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Valar Morghulis, il lungo viaggio di Arya Stark in Game of Thrones

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Arya Stark, oggi, è la lama più affilata di Game of Thrones. Ripercorriamo insieme le tappe fondamentali del suo cammino e scopriamo chi sono stati i maestri della ragazza che ha sacrificato sé stessa per poter diventare Nessuno.

Arya Stark nella settima stagione di Game of Thrones

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Il viaggio di Arya Stark è uno dei più affascinanti di Game of Thrones. Quando la vediamo far ritorno alla dimora dei suoi padri in "Spoglie di Guerra", il quarto episodio della settima stagione, si ha la netta sensazione di avere assistito alla chiusura di un lungo cerchio. Una sorta di affascinante romanzo di formazione, in cui abbiamo visto quella che era destinata a diventare una lady trasformarsi in qualcosa di completamente diverso.

È proprio questo ad affascinare di più. Lo status quo e la rigida e, allo stesso tempo corrotta, morale dei Sette Regni avrebbero impedito alla giovane Arya di essere sé stessa. Ma per esserlo, Arya si è resa Nessuno, indossando il volto di tutti. La terzogenita di Eddard Stark e Catelyn Tully è il più paradossale e affascinante ossimoro della letteratura fantasy.

Sul piccolo schermo abbiamo potuto assistere non solo all'evoluzione delle sue straordinarie doti naturali, fatte di curiosità e ingegno, ma anche alla sua naturale trasformazione fisica, che tuttavia, se analizzata con occhio attento, ha dell'incredibile.

Forse, travolti dal ritmo più serrato di quest'ultima stagione, non ci si è resi conto di tutti i piccoli particolari che, come tessere di un mosaico, compongono il multiforme affresco di nome Arya. Se ci si sofferma ad analizzare con attenzione una delle tante foto che circolano sul web, questi lentamente ma inesorabilmente inizieranno a emergere, facendo riaffiorare nella mente dei fan tutti gli elementi fondamentali dei tanti maestri che ha incontrato lungo il suo cammino.

L'equilibrio di Syrio Forel

Ned Stark è stato un uomo perennemente dedito all'onore, valore per cui avrebbe sacrificato tutto, tranne la vita dei suoi figli. Per questo non appena il Lord di Grande Inverno si rese conto del grave pericolo della sua condizione di Primo Cavaliere ad Approdo del Re dopo la morte di Robert Baratheon, iniziò a far impartire alla figlia più piccola delle singolari “lezioni danza”. La prima cosa che Arya ha dovuto imparare per sopravvivere al “gioco del trono” è stata frenare il suo enorme entusiasmo.

Anche la giovane Arya, come tutti gli adolescenti, ha fretta di spiccare il volo e di avere i mezzi per far valere il proprio personalissimo senso di giustizia. Per questo il compito di Syrio Forel è stato forse il più difficile di tutti: cercare di insegnarle a gestire l'ardore del suo fuoco senza soffocarlo.

Da buon maestro di spada, ogni gesto di Syrio si muove in equilibrio sul filo della punta della sua spada, in perenne tensione tra stasi e movimento. Non è un equilibrio immobile ma un'incessante concentrazione psicofisica pronta a esplodere in una sequenza ritmica di movimenti precisi ed essenziali.

Ma la lezione più grande impartita ad Arya da Syrio riguarda la verità.

Altri uomini erano più forti, più rapidi, più giovani. Per quale ragione Syrio Forel era il migliore? Ora io te lo dirò. Saper vedere, saper vedere la verità: questo è il cuore della risposta.

Per riuscire a sopravvivere a Westeros, la cosa più importante per Arya è stata imparare a rendersi conto della realtà, della vera natura di tutto ciò che le si muove intorno. Le apparenze costringono gli stolti a pagare il prezzo più alto. Ma una volta capito come interpretarle, manipolarle e usarle a proprio vantaggio, possono diventare la più potente delle armi.

Le mie parole hanno mentito. I miei occhi, il mio braccio hanno gridato il vero. Sei tu che non hai visto.

Il pragmatismo di Tywin Lannister

Dopo quanto successo ad Approdo del Re, cosa avrebbe potuto imparare una Stark da un Lannister? Arya sarebbe stata in grado di mettere da parte il suo odio e il suo rancore nei confronti Tywin Lannister, il patriarca dei Leoni dei Sette Regni, l'uomo che ha tirato i fili dietro le quinte affinché suo padre Ned fosse accusato di tradimento e decapitato? Altro volo dal trapezio per una ragazza ancora sconvolta dai terribili fatti a cui è stata costretta ad assistere.

Ma stavolta il volo è senza rete e un passo falso la farebbe cadere nelle mani degli assassini dell'amato genitore. Al servizio di Tywin, Arya è stata obbligata a nascondersi in bella vista e a passare inosservata, anche agli occhi vigili di un uomo perennemente attento - o quasi, parlando col senno di poi - come Lord Baelish.

