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Cronaca nera italiana: Luigi Chiatti, il Mostro di Foligno

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Luigi Chiatti, anche noto come il Mostro di Foligno, è colpevole di aver assassinato due innocenti bambini: Simone Allegretti di quattro anni e mezzo e il 13enne Lorenzo Paolucci.

Luigi Chiatti al processo

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Dopo Il massacro del Circeo, torniamo a parlare di cronaca nera italiana con Il Mostro di Foligno, conosciuto ai più come Luigi Chiatti. Quest’ultimo venne registrato all’anagrafe con il nome Antonio Rossi prima che la madre, la cameriera Marisa Rossi, decidesse di abbandonarlo alla nascita per mancanza di soldi. Il bambino trascorse la sua infanzia in un orfanotrofio di Narni.

Sembra che in questo luogo, nel periodo natalizio, sia stato vittima di violenza sessuale da parte di un prete, il quale però in passato smentì ogni accusa a suo carico. All’età di sei anni il bambino venne adottato dai coniugi Ermanno Chiatti e Giacoma Ponti, residenti a Foligno, che lo chiamarono - appunto - Luigi Chiatti.

Le vittime del Mostro di Foligno

Soprannominato dai media Il Mostro di Foligno, il 4 ottobre 1992 il geometra - questo il lavoro di professione di Chiatti - uccise il piccolo Simone Allegretti, un bambino di soli quattro anni e mezzo. Il suo corpo venne ritrovato il 6 ottobre vicino a una discarica nei pressi di Foligno.

Il ritrovamento fu possibile in seguito a un messaggio che lo stesso serial killer aveva lasciato in una cabina telefonica. Ma Luigi Chiatti non si fermò al primo omicidio: il 7 agosto 1993 le autorità trovarono il cadavere di un altro bambino, il 13enne Lorenzo Paolucci, in una discarica di Casale.

Lorenzo Paolucci, il bambino ucciso dal Mostro di Foligno
Lorenzo Paolucci

I fatti accaduti con il piccolo Simone

L'arresto di Chiatti, inizialmente solo per l’omicidio di Lorenzo, avvenne il 9 agosto 1993. Dalla deposizione dell'uomo però emersero dettagli che lo collegarono al decesso del piccolo Simone Allegretti. Il serial killer confessò di aver sentito dentro di sé la necessità di trovare un contatto fisico con i bambini, la stessa che lo portava a compiere questi atroci e violenti contro di essi.

L'assassino rivelò che questa sensazione inarrestabile era “come una fame” che lo colpiva nei momenti di maggiore solitudine e lo costringeva ad una continua "ricerca fisica di bambini con i quali poter stare”.

Non a caso, infatti, il primo omicidio avvenne quando i suoi genitori adottivi si assentarono per compiere una gita fuori porta a Urbino e lui rimase solo in casa. L’uomo era solito percorrere in macchina le vie di Foligno e dintorni e, proprio il 4 ottobre 1992, attraversando la strada tra il suo paese e Maceratola, vide un bambino sotto un albero con la sua bicicletta appoggiata ad esso.

Quando fu arrestato, in merito a questa circostanza e raccontando la vicenda al magistrato incaricato, Luigi Chiatti rivelò:

Ero consapevole che la mia ricerca di questi bambini fosse in qualche modo illegale e avevo perciò un atteggiamento guardingo. Il bambino era tranquillo, mi disse di chiamarsi Simone e io gli risposi di chiamarmi Luigi. Solo più tardi mi chiese di riportarlo indietro presto poiché altrimenti la mamma si sarebbe arrabbiata.

