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Supercazzole, olive greche e mandrakate: i 30 migliori film comici italiani

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Da I mostri a Febbre da cavallo, da Fantozzi a L'armata Brancaleone: ecco i 30 titoli cult della comicità italiana.

Da Gassman a Villaggio, ecco i mostri sacri della comicità made in Italy

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Non poteva mancare nelle hit parade di MondoFox la classifica dei 30 migliori film comici italiani. Abbiamo selezionato pellicole diversissime tra loro, per valore e contesto, eppure accomunate da un solo fattore: la facilità con cui sono riuscite nel corso di questi anni a suscitare la risata del pubblico, a "farlo scompisciare", direbbe Totò.

E proprio il Principe della risata guida il nutrito gruppo di mattatori della comicità di cui fanno parte veri e propri mostri sacri quali Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Lino Banfi.

Una lista che annovera gli assi della risata più nobile e quelli della comicità più pecoreccia, dal momento che la Top 30 tiene conto non solo del valore dell'opera citata, ma pure del riscontro del pubblico, che ha fatto in questi anni di alcuni titoli dei veri e propri film di culto.

Abbiamo cercato di attenerci il più possibile alle pellicole comiche in senso stretto (nei primi gradini del podio ciò non è stato possibile, sono capolavori assoluti), rimandando ad altre classifiche pellicole altrettanto di valore. Dunque, "non ci resta che ridere":

30) Benvenuti al sud

Prendete una commedia francese graffiante e di successo - Giù al Nord - abile nel porre l’accento su quelli che sono gli stereotipi e i pregiudizi esistenti fra cittadini di regioni diverse. Tradotto in italiano significa rispolverare l’eterno duello fra Nord e Sud, fra “polentoni” e “terroni”: è ciò che fa il remake di Giù al Nord, ovvero Benvenuti al sud, a firma Luca Miniero. Dopo Pozzetto e Montesano e il duo De Sica/Boldi, è il turno di Claudio Bisio e Alessandro Siani, chiamati ad impersonare due personaggi agli antipodi. In mezzo, comprimari di lusso come l’irresistibile Angela Finocchiaro e il caratterista Nando Paone.

29) Yuppies/ Fratelli d’Italia

Due pellicole che hanno segnato la comicità made in Italy nella seconda metà degli anni ’80, in cui il minimo comune denominatore è il cast: Christian De Sica, Jerry Calà e Massimo Boldi. Il fenomeno Yuppies - I giovani di successo nasce come instant movie chiamato ad immortalare una realtà ben definita, quella del rampantismo meneghino, della Milano da bere ossessionata dalle copertine di Capital. Ideato come satira di costume, il film diretto da Carlo Vanzina si ferma alla superficie sfornando gag a ripetizione e facendo affidamento sull’appeal dei “4 borghesi in cerca di aristocrazia” (tra cui il cinico Willy di Ezio Greggio). Yuppies è il film che - eccezion fatta per poche scene de I Pompieri - vede nascere la storica coppia da grande schermo formata da Boldi e De Sica. Svariati i tormentoni - come “Velatissimo” o “targata Cartagine” - che negli anni hanno fatto sì che il film conquistasse una fetta sempre più ampia di pubblico, attingendo dalle nuove generazioni. Di Fratelli d’Italia, invece, vi abbiamo già parlato nella classifica del trash nostrano.

28) Sole a catinelle

Checco Zalone rilegge In viaggio con papà con Sordi e Verdone e, in Sole a catinelle, si avventura in un road movie divertente e leggero, che fa del qualunquismo il carburante con cui alimentare il viaggio. Con l’Italia della crisi a fare da cornice, ecco che il personaggio del comico barese sforna battute a raffica non risparmiando proprio nessuno. Nemmeno se stesso.

