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The Store, recensione del nuovo romanzo di James Patterson

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Cosa faresti se vivessi una vita senza privacy e libertà alcuna? Cosa faresti per riconquistare quella libertà? Jacob lo sa e ha deciso di provarci scrivendo un libro.

Un uomo in mezzo a fogli volanti mentre guarda un drone

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James Patterson torna con un avvincente thriller psicologico che ci pone dinanzi un nemico che non ha fisicità da combattere: Internet e i suoi infidi (ma indispensabili) figli.

The Store è il nuovo romanzo del celebre autore di best-seller che affronta il male a doppia faccia che affligge la nostra società odierna: seguendo il tema portante del libro, tutto ciò che oggi ci sembra automatico in realtà è il frutto di piccoli effetti collaterali che hanno distrutto la bellezza della tangibilità.

Acquistare un libro su Amazon è quanto di più semplice (e, evitiamo di essere ipocriti, comodo) esiste al mondo, se non fosse che per ogni libro comprato online una libreria è sempre più vicina al fallimento.

La copertina distopica di The Store
The Store, il nuovo romanzo di James Patterson

The Store, parola d’ordine: tranquillità

Jacob Brandeis è un uomo che svolge uno dei mestieri più delicati della società attuale: lo scrittore. Insieme a sua moglie Megan, decide d’infiltrarsi nel meccanismo contorto di The Store per realizzare il libro della vita, concentrandosi sui segreti che hanno aiutato a costruire e rendere celebre il colosso dell’e-commerce.

The Store. Il colosso delle vendite online stava assumendo un ruolo sempre più preponderante non solo nel mondo dell’editoria, ma in ogni altro settore del mondo dei consumi. The Store vendeva qualsiasi cosa si potesse desiderare.

Da un giorno all’altro, coniugi e figli si trasferiscono nella fintissima cittadina del Nebraska per iniziare una vita degna del Grande Fratello (quello di Orwell in 1984). Supervisionati costantemente da droni e videocamere, a New Burg la privacy è stata lasciata da parte così come l’autonomia e la spontaneità. Tutto ciò per cui vale la pena vivere è nel buon nome di The Store, una sorta di Dio onnipresente la cui religione costringe i suoi fedeli seguaci alla sottomissione mentale e li sprona a stare in riga con la paura.

C’era una volta George Orwell

Patterson usa 1984 di Orwell come un basilare punto di riferimento per strutturare questo nuovo romanzo distopico, poiché si avvale dell’uso di telecamere per spiare una popolazione completamente ignara di chi ci sia realmente al comando (in questo caso, The Store anziché Il Grande Fratello).

copertina di 1984
1984, di George Orwell

2020. L’espressione ‘destinato al successo’ continuava a ronzarmi in testa. ‘Destinato al successo’ come 1984. George Orwell immaginava come sarebbero trascorsi altri trentasei anni prima che l’incubo culturale da lui denunciato diventasse realtà. 2020, invece, avrebbe raccontato la realtà presente.

The Store è un romanzo che riassume in breve la nostra vita oggi. Siamo talmente abituati ad essere sedotti dalla tecnologia da non renderci neanche conto di quando il limite viene superato. The Store è la parafrasi della nostra vita tradotta con una prosa semplice e scorrevole che c’entra esattamente il punto, senza l’ausilio di un lessico forbito o di futili allungamenti di trama.

‘The Store rende tutto così semplice che uscire di casa non serve più’. Si fermò per un momento e poi, con una risata, aggiunse: ‘Be, no, una volta mi è capitato: stavo giocando a Pokémon GO!’

Patterson sceglie di affrontare un nemico che in realtà abbiamo sempre visto come amico. L’autore utilizza il nome di The Store per fare luce su quelle compagnie che stanno sempre più prendendo il monopolio economico dei nostri tempi (basti pensare ad Amazon) e struttura una trama di fantasia traendo linfa vitale da quelle che sono le falle del nostro mondo reale.

Riuscireste a sopportare una vita sotto l’occhio di tutti? O meglio, non è quello che già scegliamo di fare pubblicando in continuazione post su Facebook, frasi su Twitter e selfie su Instagram? La verità è che i droni di cui parla Patterson siamo diventati noi, che ci puntiamo costantemente le telecamere addosso soltanto perché avvertiamo il bisogno di tenerci al passo con il cambiamento. Siamo noi che non vogliamo più saperne niente di privacy.

The Store è un ottimo esperimento per rappresentare il circolo vizioso in cui ci siamo intrappolati e - non a caso - il romanzo scritto dal protagonista viene intitolato 2020.

Se ci pensate bene, il futuro decantato da Patterson potrebbe essere già qui.

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