Un esame crudele che ha messo subito a dura prova l'ancora fragile e acerbo equilibrio insegnatole da Syrio. Tuttavia, l'innata capacità di adattamento e di sopravvivenza di Arya, le ha permesso di trarre giovamento anche da questa sorta di prigionia senza catene. Tywin è un fine stratega, che è riuscito a far prosperare le fortune dei Lannister. È un politico, nell'accezione più moderna del termine, che non esita a stringere alleanze trasversali e discutibili con l'unico scopo di ottenere il suo obiettivo.

L'incarnazione perfetta del fine che giustifica i mezzi. Un uomo che si fa vanto della sua cultura e che non esita a trattare con sdegno palese e aperto disprezzo anche il più utile degli alleati, sapendo che tutti gli uomini hanno delle debolezze e quindi un prezzo. Ma questa ostentata superiorità non è rivolta a tutti.

Tywin la riserva solo a coloro che non ritiene intellettualmente al suo livello e non esita a metterla da parte quando trova qualcuno che lo è. Attratto dall'innata nobiltà di Arya, la salva dalla morte e la fa diventare la sua ancella personale.

Accanto a lui la giovane Stark imparerà che cosa significhi veramente sacrificare tutto il proprio essere a un ideale personale e privato, giusto o sbagliato che sia, senza curarsi dei milioni di corpi che si sarà costretti a calpestare pur di raggiungerlo. Accanto a Tywin capirà che la verità che Syrio le ha solo mostrato non è unica e assoluta ma liquida e multiforme.

Tutto cambia in base all'opportunità del momento e bisogna cercare di adattarsi alle circostanze con un pragmatismo crudele e spietato. Tywin Lannister è la figura paterna più lontana che possa esistere da Eddard Stark. Ned non è stato in grado di vedere e accettare il cambiamento, non ha saputo diventare l'uomo di cui i Sette Regni avevano bisogno.

E, nonostante non abbia mai riposto i suoi propositi di vendetta verso i Lannister, in cuor suo Arya sa benissimo quali siano stati i limiti del comportamento paterno.

La rabbia del Mastino

A vederli vagare insieme per le lande di Westeros, Arya e Sandor Clegane, avrebbero potuto sembrare quasi padre e figlia. Peccato che la giovane Stark non avesse mai depennato l'uomo dalla sua personalissima wishlist di omicidi e che il “Mastino” la tenesse con sé solo per farsi pagare una ricca ricompensa dal miglior offerente. Ciononostante, non si avverte mai un vera e propria tensione omicida tra i due.

Certo, le frecciate al vetriolo, da una parte e dall'altra, non sono mai mancate ma non si è mai avuta realmente la sensazione che le cose potessero precipitare da un momento all'altro. In questo caso, Arya dimostra, ancora una volta, di aver appreso gli insegnamenti del suo maestro precedente.

Non avendo ancora i mezzi, soprattutto fisici, per sconfiggere l'imponente figlio di casa Clegane, ha preferito assecondare gli eventi in divenire e sfruttarli a proprio vantaggio. Accanto a un uomo rozzo come Clegane, Arya ha imparato che equilibrio e pragmatismo non sono nulla se rimangono solo dei concetti astratti.

Arrivati al punto di rottura, bisogna agire e allentare le redini della rabbia per alimentare il fuoco delle proprie azioni. Agire senza pensare, in modo spontaneo e naturale, passare dall'empireo della teoria alla concretezza dei fatti, realizzare quanto si è appreso. La vittoria della volontà sull'addestramento.

E se pensate che tutti questi preziosi consigli sono stati offerti dal buon Sandor in maniera del tutto involontaria e inconsapevole, ne apprezzerete ancora di più il preziosissimo valore.

Valar Morghulis: i crudeli insegnamenti di Jaqen H'ghar

Ogni istante della vita di Arya, ogni sofferenza, ogni affanno che è stata costretta ad affrontare l'hanno condotta al cospetto del suo ultimo maestro. La sottotrama di Jaquen H'ghar è stata uno dei veri e propri collanti delle prime sei stagioni di Game of Thrones, una sorta di valore aggiunto ricco di fascino e mistero. L'incontro tra Jaqen e Arya sembra ordito dal destino.

Il Dio Rosso deve ricevere quanto gli è dovuto, gentile ragazza, e solo la morte può ripagare per la vita. Questa ragazza ne ha presi tre che appartenevano a lui, al Dio Rosso. Pronuncia i loro nomi, e quest'uomo farà il resto.

Liberato dalla giovane Stark sulla strada che lo avrebbe condotto al Castello Nero per diventare forzatamente membro dei Guardiani della Notte e incontrato nuovamente durante la sua permanenza a Harrenhal, il seguace del Dio Rosso le dona una moneta di ferro e le fa imparare a memoria un saluto tipico di Braavos: Valar Morghulis.

Quando Arya si sarebbe sentita pronta per diventare una seguace degli Uomini Senza Volto non avrebbe dovuto far altro che consegnare quanto ricevuto e ripetere il messaggio a un qualunque braavosiano, che l'avrebbe immediatamente condotta alla Casa del Bianco e Del Nero. Qui sarebbe stata trasformata in Nessuno.