Quel giorno però il piccolo non tornò a casa: venne portato nel garage della casa del serial killer con la Y10 (il modello dell’auto) e fatto salire su una scala interna che portava alla camera da letto dell’assassino, situata al primo piano. Nonostante l’insistenza del piccolo Simone nel voler tornare a casa dalla madre, Chiatti decise di non lasciarlo andare: 

Io ero incerto sul da farsi, volevo solo essergli amico e gli ho chiesto se voleva mettere qualcosa ai piedi. Era tutto sporco, aveva dei pantaloni corti marroni e una maglietta mi pare sul rosso, senza canottiera. Mi ha detto che non voleva nulla per i piedi e io l'ho invitato a togliersi i vestiti. Senza esitazione Simone si è tolto la maglietta e i pantaloncini restando con le mutandine. L'ho fatto sedere sulla sponda del letto […] e l'ho invitato a togliersi anche quelle, senza fargli alcun tipo di violenza, ma aiutandolo a togliersele.

Improvvisamente, stando a quanto Luigi Chiatti confessò al magistrato, sentì quella “fame” sempre più forte e così iniziò ad abusare di lui. Questo solo per qualche secondo, in quanto il bambino cominciò a piangere e, per paura di essere scoperto dai vicini, Chiatti gli mise una mano alla gola, permettendogli comunque di respirare, almeno fino a quando…

In quel momento ho incominciato a riflettere su quello che stava accadendo guardando la disperazione sul volto di Simone. Avevo fatto del male a un bambino ed era la prima volta, l'avevo sequestrato e questo era un reato grave. Di lì a poco sarebbero tornati i miei genitori e non sapevo che fare. Mi è parso in quel momento che mi rimanesse un'unica strada, quella di ucciderlo e ritenevo seriamente che fosse anche la migliore soluzione per lui...

Per il serial killer l’unico problema ormai era come e dove nascondere il corpo.

La prima cosa che mi è venuta in mente è che dovevo sbarazzarmi subito di quel corpo prima che la polizia organizzasse posti di blocco.

Dopo aver chiuso il suo corpo dentro un sacco e aver messo i suoi vestiti in una busta di plastica, l’uomo mise il cadavere nel bagagliaio della Y10 con l’intento si raggiungere i boschi per disfarsene, ma non andò esattamente così:

Ho estratto il sacco dal bagagliaio e, tenendolo in braccio, l'ho portato sul ciglio della scarpata. L'ho guardato e ho visto che era vivo benché incosciente, perché si sentiva molto bene il risucchio della respirazione. Sono tornato in macchina e ho preso il coltello, mi sono piegato sulle ginocchia e vincendo la mia paura, chiudendo gli occhi e addirittura voltando la testa, l'ho colpito, brandendo il coltello con la destra, sulla parte sinistra del suo collo.

L'omicida ha rivelato di aver "vibrato un secondo colpo nella stessa zona" e che "dopo il primo colpo, si è sentito come un grido risucchiato".

Ho preso una delle sue braccia, gli ho dato una leggera spinta verso la scarpata. Il corpo ha cominciato a rotolare fino a fermarsi in un punto abbastanza agevolmente visibile dal ciglio.

Simone Allegretti, vittima de Il Mostro di Foligno
Simone Allegretti

Sentenza e libertà per il Mostro di Foligno

Dopo l'arresto di Chiatti, l’1 dicembre 1994 cominciò il processo per gli omicidi di Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci, conclusosi il 28 dicembre dello stesso anno con la condanna a due ergastoli. Meno di due anni dopo, l'11 aprile 1996, la Corte d'Assise d’Appello di Perugia ridusse la sua pena a 30 anni di carcere.

Questo perché il serial killer fu giudicato semi-infermo di mente. Successivamente, il 4 marzo 1997, la Corte suprema di cassazione confermò l’ultima sentenza.

Chiamato il Mostro di Foligno poiché così si “firmò” al termine del messaggio lasciato nella cabina telefonica dopo il primo delitto, l'assassino ha finito di scontare la pena nel carcere di Prato il 3 settembre 2015. Nonostante ciò, dovrà passare almeno altri tre anni in una Rems (una sorta di ospedale psichiatrico giudiziario) in Sardegna. Questo vuol dire che nel 2018 dovrebbe tornare in libertà.

Eppure Luigi Chiatti resterà per tutti un assassino di bambini, vittime innocenti in una realtà che sta diventando sempre più difficile da comprendere.

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