27) Come è dura l’avventura

È una pellicola sottovalutata, Com’è dura l’avventura. Vanta un finale intriso di metafisica, toccante, specie se rivisto oggi alla luce della scomparsa di Paolo Villaggio. Il film di Flavio Mogherini coniuga comicità e avventura dal varesotto al Marocco. Irresistibili i duetti in dialetto tra il capitano Bigazza di Lino Banfi e il padre Ribaldo (noto iettatore della zona nordafricana) di Flavio Bucci. Villaggio è misurato, limitando il “suo” Fracchia alle scene in cui è presente Gastone Moschin - perfetto nella parte del losco imprenditore - e facendo il “leone” col malcapitato Poggi (Alessandro Haber), faccendiere esiliato. Una colonna sonora accattivante, unita al tocco esotico dato dalle location, fa il resto. La scena del capitano Bigazza che viene deflorato dal sultano rimane ad oggi una delle più riuscite del cinema di quegli anni. Curiosamente, Com’è dura l’avventura sarà, per decenni, l’ultimo film di Lino Banfi per il grande schermo.

Lino Banfi e Paolo Villaggio in una scena del film

26) Tre uomini e una gamba

Il matrimonio come via crucis, da affrontare dopo un “calvario” da Lodi a Gallipoli. Tre uomini e una gamba segna l’esordio sul grande schermo del trio comico formato da Aldo, Giovanni e Giacomo, conosciuti all’epoca - era il 1997 - per le partecipazioni a Mai dire gol e gli spettacoli in teatro. Il film si presenta come un road movie tutto da ridere in cui una sceneggiatura basic è impreziosita da gag di repertorio. Frizzante e vivace. E con un'indimenticabile Italia-Marocco giocata in spiaggia.

25) I due superpiedi quasi piatti

Una delle coppie più amate del cinema in una commedia poliziesca che vanta alcune scene memorabili. Bud Spencer e Terence Hill sono Walsh e Kirby, due vagabondi che finiscono per sbaglio per arruolarsi nella polizia di Miami. Il regolamento di conti con la banda di Geronimo, il siparietto del muto e dello storpio nel fast food, i confronti col vulcanico capitano McBride doppiato da Ferruccio Amendola e, infine, l’incontro con l’algida Galina: risate assicurate. Assieme ai due Trinità e ad ... altrimenti ci arrabbiamo è il più riuscito del sodalizio.

24) Fuochi d’artificio

Nel cinema di Leonardo Pieraccioni c’è sempre il sole, prendere o lasciare. Forse il più divertente dei film del comico toscano, anche grazie al contributo di validi comprimari: dal fido Massimo Ceccherini al romano Roberto Brunetti, che qui dà vita a Er Patata. Una comicità spensierata, al servizio di un Pieraccioni in stato di grazia attorniato da bellezze seducenti, tra cui una Claudia Gerini dai due - generosissimi - cuori. Indimenticabile il cameo di Bud Spencer, protagonista di una serenata rap.

23) Al bar dello sport

Una strana coppia e un 13 al Totocalcio. Una formula semplice, quella ideata dal regista Francesco Massaro assieme a Oldoini e Vanzina. Nell’Italia pallonara anni ’80 il bar è il luogo di ritrovo degli aficionados della schedina. Il più disgraziato di tutti risulterà essere il fortunato vincitore miliardario, grazie all’intuizione di un muto. Divertente commedia degli equivoci giocata sui contrasti Nord/Sud con un Lino Banfi mattatore. Al suo fianco un sorprendente Jerry Calà, mimo efficace per (quasi) tutto il film.

22) Il ragazzo di campagna

“Ho interessanti prospettive per il futuro”. L’Artemio di Renato Pozzetto come l’antesignano del disoccupato moderno. Dura la vita del campagnolo, specie se da Borgo Tre Case ci si trasferisce nella tentacolare Milano. I ritmi della city, lo smog e le abitazioni-loculo fanno da cornice alla rilettura cinematografica della Via Gluck cantata da Celentano. Pozzetto nel ruolo più iconico della sua carriera, tra giornate passate a spalare letame e scorribande col cugino Severino (Massimo Boldi). E poi c’è il treno, che è sempre il treno, eh.

