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Resident Evil, 10 curiosità che forse non sai sul RE dei survival horror

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L'orrore di Resident Evil nasconde tantissimi misteri e curiosità. MondoFox vi guida in un viaggio fatto di zombie, omaggi celebri e cultura del terrore.

Chris Redfield e Jill Valentine in Resident Evil 5

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Il genere horror è sempre stato tra i più amati dai cultori del cinema.

E ormai da tempo ha preso piede anche nelle serie televisive - qualcuno ha detto The Walking Dead o The Exorcist? - e nei videogiochi.

L'universo del piccolo schermo - interattivo o meno - ha palesemente traslato molti dei cliché cinematografici anche nelle produzioni seriali e videoludiche, dando vita ad opere ormai incastonate nell'immaginario collettivo.

Tra queste è impossibile non annoverare Resident Evil, la saga di casa Capcom che ha recentemente spento le sue prime 20 candeline, celebrando un ventennio orrorifico fatto senza dubbio di alti e bassi. Dallo spot di Resident Evil 2 firmato dal compianto George Romero alle evidenti contaminazioni di film cult come Non Aprite quella Porta, La Casa e Le Colline hanno gli Occhi in Resident Evil 7, Biohazard ha saputo interpretare l'orrore in diverse tonalità

Naturale che sia una saga amatissima, probabilmente anche da voi che state leggendo. Ma siete proprio sicuri di conoscere tutti i segreti di Resident Evil? MondoFox ha confezionato per voi 10 curiosità sull'opera prima di Shinji Kikami. 

1 - Un cast diverso nel gioco originale 

Forse i nomi di Dewey e Gelzer non vi diranno proprio nulla, ma sappiate che sarebbero dovuti apparire nel capitolo originale di Resident Evil, prima di essere sostituiti da Rebecca Chambers - apparsa di recente nel fillm in computer grafica Vendetta - e Barry Burton.

Alcuni fatti curiosi per la saga di Resident EvilCapcom
Gelzer e Dewey nel prototipo del primo Resident Evil

Si tratta, almeno dagli artwork ufficiali distribuiti da Capcom, di un uomo muscoloso con un occhio cibernetico e di un tizio afro-americano dal look spiritoso.

2 - Resident Evil doveva uscire anche su Game Boy Color 

Visto l'incredibile e inatteso successo del primo capitolo, Capcom decise di portare la saga su altre piattaforme, tra cui il Game Boy Color. Peccato che quando HotGen Studios (a cui era stato affidato lo sviluppo) presentò il progetto, la società decise di bocciarlo sostenendo che avrebbe ''sfigurato accanto all'originale''.

3 - Il primo capitolo venne pensato come un FPS

In origine il primo Resident Evil doveva avere una struttura simile ad un FPS, ovvero con visuale in prima persona. Erano gli anni in cui DOOM spopolava su PC e con esso iniziavano a spuntare altri esponenti del genere, tuttavia il creatore Shinji Mikami ha spiegato che la decisione di utilizzare una telecamera alle spalle del personaggio venne presa perché a quel tempo la tecnologia non era ancora abbastanza buona da garantire lo sviluppo di un ottimo sparatutto in prima persona.

Questa scelta si rivelerà vincente, dato che con questo sistema veniva concessa meno libertà al giocatore e gli sviluppatori potevano decidere con più efficacia da dove far spuntare eventuali nemici, aumentando la tensione. Nel 2000 Capcom avvia la serie Resident Evil Gun Survivor, che ripercorre gli avvenimenti dei giochi principali ma in prima persona.

4 - Le differenze tra Resident Evil 1.5 e Resident Evil 2

Solamente un mese dopo il completamento del primo capitolo, Capcom si mise al lavoro sullo sviluppo di Resident Evil 2, ma il prodotto finale fu quasi del tutto diverso da ciò che si voleva ottenere.

Tra le grandi differenze con il gioco che conosciamo oggi, spiccava sicuramente l'assenza di Claire Redfield, sebbene originariamente la protagonista sarebbe stata una certa Elza Walker, studentessa e amante delle moto. Anche il motore grafico venne pesantemente modificato, permettendo di ottenere dei modelli tridimensionali molto più dettagliati. 

5 - Brad Vickers in Resident Evil 2

Nel primo Resident Evil, Chris Redfield e Jill Valentine vengono salvati in diverse occasioni da Brad Vickers, e gli sviluppatori hanno voluto rendere omaggio al personaggio con un easter egg nel sequel diretto.

Raggiungendo la stazione di polizia senza raccogliere nessun oggetto nello scenario A, è possibile notare uno zombie con indosso una mimetica di colore giallo all'esterno del recintato: si tratterà proprio del povero Brad Vickers, ormai morto. Uccidendolo andremo ad ottenere una chiave utile ad avere accesso a costumi alternativi e a un'arma segreta per Claire.

