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Dunkirk combatte per l'Oscar: è già il film evento del 2017

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Dal 31 agosto è nei cinema il film con Tom Hardy, Harry Styles, Mark Rylance, Fionn Whitehead e Kennet Branagh. Nolan punta all'Oscar.

Una sequenza di Dunkirk con le truppe sulla spiaggia

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Una fuga per la vittoria con il salvataggio finale - è Storia, non certo uno spoiler - del Ryan di turno. In una sola parola, Dunkirk. Cinema di alto spessore che fotogramma dopo fotogramma riporta in auge il genere bellico grazie allo strapotere visivo sbandierato da Christopher Nolan.

E la pellicola con protagonisti Tom Hardy e Mark Rylance sancisce proprio la leadership dell'immagine, prepotente, nitida. Tutto il resto è un piano cartesiano in cui l'asse delle ascisse (il tempo del racconto) e quella delle ordinate (lo spazio) mettono continuamente in discussione la loro relazione attraverso una continua alternanza di volti, luoghi e tempistiche.

È la guerra, bellezza!

Nolan, realizzando Dunkirk, sapeva di girare l'ennesimo film di guerra che sarebbe andato incontro a paragoni scomodi (Apocalypse Now e Orizzonti di gloria, vi è solo l'imbarazzo della scelta). Come ovviare a tutto ciò?

Il regista di Inception si è seduto al tavolo dei grandi - da Kubrick a Spielberg - chiedendo, però, di cambiare gioco. Per questo l'orrore della guerra, nel film, suscita un interesse secondario, al pari della follia di generali e fanti. Nemmeno il nemico - tra i più abusati del cinema (i nazisti sono, purtroppo, villain eccezionali sul grande schermo) - recita un ruolo di primo piano. La raffigurazione dell'esercito del Führer è (quasi) assente, affidata solo a siluri e bombe. Mai un vessillo, mai una svastica, al massimo una manciata di volantini intimidatori. Il filmaker britannico è ossessionato invece dal maxi coinvolgimento di uomini e mezzi nell'Operazione Dynamo e del suo ruolo cruciale nel ribaltamento delle sorti della Seconda Guerra Mondiale.

Nolan altera quindi i canoni del genere bellico per mezzo di una ricostruzione esplosiva che avvolge a 360 gradi lo spettatore, mozzandogli a più riprese il fiato, rendendolo protagonista a tutti gli effetti, dal momento che un vero protagonista Dunkirk non ce l'ha neppure. Acquistano allora forza le corse sulla spiaggia, i tentativi disperati per non annegare, le evoluzioni aeree di cui si assorbe tutto, dal battito accelerato del cuore all'ansia per il carburante agli sgoccioli. Un'esperienza, più che un film, da vivere in prima persona, favorita da dialoghi ridotti all'osso e da un susseguirsi di immagini di grande impatto.

NEOlan

Non siamo certo ai livelli di una rivoluzione copernico-galileiana, eppure Nolan ribadisce che quello dei war movie "non è cero un genere piatto" (Tarantino, recentemente, ha fatto lo stesso col western attraverso The Hateful Eight). Questo cinema si muove cercando forzature in un impianto di stampo classico, disgregando logiche del racconto, scomodando il survival movie, riuscendo infine a scovare qualcosa di davvero nuovo sul fronte occidentale della settima arte.

Basterà attendere qualche mese per verificare se la battaglia del regista di Interstellar sia in grado di tramutarsi in vera gloria, sancita dall'incetta di (molto probabili) Oscar. Per ora è già il film dell'anno, in un panorama comunque vivo ma che abbonda di sequel e remake.

Dunkirk è da oggi, 31 agosto 2017, al cinema, distribuito da Warner Bros. Pictures. Una chiamata alle armi a cui è difficile non rispondere "presente".

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