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La notte dei morti viventi: l'assenza di copyright diede vita a un nuovo genere

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Il 1968 fu l'anno che cambiò la storia del cinema grazie a La notte dei morti viventi di George A. Romero. E la cambiò perché l'opera non era protetta da copyright...

Gli zombie de La notte dei morti viventi

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Il Copyright Act, articolata legge per tutelare il diritto d’autore al cinema, è del 1976.

La notte dei morti viventi, il capolavoro di George A. Romero considerato il film di riferimento per il genere zombie, è del 1968.

Ma se fosse arrivato qualche anno più tardi, il genere zombie non esisterebbe…

In questo speciale dedicato proprio all’errore di copyright che - per nostra fortuna - diede origine a un nuovo genere, si ricostruisce brevemente la storia degli zombie al cinema.

Gli zombie de La notte dei morti viventi

I primi zombie del grande schermo sono stati quelli di White Zombie e Ho camminato con uno zombie, negli anni ’30 e ’40.

Per noi specializzati in storia del cinema, aggiungo, la figura del sonnambulo nel capolavoro espressionista di Robert Wiene: Il gabinetto del Dottor Caligari (1920) è il primo zombie di riferimento, la creatura che avrebbe ispirato i registi e gli autori a venire.

Indipendentemente dai primi tentativi, è comunque indubbio che fu George Romero a stabilire i canoni dei “nuovi mostri” che avrebbero presto invaso grande e piccolo schermo.

Romero partiva dalla base degli zombie "schiavi", quelli la cui volontà veniva meno, quelli che finivano - paralizzati ma ancora vivi - nelle tombe sotto l’effetto di sostanze elaborate dagli stregoni (per farvi una cultura in merito, vi basta recuperare Il serpente e l’arcobaleno, meravigliosa declinazione zombie nel senso antecedente a Romero, diretta da Wes Craven).

Prendendo queste figure come riferimento, Romero volle adattare le loro movenze lente e la loro implacabile determinazione ai nostri vicini di casa, ai nostri famigliari e ai nostri amici: nulla - l’ho scritto più e più volte - spaventa lo spettatore quanto la morte che lo insegue indossando il volto delle persone che più ama al mondo.

Così, nel 1968 George A. Romero mette a punto la definizione moderna di “zombie”, quella che precedentemente lo stesso Romero definiva “ghoul” (spiriti, mostri maligni che si nutrono di carne e sangue).

Ma quando La notte dei morti viventi esce al cinema, non c’è nessun copyright a decretarne Romero come detentore dei diritti d’autore.

E il cinema scopre un nuovo filone da sfruttare.

Se quel marchio ormai così diffuso - immancabile in ogni opera cinematografica, indipendentemente dal suo livello qualitativo - quella C racchiusa da un cerchio fosse comparsa accanto al titolo del film di Romero, la storia del cinema sarebbe molto diversa.

Il Copyright Act stabilisce una durata minima di 28 anni per la protezione del materiale con il marchio del copyright. Durata soggetta a un rinnovo-prolungamento di altri 28 anni.

Il che, nel nostro caso, avrebbe significato - se gli zombie di Romero fossero stati protetti dal Copyright Act - l’impossibilità di avere tanti altri grandi film appartenenti al genere e d’ispirazione esplicitamente romeriana.

Da Benvenuti a Zombieland a L’alba dei morti dementi, da Zombi 2 a, naturalmente, The Walking Dead.

George A. Romero avrebbe potuto continuare a lavorare al genere, regalandoci i migliori zombie movie di sempre (che sono quasi tutti suoi). Ma tutto il filone della satira, dell’omaggio e del mix con gli altri generi ci sarebbe stato negato.

Questa volta, quindi, un “errore” di mancata protezione di un’idea originale è diventato una benedizione.

Non solo perché molti altri grandi registi e sceneggiatori hanno potuto lavorare allo stesso materiale, ma anche perché il “padre” di quel genere in chiave moderna resta l’inimitabile firmatario delle migliori pellicole sugli zombie come strumento di denuncia sociale e di feroce critica verso la società consumistica.

Quindi grazie, George. Non finiremo mai di ringraziarti. Anche per non aver protetto la tua idea originale.

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