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Da Il sorpasso a I soliti ignoti: i 30 film italiani più belli di sempre

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Dal classico C'eravamo tanto amati al recente Perfetti sconosciuti. Ecco la classifica dei 30 film italiani più belli di sempre.

La banda del buco mangia pasta e ceci ne I soliti ignoti

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Stilare una classifica dei migliori film italiani più belli di sempre è un po' come chiedere ad un bambino se vuole più bene alla mamma oppure al papà. "Il primo posto a chi lo assegno? Se scelgo La dolce vita, sicuramente Monicelli ci rimane male. Roma città aperta meriterebbe pure il vertice. Sì, ma Vittorio De Sica è lì che mi guarda come i suoi bambini. Per non parlare della terra che trema per la collera di Visconti, a causa di quella sua ossessione per il primato assoluto".

Avete appena letto/assistito allo stato di agitazione che precede una Top 30 come quella oggetto di questo speciale di MondoFOX. Senza dubbio la forbice di pellicole costringe chi scrive a delle scelte sofferte. Pensate ad esempio a titoli come In nome del popolo italiano, Ladri di biciclette, Il cammino della speranza o Una giornata particolare: sono esclusi dalla lista per far spazio ad altre opere dei loro registi oppure ad altre pellicole a cui si farebbe comunque un torto.

Certo è che una classifica deve guardare anche le dinamiche del cinema, da sempre in continua evoluzione, in perenne ricerca di interstizi o spazi vitali. Ecco perché è giusto includere opere ancora non esaltate dallo scorrere incessante del tempo, che spesso ne amplifica il valore (a volte ribaltando addirittura giudizi dati in precedenza).

Della seguente classifica fanno comunque idealmente parte alcune massime espressioni del cinema nostrano, già trattate in altre sedi: ci riferiamo a capolavori assoluti come I Soliti Ignoti e I Mostri, a cult della risata come Fantozzi e Amici Miei, titoli che primeggiano nella nostra classifica dei migliori film comici italiani (e che non citiamo solo per evitare ripetizioni). Stesso discorso per La grande guerra, Mediterraneo e Tutti a casa: li trovate già tra i migliori film di guerra di sempre

Bene, è il momento di svelare la Top 30 tricolore. Buona lettura!

30) Io speriamo che me la cavo

Se la cava eccome, Paolo Villaggio. Spogliato di ogni tratto fantozziano, il comico regala una delle sue più apprezzate performance in un film tratto da un best-seller letterario di Marcello D'Orta e diretto con maestria da Lina Wertmüller. Denuncia dei mali del Sud - i temi sono quelli della povertà e della camorra - sussurrata tra i banchi di scuola e strillata tra i vicoli di un sobborgo poverissimo. Si (sor)ride, si piange. Lo si ricorda nel tempo, come uno di quegli aneddoti familiari.

29) Non essere cattivo 

Trait d'union fra l'accattonaggio dei ragazzi pasoliniani e la tossicodipendenza ampiamente trattata dallo stesso Claudio Caligari al proprio esordio dietro la macchina da presa (il film è Amore Tossico). In Non essere cattivo le derive neorealiste vengono contenute dalla presenza nel cast di Luca Marinelli e Alessandro Borghi nei panni di due amici di un'Ostia di metà anni '90 dediti allo spaccio e al consumo di stupefacenti. Ragazzi "di vita" col destino già segnato oppure no?

28) Io non ho paura

Toccante dramma tratto dal best-seller di Niccolò Ammaniti e diretto da Gabriele Salvatores. L'incontro fortuito fra un bambino e un suo coetaneo tenuto in ostaggio è il pretesto per raccontare una delle piaghe italiane, quella dei rapimenti a scopo di estorsione messi a punto dalla criminalità organizzata. Diego Abatantuono nell'insolita veste di villain non è cosa da tutti i giorni.

27) Perfetti sconosciuti

Metti una sera a cena gnocchi e smartphone. È un perfido gioco al massacro, quello orchestrato da Paolo Genovese, il quale scoperchia i segreti più intimi di alcuni amici a tavola. Sette protagonisti dovranno fare i conti con ipocrisia, eclissi lunare e tradimenti, complice l'idea di rendere pubblico ogni sms o telefonata ricevuti durante la serata. Perfetti Sconosciuti è una pièce teatrale coreografata alla perfezione in cui i vari Mastandrea, Foglietta, Giallini, Leo, Smutniak, Battiston e Rohrwacher sono perennemente in bilico fra simulazione e dissimulazione.

26) La leggenda del pianista sull’oceano

La magniloquenza di Giuseppe Tornatore al servizio di un film prolisso tratto da un racconto di Alessandro Baricco. Tim Roth guarda il mondo da un oblò, sprigionando emozioni attraverso le note. Quelle del pianoforte del transatlantico Virginian.