21) Vado a vivere da solo

Uno degli aspetti più sottovalutati di Jerry Calà è stato quello di aver saputo efficacemente realizzare, attraverso alcune pellicole, istantanee di una realtà storica ben definita oppure di un costume sociale in voga. È il caso del gradevole Vado a vivere da solo, esordio alla regia di Marco Risi perennemente in bilico tra la pochade e la commedia agrodolce. Memorabile il loft dall’arredamento kitsch (con tanto di tavola del w.c. con juke-box incorporato per i rumori molesti). Il più bravo di tutti è Lando Buzzanca, ottima spalla di un Calà per la prima volta protagonista assoluto e non comprimario.

20) Così parlò Bellavista

“Si è sempre meridionali di qualcuno”. Uomini d’amore e uomini di libertà, dubbi e fede. Luciano De Crescenzo adatta per il grande schermo la propria opera omonima, tracciando uno spaccato della napoletanità tra risate e dramma. "Permettete un pensiero poetico?" Il meno comico della nostra Top 30, Così parlò Bellavista gioca su contrasti e pregiudizi (Il Nord di Cazzaniga e il Sud di Bellavista) e si prende gioco della camorra. Lo fa in modo intelligente e mai banale.

19) Smetto Quando Voglio

La banda del buco ai giorni nostri. I soliti ignoti di oggi sono un gruppo di ricercatori dimenticati dallo Stato, costretti a vivere ai margini della società. Capitanati dal biologo Pietro Zinni (Edoardo Leo), conquisteranno il mercato delle droghe sintetiche accaparrandosi, oltre alle 3 “S” (soldi, sesso e successo), anche le antipatie del boss capitolino Murena (Neri Marcorè). Splendida farsa che segna l’esordio sul grande schermo del talentuoso Sydney Sibilia. Il sequel, Smetto Quando Voglio - Masterclass, vira sull’action comedy ibridando schemi e soluzioni del cinema a stelle e strisce anni ’80.

Il cast di Smetto Quando VoglioHD01 Distribution

18) Vacanze di Natale

Il film che ha lanciato un genere, quello del cinepanettone, in verità nasce come variante natalizia del vacanziero Sapore di Mare, sorta di Italian Graffiti. La formula è pressoché la stessa, seppur distinguendosi per la contemporaneità delle vicende raccontate: nella rinomata Cortina si alternano tradimenti, litigi e disavventure di una manciata di giovani. Si ride di gusto grazie ai tormentoni di Christian De Sica e Jerry Calà e, soprattutto, ai folgoranti Riccardo Garrone (sua la battuta cult “E anche ‘sto Natale se lo semo levato dalle p*%+e”) e Guido Nicheli. Commedia spensierata con una colonna sonora da urlo.

17) Bianco, rosso e Verdone

Indimenticabile bis camaleontico di Carlo Verdone, che dopo Un sacco bello sforna un secondo film a episodi in cui il filo conduttore sono le elezioni politiche. Su e giù per l’italia con l’ingenuo Mimmo e la nonna (la Sora Lella), con il maniacale Furio e l’emigrato burino Pasquale Ametrano. L’attore romano conquista il pubblico con tre personaggi divenuti delle vere e proprie icone della comicità nostrana.

16) Il vigile

L’Italia delle raccomandazioni vista attraverso la regia graffiante di Luigi Zampa in una pellicola magistralmente interpretata dall’istrione Alberto Sordi, nei panni del cinico e imbranato vigile Otello Celletti. Dapprima ottiene il posto grazie alle richieste di suo figlio, "eroico bambino". Successivamente ne combina di tutti i colori finendo persino al centro di uno scandalo politico. Risate e riflessioni (ancora) di estrema attualità.

15) Johnny Stecchino

Roberto Benigni si sdoppia in quella che è a tutti gli effetti un’irresistibile farsa che ride dei mali italiani. Johnny Stecchino omaggia la comicità dei grandi - da Totò a Stanlio & Ollio - senza incappare mai in qualche passaggio a vuoto. Gli effetti collaterali di uno scambio di persona danno luogo a siparietti davvero ben congegnati (il costo delle banane a Palermo, la serata di gala in villa).