6 - Il terzo episodio sarebbe dovuto essere uno spin-off

Dopo il successo dei primi due capitoli, Capcom aveva deciso di sviluppare sia il terzo gioco della serie canonica, sia uno spin-off. Resident Evil 3 sarebbe dovuto uscire per le piattaforme di allora nuova generazione come il Dreamcast, mentre Nemesis avrebbe debuttato su PlayStation. Tuttavia Capcom aveva stretto un accordo con Sony, secondo cui i primi tre titoli principali sarebbero stati distribuiti su PlayStation.

Code: Veronica divenne allora uno spin-off, promuovendo a episodio principale un gioco davvero molto simile ai suoi predecessori. Resident Evil 3 introduce comunque un elemento di tensione del tutto nuovo grazie all'indimenticato Nemesis. Con l'inserimento di un nemico invincibile intento a braccarci per l'intera durata del gioco gli sviluppatori hanno voluto trasmettere ai fan un terrore perenne e continuo, differente dai semplici jump scare visti in precedenza.

In un'intervista, Shinji Mikami afferma di essersi ispirato al fenomeno degli stalker che imperversavano in Giappone in quel periodo, ma anche al cyborg T-1000 di Terminator 2.

7 - Gli sviluppatori amano i Queen

In alcuni titoli si possono notare svariati accenni alla famosissima rock band inglese dei Queen, in particolar modo riferiti al loro quindicesimo ed ultimo album ''Made In Heaven''. In Resident Evil 1, un costume alternativo per Chris riporta quel testo dietro la sua giacca di pelle, mentre si può vedere lo stesso in Resident Evil 2 sull'abito predefinito di Claire.

I riferimenti ai Queen in Resident EvilCapcom
Claire Redfiled è una fan dei Queen

In Resident Evil Code: Veronica, si può leggere ''Let Me Live'' sulla giacca di Claire, che è il nome della terza traccia dell'album sopra riportato. Ancora, in Resident Evil Zero il tatuaggio di Billy Coen riporta ''Mother Love'', che è il nome del quarto brano.

8 - I collegamenti con Sweet Home

Potrebbe stupire il fatto che Resident Evil non è il primo approccio di Capcom al modo dei survival horror: nel 1989, infatti, rilasciò Sweet Home per Nintendo Famicom. Il gioco è un RPG basato sull'omonimo film giapponese, sebbene non venne rilasciato in territorio nipponico a causa della sua violenza e del contenuto esplicito.

I fondamenti erano un po' quelli di Resident Evil, ovvero la sopravvivenza, la presenza di zombi e scheletri, e la risoluzione di enigmi. Il tutto all'interno di una magione che ricorda da vicino l'ormai mitica Villa Spencer.

9 - Devil May Cry e Onimusha nascono da Resident Evil

Ancor prima della versione 1.5, la società stava pensando di proporre un sequel del primo Biohazard in chiave orientale, denominandolo Sengoku BiohazardLe armi da fuoco sarebbero dunque state sostituite da katane, spade e shuriken. Il titolo non venne mai realizzato in questo stile, ma da qui nacque Onimusha: si possono infatti riconoscere vari aspetti del celebre survival horror, tra cui la telecamera fissa e la mappatura dei controlli.

Non solo, un altro popolare brand Capcom prese vita come ''costola'' di Resident Evil. Il quarto capitolo della serie fu infatti in fase di sviluppo per più di cinque anni per via di varie discussioni interne, dal momento che Hideki Kamiya desiderava un sistema di combattimento più frenetico e il team addetto al design voleva modificare il sistema di telecamere fisse.

Questi nuovi aspetti vennero così racchiusi in un altro gioco, perché avrebbero allontanato troppo la saga dal genere survival horror. Nacque Devil May Cry, altro importantissimo franchise di Capcom, svincolato dalle telecamere fisse e caratterizzato da un gameplay action.

10 - Leon acchiappafantasmi 

Come nel caso di Resident Evil 2, anche il quarto capitolo dispone del suo bel prototipo che differisce pesantemente dalla versione finale. Già al Tokyo Game Show del 2002 iniziarono a circolare immagini con Leon S. Kennedy intento ad esplorare un castello europeo e un dirigibile, alle prese con dei nemici che si formavano da una nebbia nera.

L'anno successivo, Resident Evil 4 torna a mostrarsi all'E3 di Los Angeles, ma è ancora ben lontano dalla versione che uscirà nei negozi. Qui Leon combatte con armature viventi, bambole possedute e quadri animati, dando al tutto un tocco paranormale inedito per il franchise. In questa versione inizia a prendere forma il rivoluzionario sistema di gioco del quarto episodio - che presenta una visuale da dietro le spalle del personaggio -, per poi essere rivoluzionato da Shinji Mikami, che rimette mano alla sua creatura e dirige il Resident Evil 4 che tutti conosciamo.

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