davanti al lavoro di due autentici fuoriclasse.

Dapprima The Private Eye ha riscosso l'attenzione dei media proprio per il suo medium di pubblicazione, la rete, e per la richiesta di un contributo libero ai lettori (quindi anche zero, se ritenuto corretto).

Liberi così da ogni ostacolo i due, con il contributo di Muntsa Vicente (compagna di Marcos Martín) ai colori, hanno dato vita alla Los Angeles distopica e hard-boiled del fumetto. Gli effetti di questa libertà si vedono subito, a partire dal formato delle tavole in 16:9 pensate per una fruizione ottimale su computer e simili.

Tavola di The Private Eye con il protagonistaHDBao

Dopo tutta l'attenzione e i premi vinti - un Eisner Award come miglior webcomic digitale e un Harvey Award come miglior fumetto online -, la storia è arrivata anche in formato fisico, con un cartonato davvero pregevole edito in Italia da Bao Publishing. Nonostante il formato poco convenzionale - non dimentichiamoci che si tratta di un'opera digitale - The Private Eye non perde il suo fascino anche come fumetto "tradizionale".

La storia racconta di P.I., paparazzo senza licenza, che si ritrova invischiato in un omicidio che si rivela essere parte di qualcosa di più grande e potenzialmente letale. Come detto, ci troviamo in un'ipotetica Los Angeles del futuro (nel 2076): la caratteristica principale della città? Nessuno mostra la sua vera identità in pubblico: le pseudo-identità prendono le sembianze di maschere di diverso tipo, senza le quali nessuno esce di casa.

La motivazione risiede nella cosiddetta Grande Alluvione. Circa 50 anni prima del 2076, più o meno nella nostra èra, dal Cloud sono cominciate a "piovere" informazioni: ogni segreto, foto, ricerca su Google e attività sul web diventò di dominio pubblico. Piovve per 40 giorni - una pioggia quasi biblica - e questa inondazione di scheletri nell'armadio (digitale) distrusse vite, famiglie, coppie e soprattutto identità.
Da qui le maschere, appunto.

Anche internet, da quel giorno, smise di esistere e questo riportò in auge la TV. O meglio, la TeeVee, come viene chiamata nel fumetto. Lo slogan dell'azienda svela molto del secondo avvento televisivo: "TeeVee, guardala sempre".

La polizia e la stampa sono le forze dell'ordine e, per essere un giornalista, serve una licenza. Il nostro eroe, P.I., è specializzato nel frugare nelle vite altrui e scoprire cosa c'è sotto la maschera (o le maschere) che tutti indossano per assaporare quella libertà che solo internet, una volta, forniva.

Tutti, tutti sono paranoici riguardo alla loro vera identità. Soprattutto P.I., di cui non scopriamo moltissimo durante la vicenda di cui è protagonista. Sappiamo che è cresciuto con il nonno - un vecchio mezzo matto che si ricorda bene l'èra degli smartphone, i tablet e di internet - che si muove con una pseudo molto poco appariscente e una dreamcoat, ovvero una giacca capace di camuffarsi nell'ambiente urbano.

Tavola di The Private Eye con P.I.e una clienteHDBao

Vaughan e la sua sceneggiatura sono perfetti: abbiamo un eroe-investigatore underdog (di etnia - mista nero, ispanico e caucasico - e gay), un villain senza scrupoli, una spalla comica, un idiot-savant e parecchi degli stilemi tipici dell'autore. Tutto questo ambiente a lui congeniale permette al suo lavoro di esprimersi al meglio.

La storia procede a ritmo sostenuto e tutti i personaggi sono delineati egregiamente solo dalle loro azioni. Pochi flashback, poche vignette di spiegazione, una sola direzione dell'arco narrativo: tutto funziona alla perfezione.

Marcos Martín e Muntsa Vicente creano un mondo decisamente sci-fi, permeandolo però con un'atmosfera anni '60 che ricorda molto il noir stile L.A. Confidential. Le maschere indossate dagli abitanti di Los Angeles poi sono incredibili: ci sono animali, insetti, maschere sado-maso, alieni, look cyber-punk e tutto quanto può venirvi in mente.

Il tratto di Martín è preciso nel delineare le forme, lasciando comunque molto spazio di manovra alla colorista, che può dunque rivestire questo mondo assurdo di colori iper-vibranti. Anche il layout delle pagine è molto ben studiato: le vignette sono disposte in modo da sfruttare al meglio lo spazio disponibile e tutto risulta quasi come se fosse una sequenza di un film.

La riflessione di fondo sulla tecnologia, sull'oversharing, sulla privacy mai troppo tutelata online è ben presente fra le righe della storia ma, plauso a Vaughan per questo, l'aspetto più "moralizzante" non prende mai troppo il sopravvento sulle scene d'azione, di lotta, di cospirazione. The Private Eye è, anche e soprattutto, una lettura coinvolgente come poche: una volta cominciata la lettura è davvero difficile smettere.

Lo stile di Vaughan può piacere o no, ma The Private Eye è un volume da avere a prescindere. Punto.

Una menzione speciale va alla corposa sezione di extra inclusa nel volume in questione, in cui possiamo leggere lo scambio di email avvenuto fra Vaughan e Martín che ha dato il via contemporaneamente a PanelSyndicate e a The Private Eye.
I messaggi sono così intrisi di creatività pura, di entusiasmo e di passione da risultare quasi come una "storia nella storia".

Dopo la chiusura dell'avventura di P.I., infatti, ci si aspetta di ammirare le "classiche" variant cover, oppure i bozzetti di studio dei personaggi. Qui invece c'è molto di più: tutta l'idea creativa - proposta in stile WikiLeaks - testimoniata dalle parole degli autori: è davvero qualcosa di affascinante e, diciamolo, non si può fare a meno di invidiare un po' la libertà di cui i due hanno goduto per The Private Eye.

The Private Eye (304 pagine a colori, cartonato) è disponibile sullo shop online di Bao Publishing e in libreria al prezzo di 29 euro.

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