25) Guardie e ladri

"Fermate che questo è americano, che figura ce famo all'estero?". Il Neorealismo sfocia nella commedia all'italiana grazie all'intuizione del duo Monicelli/Steno e alla presenza di due mostri sacri quali Totò e Aldo Fabrizi. Divertente l'aneddoto che riguarda da vicino il principe della risata, sempre restio ad arrivare sul set il mattino presto. Totò, infatti, amava girare "alla francese", cioè dopo pranzo. Un'usanza avvalorata da una convinzione personale: "Al mattino è impossibile far ridere". Si ride tantissimo in Guardie e ladri. Amaramente però.

24) La classe operaia va in paradiso

La fabbrica come purgatorio chiassoso di una classe - quella operaia appunto - in continua lotta per l'agognato paradiso. Film impegnato, strillato, cucito addosso ad un magistrale Gian Maria Volontè, uno di quegli attori capaci di comunicare col solo sguardo, qui sospeso tra il malinconico e il feroce. Elio Petri narra la parabola dello stakanovista Lulù dalla pressa al sindacato fino all'aperta contestazione. La critica feroce del regista non risparmia proprio nessuno, non solo i padroni.

23) Novecento

Film prolisso, epico, monumentale. Bernardo Bertolucci ripercorre il XX secolo attraverso l'amicizia virile dei protagonisti Robert De Niro e Gérard Depardieu. Lo fa in un kolossal di stampo classico, attento a mantenere il giusto equilibrio fra realtà e finzione.

22) Mery per sempre

Struggente romanzo di formazione che ruota attorno ad un gruppo di sbandati palermitani, risucchiati in un vortice di delinquenza. Il nuovo professore - l'ottimo Michele Placido - del carcere minorile in cui sono rinchiusi tenterà di reindirizzarli sul giusto corso. Marco Risi dirige in modo splendido un cast di attori quasi tutti non professionisti (eccezion fatta per Placido, Amendola e Sperandeo). Revival neorealista, di quelli memorabili. Mery per sempre detiene un triste record: molti dei protagonisti sono scomparsi prematuramente, chi in una sciagura aerea - è il caso del "ragazzo fuori" Roberto Mariano, morto tragicamente nell'incidente del Volo Alitalia 404 - chi in un incidente stradale, come Gianluca Favilla, interprete di un altro bellissimo film di Risi (Il muro di gomma) e di alcune pellicole di Carlo Verdone (Compagni di scuola; Il bambino e il poliziotto).

21) Pasqualino Settebellezze

La commedia si contamina col dramma in uno dei film più celebri di Lina Wertmüller in cui emerge tutto il carisma di Giancarlo Giannini, mattatore assoluto nei panni di un guappo napoletano sempre pronto a farla franca.

20) Ieri, oggi, domani

Girl power anzitempo, affidato alle curve e alla lingua tagliente di una Sophia Loren in stato di grazia, vera e propria icona di una femminilità in continua evoluzione. Vittorio De Sica affianca l'attrice napoletana a Marcello Mastroianni in un film suddiviso in 3 episodi, scritti da Eduardo de Filippo, Alberto Moravia e Cesare Zavattini. Oscar al miglior film straniero, forse un po' generoso. Ma siamo comunque tra le vette del cinema nostrano.

19) I pugni in tasca

L'esordio dietro la macchina da presa di Marco Bellocchio è di quelli disturbanti, a tratti scioccanti. Una strage familiare mette in luce le crepe del perbenismo borghese, col regista che attacca duramente le istituzioni (su tutte la famiglia) fino allora inviolabili. Lou Castel memorabile.

18) Accattone

Le borgate romane hanno il volto da sottoproletariato di Franco Citti, delinquente di periferia che, nonostante i tentativi di redenzione, non sfugge al proprio destino, inseguito a bordo di una motocicletta. I toni documentaristici e i virtuosismi registici di Pasolini in un esordio dietro la macchina da presa destinato a fare la storia del cinema italiano.

17) La grande bellezza

Dal paparazzo Marcello Rubini de La dolce vita al giornalista disilluso Jep Gambardella raccontato da Paolo Sorrentino. La grande bellezza procede per visioni allegoriche, trascende la realtà e infine sublima la Roma decadente dei salotti e delle meraviglie artistiche in uno spazio metafisico in cui l'esistenza dell'essere umano è messa a nudo. La "sfinge" Toni Servillo si esibisce poi in un monologo che è già cult.

16) Ossessione/ Il Gattopardo

Ossessione è Il film di Luchino Visconti che, assieme a 4 passi fra le nuvole e I bambini ci guardano, inaugura il filone neorealista. Ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. Cain, Ossessione rincorre sogni di fuga e realtà con tragica veemenza. Non potevamo non menzionare un'altra celebre opera di visconti, un kolossal d'altri tempi come Il Gattopardo, meticolosa ricostruzione della nobiltà siciliana dell'Ottocento con un tris d'assi per protagonisti: Burt Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon.