14) Ricomincio da tre

Memorabile esordio stralunato e malinconico di Massimo Troisi sul grande schermo. Ricomincio da tre travalica i confini della comicità napoletana conquistando in toto la platea italiana. Smorfia italiana, tra miracoli attesi e "orchestre in testa". Il pregio maggiore dell'attore partenopeo è quello di rimanere spontaneo e genuino dinanzi alla telecamera, dando vita ad un gustoso cortocircuito tra il personaggio e l'attore, venuto a mancare troppo presto.

13) Straziami ma di baci saziami

Commedia all’italiana dove si ride di gusto, tra battute in cui si mescolano il dialetto marchigiano e romanesco. Nino Manfredi è spassoso nel ruolo di un provetto barbiere alle prese con le pene d’amore. Ugo Tognazzi è semplicemente Ugo Tognazzi: irraggiungibile (nei panni di un sarto sordomuto). Dino Risi dirige con maestria una sceneggiatura di Age e Scarpelli.

12) Il mattatore

Vittorio Gassman a ruota libera in una commedia brillante, diretta da Dino Risi. L’attore de Il sorpasso dà prova del suo talento di istrione trasformista, recitando ora la parte di un simil Hitler ora quella di un operaio siciliano (pur di sfuggire ad una multa). Geraldo Latini è un attore di mezza tacca che sbarca il lunario con piccole truffe: è un ruolo cucito su misura addosso a Gassman, qui sopra le righe in modo sempre impeccabile. A nessun altro verrebbe in mente di recitare Shakespeare in carcere, dinanzi ad una platea di ergastolani trucidi.

11) Un americano a Roma

Cinica satira di costume che sbeffeggia l’esterofilia dilagante nell’Italia del dopoguerra. Fin troppo facile elogiare la commedia di Steno con uno straripante Alberto Sordi. Nel suo Nando Mericoni detto Santi Bailor ci sono tutte le contraddizioni dell’italiano medio (pre fantozziano): colui che guarda ai divi a stelle e strisce ma poi, provocato, “distrugge” il piatto di maccheroni, che utilizza lo slang yankee ma poi impreca in romanesco. Con Un americano a Roma Alberto Sordi scrive la storia della comicità made in Italy. Quella con la “s” maiuscola.

10) Non ci resta che piangere

Coppia d’assi, quella composta da Massimo Troisi e Roberto Benigni, protagonisti nel 1984 di una commedia surreale, divertentissima. Gli amici Saverio e Mario, dopo aver superato un passaggio a livello, si ritrovano catapultai nel 1400, “quasi 1500”. Allo sgomento iniziale, segue l’arte di arrangiarsi dei due. Non ci resta che piangere è una gradevolissima commedia costruita sulla perfetta simbiosi tra due alfieri di differenti comicità, quella napoletana (Troisi) e toscana (Benigni). La trovata nel film sta nel superare le più facili idiosincrasie tra Nord e Sud per approdare a divertenti siparietti senza tempo, tra omaggi dichiarati (la lettera di Totò e Peppino) e gag che ancora oggi fanno sbellicare dalle risate (il fiorino). Solo Troisi e Benigni, poi, potevano ridicolizzare un'istituzione come Leonardo da Vinci.

9) L’armata Brancaleone

Recensirlo col giusto lessico: Mario Monicelli fecere lo film leggendario cum attori dallo fulgido talento et sceneggiatori dallo dono divino. Lo Medioevo da ridere, agghindato a farsa, in cui lo cavaliere errante dalla tagliente favella muove da Civita ad Aurocastro pugnando per lo suo feudo (promesso). Branca Branca Branca, ovvero l’armata più scalcinata del cinema - capitanata da Vittorio Gassman - secondo il regista principe della commedia all’italiana. Capolavoro mascherato da film in costume che riporta in auge il volgare medioevale. Epos comico semplicemente unico.

8) Totò, Peppino e la... malafemmina

La Milano delle bufere, della “nebbia che non si vede e che fa paura”. La Milano che si raggiunge via mare. Basterebbe già questo  a iscrivere Totò, Peppino e la malafemmina nel registro delle commedie memorabili. Invece c’è di più: una trama che funge da semplice canovaccio all’improvvisazione leggendaria del duo comico per eccellenza, qui alle prese con trattori indiavolati, lettere e dispetti all’odiato vicino Mezzacapa.

