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La ragazza che sapeva troppo: gli zombie 2.0 fra romanzo e film

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Confrontare un film con il romanzo da cui è tratto non è sempre facile. Perché quando leggiamo un libro giriamo un film nella nostra testa. E perché il cinema richiede procedimenti necessari a condensare oltre 400 pagine in due ore...

Una scena dal film La ragazza che sapeva troppo

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Ho scelto questo caso perché è particolare: la sceneggiatura del film e il romanzo sono stati scritti in contemporanea.

L'idea infatti viene da un racconto breve originale, che lo scrittore Mike Carey (con lo pseudonimo di M.R. Carey) aveva pubblicato in una raccolta curata da Charlaine Harris.

Un racconto in cui la razza umana lottava per la sopravvivenza in un mondo dominato da persone trasformate in feroci mangiauomini da un'infezione fungina.

In una base militare, la dottoressa Caldwell porta avanti un progetto di ricerca su un gruppo di bambini per cercare una cura. Miss Justineau insegna loro le materie scolastiche, mentre il sergente Parks si occupa della sicurezza: i bambini, infatti, non sono come tutti gli altri esseri umani...

La penna è sempre la stessa ma ci sono importanti cambiamenti fra romanzo e film. L’aspetto di Melanie, la bambina protagonista, per cominciare. Non il suo atteggiamento, però. Né la sua vita.

La ragazza che sapeva troppo (traduzione piuttosto infelice dell’originale The Girl With All The Gifts), rompe gli schemi classici della letteratura zombie per concentrarsi su un aspetto spesso trascurato dalle altre opere a tema: l’umanità alla base degli zombie.

La ragazza che sapeva troppo
Il romanzo La ragazza che sapeva troppo di M.R. Carey

I "mostri" che minacciano di far estinguere la razza umana non sono altro che creature generate da noi, dalle persone. E noi, le persone, saremo mai capaci di evolverci fino a evitare di trasformarci in mostri? La risposta è scontata: no, se siamo noi stessi i primi a comportarci da mostri quando siamo ancora umani.

Il vero scopo del romanzo è raccontare quanto sappiamo essere mostruosi. Quanto avremmo bisogno di evolverci. Quanto sbagliamo nell’affrontare qualcosa di nuovo, inaspettato e difficile - se non impossibile - da comprendere. 

Per questo consiglio la lettura del romanzo. E sempre per questo consiglio di vedere anche il film (in seguito, però). Perché quando trovi Glenn Close nei panni della dottoressa Caldwell, sai già che il film varrà il disturbo.

Sebbene le differenze fra film e romanzo siano sostanziali, principalmente perché il film ha bisogno di spiegare al pubblico gran parte di ciò che nel romanzo non viene spiegato.

Nel libro, la dottoressa Caldwell e Miss Justineau sono due versioni esattamente speculari di come possiamo essere.

Sono l’espressione dell’eterno conflitto fra scienza e fede, ma anche di quello fra il Bene e Il Male… Che si racconta di fare del male solamente a fin di bene. Il dilemma morale impera su tutto il resto, che fa parte di un corollario prevedibile: gli errori e l’ottusità delle autorità, la scoperta di qualcosa di nuovo e diverso, la crudeltà e la provocazione, la consapevolezza che cambia solo con il passare del tempo, quando le esperienze si diversificano, mentre di tempo non ce n'è.

E poi, la grande sorpresa: i "mostri" sono indistinguibili da noi. Almeno quelli della seconda generazione.

Mettete da parte, per un momento, l'opera di George Romero: qui siamo di fronte a qualcosa di molto diverso.

I protagonisti adulti del film La ragazza che sapeva troppo

La trovata del gel che maschera l’odore della carne umana è geniale perché permette la convivenza fra uomini e hungrie ("famelici" in italiano, ma solo nel film: nel romanzo, grazie al cielo, restano hungrie) e perché basta uno sputo - ma davvero - a cancellarne l’effetto. Si tratta di una metafora piuttosto evidente: basta spalmarsi un gel addosso per cessare di essere umano. Basta un attimo.

Mettendo a confronto la trama di film e romanzo, senza raccontarvi troppo in caso vogliate leggere il romanzo (prima) e vedere il film (dopo), la conclusione è inevitabile: l’aspetto centrale di questa storia è infinitamente più marcato nel romanzo. Ma il film ha i suoi pregi, a cominciare da una giovanissima interprete che stupisce per la maturità con cui affronta un ruolo difficile.

La ragazza che sapeva troppo: Sennia Nanua è Melanie

Ci sono due ragioni per cui, di solito, “il libro è meglio del film”: prima di tutto perché, leggendo, giriamo un film nella nostra testa, che non corrisponderà mai a quello “visto” dal regista leggendo la sceneggiatura, quindi troveremmo delle discrepanze anche in caso di trama molto fedele. E poi perché le tecniche di adattamento prevedono, tra gli altri, tagli, spostamento e condensazioni che trasformano inevitabilmente il tutto.

Senza dimenticare il fattore tempo: in meno di due ore, devo essere in grado di raccontare allo spettatore ciò che gli raccontano oltre 400 pagine di un romanzo. Al tempo stesso, quelle due ore devono essere sufficienti a immergerlo nell'atmosfera della narrazione e a spiegargli tutte le regole del mondo straordinario in cui viene immerso.

Le protagoniste de La ragazza che sapeva troppo al Locarno Film Festival

Di conseguenza, se il finale del romanzo è l’unico possibile - ed è perfetto sotto ogni punto di vista - quello del film lo imita senza però catturarne la sorpresa, il profondo significato, il senso ultimo delle azioni di Melanie.

Ci sono delle ragioni pratiche, di drammatizzazione, che hanno fatto fare ad autore e regista questa scelta.

Ciononostante, il film funziona. Il messaggio arriva ugualmente. Gli umani infetti - tecnicamente non si tratta di zombie veri e propri, ma lo stile è quello: mostri che si trasformano in qualcosa di sconosciuto, che sbrana gli altri esseri viventi - sono sufficienti a farlo passare.

Ma se volete scoprire la vera innovazione, il motivo per cui questi infetti sono gli "zombie 2.0" del momento, leggete il romanzo. Troverete un’opera carica di significato. Che, in seguito, non vi rovinerà la visione del film.

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