15) L’uomo in più

Due omonimi di una Napoli dei primi anni '80. Uno è un cantautore votato all'autodistruzione (Toni Servillo), cocainomane e anaffettivo. L'altro è un timido e onesto calciatore, scaricato dalla propria squadra di calcio dopo un grave infortunio e dimenticato dal mondo del pallone. L'esordio registico di Paolo Sorrentino è di quelli folgoranti, tra luci e ombre di un decennio e di una società tutta. Tristemente, il personaggio di Andrea Renzi ricorda da vicino il campione della Roma, Agostino Di Bartolomei, morto suicida nel '94.

14) Nuovo cinema paradiso

Vis nostalgica e dichiarazione d'amore verso il Cinema: sono le due forze che muovono questo piccolo grande gioiello realizzato da Giuseppe Tornatore nel 1988, premiato l'anno successivo con l'Oscar al miglior film straniero. Il valore del ricordo come testimonianza non scritta di una vita vissuta, spesa tra vicoli e polverosi proiettori di un cinematografo di paese. Cast corale: da Philippe Noiret a Leo Gullotta, da Antonella Attili al celebre baffuto caratterista Nino Terzo, qui al suo ultimo film prima del ritiro dalle scene.

13) Brutti, sporchi e cattivi

La periferia romana, le baraccopoli e una miseria che è economica ed esistenziale al tempo stesso. Ettore Scola dirige un indimenticabile Nino Manfredi, sgradevole come il background in cui è calato. La macchina da presa filma impietosa un abbruttimento che è allo stesso tempo fisico, morale, collettivo.

12) Io la conoscevo bene

Graffiante dramma diretto da Antonio Pietrangeli (co-sceneggiato assieme a Maccari e Scola) che fa a pezzi il mondo dello spettacolo, ritratto come un coacervo di cinici e arrivisti individui. Splendida Stefania Sandrelli nei panni di una ragazza di provincia con velleità da starlette. Cast di assoluto livello in cui si segnalano i "disprezzabili" Enrico Maria Salerno e Nino Manfredi oltre a Ugo Tognazzi nei panni di un patetico artista al tramonto protagonista di un siparietto - quello del treno - omaggiato alcuni anni dopo da Alessandro Haber in Simpatici & Antipatici di Christian de Sica.

11) Divorzio all’italiana

Satira di costume pungente, quella offerta da Pietro Germi. È il film che consente al regista de Il cammino della speranza e de Il ferroviere (altri due titoli meritevoli di stazionare in questa Top 30 del cinema nostrano) di virare dal drammatico alla commedia, operando così da modello per molte delle pellicole future del panorama italiano. Si ride di alcuni (mal)costumi del Sud duri a morire grazie ad un Marcello Mastroianni perfettamente in parte.

10) Le mani sulla città

Film di denuncia realizzato da uno dei registi più lungimiranti fra quelli nati nello Stivale: Francesco Rosi. Ritmo serrato, dialoghi attenti e un tema che ingloba speculazione edilizia e criminalità, in cui è possibile rintracciare già tutti gli elementi poi ricorrenti nei casi di cronaca affrontati in questi anni. Affari condotti in modo illecito, collusione tra poteri forti, impotenza delle voci fuori dal coro. Roba che scotta e che torna, puntualmente, nelle nostre case ogniqualvolta un tg trasmette le immagini di un terremoto, tanto per fare un esempio.

9) Riso amaro/La vita è bella

Il geniale ossimoro del titolo si presta ad una doppia interpretazione: non vi è alcuna risata, se vogliamo, nel film di Giuseppe De Santis, ma solo amara consapevolezza. Il riso abbonda invece come background agreste per raccontare una specifica realtà contadina, quella delle "mondine". Dramma di stampo neorealista in cui si mettono in evidenza la sensuale Silvana Mangano e il bieco Vittorio Gassman, cattivo del cinema italiano prima della trasformazione in mattatore della risata avvenuta a partire da I Soliti Ignoti di Monicelli. Riso Amaro divide la nona posizione con La vita è bella, Oscar al miglior film straniero nel '99. Roberto Benigni racconta sfigura l'orrore attraverso un umorismo gioviale, poetico e infine malinconico. Un film che celebra la vita dalle mura di un lager.

8) Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Spreco di superlativi per quest'opera di Elio Petri, giustamente premiata con l'Oscar al miglior film straniero. Denuncia dell'impunibilità dei poteri forti, male oscuro che fa del mondo tutto un paese. Irresistibile Gian Maria Volontè (e sai la novità!) nei panni di un commissario di polizia fresco di nomina che uccide la propria amante, la sensuale Florinda Bolkan.