7) Febbre da cavallo

"Chi perde alle corse dei cavalli non fa l'amore". Eccolo, il film di culto per eccellenza, quello osannato dai fan che ne ripetono le battute a memoria. All'epoca dell'uscita non ottenne certo il successo che ha avuto poi con i continui passaggi in TV e con l'esplosione dell'home video. Febbre da cavallo è uno dei titoli più celebri di Steno, il quale firma una commedia brillante ambientata nel mondo delle scommesse in cui ognuno "c'ha un cavallo sicuro che nun po perde". Protagonisti insuperabili - dall'indossatore col sorriso magico Fioretti Bruno in arte Mandrake (Gigi Proietti) al disgraziato tecnico ippico coi "ritagli", Pomata (Enrico Montesano) passando per l'anonimo spiantato Felice (Francesco De Rosa, scomparso nel più totale anonimato qualche anno fa) - a cui si aggiungono comprimari di lusso, su tutti l'avvocato De Marchis di Mario Carotenuto e il giudice cavallaro di Adolfo Celi. Risate a crepapelle, tra truffe e mandrakate, ippodromi ed esattori colossi.

6) Borotalco

Il film che consente a Carlo Verdone di allontanarsi dai virtuosismi a carattere episodico delle pellicole precedenti. In Borotalco l'attore romano abbandona le maschere multiple per indossarne una nuova (anche se duplice), in pieno stile Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Da timido e impacciato venditore porta a porta, il giovane Sergio Benvenuti si trasforma - dopo essere rimasto affascinato dal carisma di uno pseudo architetto - nel risoluto e bugiardo Manuel Fantoni pur di corteggiare una collega. Equivoci e risate si susseguono per tutto il film, tra suoceri maneschi e invadenti (l'Augusto delle olive greche di Mario Brega), amici coatti (il Marcello di Christian De Sica) e amanti col pallino di Lucio Dalla (Eleonora Giorgi). È a partire da Borotalco che sogniamo di imbarcarci su un cargo battente bandiera liberiana...

5) Miseria e nobiltà

L'impianto è debitorio all'omonima commedia teatrale scritta da Eduardo Scarpetta. E Miseria e nobiltà è appunto una farsa spassosa, sceneggiata con precisione chirurgica. È un film invecchiato benissimo, tant'è che ancora oggi viene citato e ricordato con affetto da fan e addetti ai lavori. Protagoniste delle vicende sono due famiglie ridotte alla fame, capitanate dallo scrivano Felice Sciosciammocca (Totò, insuperabile) e dal fotografo Pasquale (l'ottima spalla Enzo Turco). Verranno ingaggiati da un marchesino per impersonare alcuni nobili durante un pranzo pre-matrimoniale. Una commedia degli equivoci in cui le battute si susseguono senza soluzione di continuità. La chiave di cotanto successo si deve all'aver adattato vicende ideali per un dramma (la povertà e gli stenti) alla vis comica dei protagonisti. E le trovate geniali si sprecano: gli spaghetti infilati in tasca, la dettatura della lettera, la lista della spesa e l'irresistibile mise-en-scène a casa dell'arricchito cuoco (con il Principe della risata che fa il suo ingresso in stile papale). Nel cast si segnala una giovanissima (e maggiorata) Sophia Loren.

4) Amici miei

Un vero e proprio manifesto della comicità nazionalpopolare. Con Amici miei il regista Mario Monicelli - subentrato al malato Pietro Germi - realizza un ritratto graffiante, cinico e tragico dell'Italia anni '70 attraverso le zingarate, le supercazzole e i drammi personali di alcuni amici fiorentini sulla cinquantina (dal nobile decaduto di Ugo Tognazzi all'architetto di Gastone Moschin). Personaggi patetici e burloni, beffardi nonostante i fallimenti rimediati, eppure così umani, vicini a noi. Il film è una continua ricerca - da parte del regista - di un passe-partout per eludere la Morte, per sfuggire alla tragicità che la vita puntualmente riserva. Ecco allora che il vuoto viene colmato dall'amicizia virile, dagli scherzi di cattivo gusto che ingannano il tempo. Con Monicelli la risata di pancia che aveva sconquassato le sale italiane nel dopoguerra diviene amara.

