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La Forma dell'Acqua, la recensione del film di Guillermo del Toro da Venezia 74

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Guillermo del Toro incanta con un film che fonde romanticismo, sensualità e mostri della vecchia Hollywood: in anteprima da Venezia 74 la recensione de La Forma dell'Acqua (The Shape of Water).

Una scena de La Forma dell'Acqua

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"Per me questo è indubbiamente il mio film più francese": con queste parole Guillermo del Toro ha presentato alla stampa il suo ultimo film in concorso alla 74esima edizione della Mostra di Venezia. Non so se sia il più francese, ma questo lungometraggio innamorato dell'amore e del cinema vissuto in sala e nella vita è indubbiamente il più romantico (e sessualmente esplicito!) dell'intera carriera del regista messicano.

La Forma dell'Acqua: il lato oscuro dell'America dei Kennedy

Sally Hawkins interpreta al fianco di Octavia Spencer una donna delle pulizie che lavora in un importante centro di ricerca militare nella Baltimora degli anni '60. La sua vita si consuma nell'appartamento sopra un cinema di periferia, contiguo a quello di uno squattrinato artista di nome Giles (un notevole Richard Jenkins).

L'arrivo nel laboratorio di una Creatura catturata in Sud America scompiglia la vita di Eliza: mentre i burocrati e gli scienziati torturano e analizzano la creatura, la protagonista ben presto instaura con il misterioso essere un legame speciale. La Creatura non parla ma nemmeno lei, muta dalla nascita e orfana. Sola al mondo, Eliza sente una connessione speciale con l'essere acquatico, che l'aiuta a riscoprire se stessa. 

Sally Hawkins spazza il pavimento e la Creatura la guardaHDFOX Searchlight
Sally Hawkins si dimostra ancora una volta un'attrice ottima e sottoutilizzata

The Shape of Water è un film che fa dell'essere "altro" il suo snodo centrale. La misteriosa creatura è l'alieno, l'altro per antonomasia, ma ognuno dei protagonisti ricorda allo spettatore il lato razzista e sessista degli Stati Uniti dei Kennedy. Nella Camelot che secondo Del Toro troppo spesso si rimpiange regnavano razzismo, omofobia e sessismo, subiti non a caso dal trio di protagonisti; tutti uniti dall'essere diversi, discriminati e soli. Il cattivo prevaricatore è invece un uomo bianco, un Charlie Shannon che incarna le nevrosi e la violenza di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico. 

La Forma dell'Acqua: il romanticismo di Del Toro non si nega la sessualità

Il film è chiaramente una creatura del regista messicano, fin dalla sua prima inquadratura dalla palette cromatica rigidamente lacustre e dall'atmosfera quasi fiabesca. È una fiaba oscura ma soprattutto adulta quella di Eliza, in cui Del Toro scava nella dimensione romantica fino a sconfinare nel melò alla Todd Haynes, aiutato dalla portentosa fascinazione della colonna sonora di Alexandre Desplat.

Serve un certo nervo per dare un'impronta così marcatamente sentimentale a un film non privo di violenza e oscurità, specie in un'epoca in cui i sentimenti e le emozioni sono spesso depotenziate dal distacco o dall'ironia con cui vengono narrati al cinema.

Del Toro coniuga l'amore alla sua dimensione carnale, smitizzando certe protagoniste adulte e asessuate a cui certe commedie romantiche si rivolgono. Superando la castità o la perversione bestiaria di certi adattamenti dove la Bella s'innamora della Bestia, Del Toro regala alla sua protagonista una vita di solitudine ma anche di libertà e piacere sessuale. Innanzitutto per se stessa, ancor prima di trovare l'amore. 

La Forma dell'Acqua segna il ritorno di un Del Toro meno autoriale del passato ma decisamente più convincente e coinvolgente del recente presente (Crimson Peak). Purtroppo per la sua estrema prevedibilità La Forma dell'Acqua non riesce a fare davvero la differenza, passando dall'essere un bel film ad essere una grande pellicola. Manca l'effetto sorpresa, la svolta inaspettata che un copione sospeso tra favola e leggenda non ha. 

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