7) C’era una volta in America

Gangster movie leggendario a cui Sergio Leone lavorò per anni. Voleva girarlo subito dopo la trilogia del dollaro, ma i produttori americani si opposero (dal rancore di Leone nacque poi un film critico nei confronti degli States: C'era una volta il West). Il regista di Per un pugno di dollari riuscirà a realizzarlo solo nel 1984, avvalendosi di attori del calibro di Robert De Niro, James Woods e Joe Pesci. L'epopea criminale raccontata dal re dello spaghetti western sarà il canto del cigno di Leone, stroncato da un infarto a soli 60 anni mentre lavorava ad un kolossal sull'assedio di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale.

6) C’eravamo tanto amati

Dall'entusiasmo giovanilistico alla disillusione della vecchiaia. Racconta così 30 anni di Storia italiana Ettore Scola, forte di una sceneggiatura scritta assieme alla coppia Age & Scarpelli. Film corale che vanta nel cast Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Giovanna Ralli, Stefano Satta Flores, Stefania Sandrelli (a cui va aggiunto un superbo Aldo Fabrizi). Una fotografia dal sapore agrodolce - scattata prima in bianco e nero e poi a colori - del Bel Paese, che immortala i protagonisti e l'Italia tutta dalla Resistenza al boom fino alla congiuntura. Da incorniciare e mostrare al pubblico.

5) Sciuscià/Paisà (?)

Non solo lo sguardo è quello dei bambini di strada di un'Italia devastata dai bombardamenti e sotto il controllo degli angloamericani. Vittorio De Sica lavora pure sulle dinamiche infantili, ricostruendone la psicologia così come aveva fatto in precedenza con I bambini ci guardano (e come farà successivamente attraverso Ladri di biciclette). Oscar al miglior film straniero nel '47, uno dei manifesti indelebili del Neorealismo realizzato raccontando le vicende di due giovanissimi lustrascarpe (gli "shoe-shiner" del titolo) finiti in un riformatorio. Paisà divide la quinta posizione col film di De Sica. Il film di Roberto Rossellini è una superba carrellata episodica le cui rotaie corrono su e giù per l'Italia dei dialetti e della fame.

4) La dolce vita

Le suggestioni visive offerte da Federico Fellini sono inarrivabili, al pari dello sguardo critico del regista. L'Italia che si affaccia al boom economico nasconde già i fantasmi di una crisi che è individuale e collettiva al tempo stesso. Dietro una Roma feroce, sinistra e tentacolare si nascondono le inquietudini di un paparazzo (Marcello Mastroianni). Le stesse che affliggono un regista attento ai mutamenti sociali ed epocali.

3) 8 1/2

Un regista vittima di una crisi d'ispirazione (e di una certa impasse esistenziale). 8 1/2 è il più autobiografico dei film di Federico Fellini, qui impegnato in vorticose evoluzioni oniriche e sollecitazioni della memoria (quelle del protagonista Marcello Mastroianni). Il regista traccia un bilancio della propria esistenza, che da personale aspira all'universale. Merito di un continuo dialogo tra vita e morte che interessa tutti noi, sospesi nel mezzo.

2) Il sorpasso

È in una Roma deserta causa Ferragosto che un quarantenne sbruffone (Vittorio Gassman) fa la conoscenza di un timido studente universitario (Jean-Louis Trintignant). Dall'incontro scaturisce un viaggio fino alla località balneare di Castiglioncello il cui capolinea si rivelerà tragico. È un capolavoro, Il sorpasso: una sceneggiatura geniale (che cede leggermente solo nel finale), una struttura atipica per l'epoca - trattasi di road movie dal ritmo oltremodo moderno - che ancora oggi funziona alla perfezione, una sorprendente commistione di umorismo, satira e dramma. Dino Risi cuce addosso a Gassman un ruolo memorabile, che cattura un particolare stereotipo italiano: il cialtrone che strombazza in modo selvaggio, che parcheggia in divieto di sosta, ignorante e perfido col prossimo. La vita affrontata a folle velocità, col piglio smargiasso di chi crede che basti un colpo di clacson a scansarne gli ostacoli. 

1) Roma città aperta

È il film che inaugura un nuovo modo di fare cinema: Roberto Rossellini, consapevole dell'impossibilità di utilizzare i teatri di posa (inagibili o distrutti dai bombardamenti), decide di girare tra le strade dissestate, tra le macerie di un'Italia con le ferite ancora sanguinanti. Lo fa con pochi mezzi e un'idea ben chiara, raccontare una pagina recente di Storia nostra (e di tutti), senza scadere troppo nella facile retorica. Si affida a due grandissimi: Anna Magnani e Aldo Fabrizi. Monumento senza tempo del Neorealismo e del Cinema tutto.

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