3) Fantozzi

Un universo tragico, un linguaggio che ha dettato tendenze, una successione di personaggi e situazioni paradossali: Fantozzi non è solo l'istantanea della classe impiegatizia post boom economico, non è neppure la satira graffiante che ha nei poteri forti, nell'italiano medio e nelle lobby le proprie vittime preferite. È (soprattutto) la più riuscita maschera italiana del grande schermo dai tempi di Totò e Alberto Sordi, di Gassman e Tognazzi. Dei grandi, insomma. Paolo Villaggio dà vita ad un personaggio di culto, alter ego in basco e pantaloni ascellari, primo (vero) supereroe italiano, l'unico in grado di rialzarsi ad ogni caduta. Vigliacco e servile coi potenti, a sorpresa mostra un coraggio leonino al "38esimo coglionazzo"; subisce ogni tipo di angheria senza battere ciglio; va in vacanza da anni tallonato da una nuvola da impiegato mentre direttori galattici si abbronzano sotto un sole di rame; è sposato con una donna dai capelli color topo e ama segretamente una collega racchia; sulla figlia meglio sorvolare. Battute graffianti, gag fisiche, satira sociale: Fantozzi offre una comicità a 360 gradi, inarrivabile, unica. Merito (anche) di un caleidoscopio di personaggi terribili: dal viscido Calboni all'occhialuto e tragico organizzatore Filini, spesso introdotti dalla celebre voce narrante dello stesso Villaggio. Uscito nel 1975 nelle sale italiane, ha dato vita ad una fortunata saga i cui primi due capitoli vanno inseriti di diritto nel patrimonio nazionale della comicità da tramandare ai posteri.

2) I mostri

Pieraccioni in Fuochi d'artificio lo definiva "un capolavoro". Sottoscriviamo. Il cinismo raggiunge vette altissime negli episodi grotteschi che sommati l'uno all'altro danno vita a I mostri, pellicola in cui Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi sguazzano alla grande nei vizi e nelle debolezze degli italiani, sfiorando il sublime. Dirige Dino Risi, tanto per completare il quadro di inestimabile valore. Si può tranquillamente affermare che l'istrionismo camaleontico del duo Gassman/Tognazzi non verrà mai più raggiunto. Il Bel Paese, con loro due, si deforma, tra pugili suonati, "poveri soldati", onorevoli indaffarati e teledipendenti.

1) I soliti ignoti

Con I Soliti Ignoti i malavitosi del cinema dell'epoca - da Giungla d'asfalto a Rififi - scompaiono per far posto ad un'associazione (negata) a delinquere. La banda del buco più ridicola del Cinema è merito, nemmeno a dirlo, di Mario Monicelli, affiancato nella sceneggiatura da Suso Cecchi D'Amico e da Age & Scarpelli. La partecipazione straordinaria di Totò, la metamorfosi di Gassman (da cattivo del cinema, vedi Riso amaro, a vitellone balbuziente), il contributo di Mastroianni e Salvatori e fenomenali comprimari (il sardo Tiberio Murgia diviene il siculo Ferribotte, il napoletano Carlo Pisacane è l'affamato vegliardo Capannelle). Con I Soliti Ignoti si concretizza un ibrido debitorio sia al Neorealismo (gli stracci e i poveracci del dopoguerra) che alla commedia dell'arte, proponendo al pubblico le improbabili disavventure di una scalcinata banda - discendente diretta dell'armata Brancaleone - che escogita un piano (in)fallibile, finendo poi a mangiare pasta e ceci alle 6 del mattino. Capolavoro non solo nostrano, come dimostrano i ripetuti tentativi d'imitazione oltreoceano, tutti andati a vuoto.

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