Nonostante ci siano stati mostrati molti dei riti dei discepoli del Dio dai Mille Volti, sappiamo ancora davvero molto poco sul loro conto. Il loro scopo e i loro fini rimangono avvolti nel più arcano degli enigmi di Game of Thrones. Quello che è certo è che per poter diventare Nessuno e imparare a indossare il volto di tutti, prima bisogna dimenticare sé stessi.

La ragazza vuole servire sé stessa. Qui serviamo il Dio dai Mille Volti. La ragazza per servire bene deve diventare nessuno. Esiste solo un dio. La ragazza sa il suo nome e tutti conoscono il suo dono.

Ma come spesso accade, più ci si avvicina a ciò che si desidera più è rovinosa la caduta. Dopo che Jaqen le ha concesso di prendere parte al Gioco delle Facce, che le insegnerà a diventare "qualcun altro", Arya ricade nell'errore di anteporre la sua sete di vendetta al suo addestramento. Contravvenendo agli ordini del suo maestro, ruba uno dei volti custoditi nella Casa del Bianco e del Nero e uccide Meryn Trant, la guardia reale di Approdo del Re che cercò di catturarla dopo l'arresto di suo padre Ned.

Prendere una vita che non doveva essere presa e usare un volto senza permesso sono dei gravi peccati, che consumano i seguaci del Dio dai Mille Volti. E questo “veleno” condannerà Arya alla cecità. Dopo un primo momento di smarrimento, per sopravvivere alle quotidiane aggressioni dell'Orfana, un'altra discepola di Jaqen, Arya inizierà ad adattarsi alla sua nuova condizione, affinando ancora di più la sua abilità nel combattimento.

È finalmente pronta a diventare Nessuno e il suo insegnante la ripaga restituendole la vista. Tuttavia le resta da superare la prova finale: uccidere qualcuno a prescindere dal proprio giudizio personale. Frenata dalla suo forte senso morale, Arya fallisce e diventa nuovamente il bersaglio dell'Orfana.

Ma il confine tra giusto e sbagliato è sempre molto sottile e labile quando al centro della scena ci sono i piani imperscrutabili del Dio Rosso. Arya mette a frutto tutto quello che ha imparato nel corso degli anni e elabora un complesso piano per eliminare per sempre la minaccia dell'Orfana.

Una volta tornata da Jaqen questo le confessa di essere il mandante dei ripetuti attentati alla sua vita ma, finalmente compiaciuto dalla sua allieva, le rivela di essere infine riuscita ad apprendere tutto ciò che aveva da insegnarle e di essere diventata Nessuno.

Arya, il lupo senza volto

Sul viso e nella fisionomia di Arya ritroviamo, impercettibili, i volti di tutti i suoi maestri. La postura di Syrio, la superbia di Tywin, la collera del Mastino e il mistero di Jaqen. Non c'è da sorprendersi che la sua metalupa Nymeria stenti a riconoscere l'innocente bambina di un tempo in una delle sequenze più toccanti di tutto Game of Thrones.

Arya è diventata un lupo e la sua caccia è appena cominciata.

Basta un solo lupo vivo, e le pecore non saranno mai al sicuro.

La fine (e la ripresa) del viaggio di Arya

Sezione a cura di Stefania Sperandio

Arya Stark è arrivata alla stagione finale di Game of Thrones come uno dei personaggi che hanno dato maggiori soddisfazioni allo spettatore. Dopo essersi salvata dagli attacchi dell'Orfana ed essere tornata a Westeros, è stata lei a vendicarsi dei Frey, uccidendo il patriarca Walder prima e sterminando la dinastia dopo, grazie ai suoi talenti di assassina.

La ritroviamo ora a Grande Inverno, dove ha incontrato i fratelli Sansa e Bran, appena ha saputo che Jon Snow aveva ripreso il Nord e ne era stato nominato Re. È una notizia che l'ha portata perfino ad abbandonare momentaneamente in corsa quella che è diventata la sua motivazione di vita: la lista dei nomi delle persone che hanno distrutto la sua famiglia.

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Meravigliata, Arya osserva i draghi in volo su Grande Inverno

All'arrivo di Jon e Danerys nella fortezza degli Stark, Arya è affascinata dai draghi. La giovane assassina della casata del Lupo rincontra finalmente il fratellastro e l'abbraccio che li unisce al Parco degli Dei ce la ricorda più umana che mai, mentre mostra a Jon di portare ancora con sé Ago, la spada che lui le aveva regalato.

Anche Jon deve rendersi conto che la sorellina che ricordava non solo è sopravvissuta contro ogni pronostico agli orrori che si sono abbattuti sugli Stark, ma è cresciuta. A evidenziarlo, il fatto che Arya prenda le parti di Sansa, quando Jon le chiede di aiutarlo a placare la diffidenza della maggiore delle sorelle Stark nei confronti di Daenerys:

Non sto difendendo Sansa: sto difendendo la nostra famiglia. È quello che sta facendo anche lei.

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L'abbraccio di Arya e Jon che, finalmente, si ritrovano dopo anni

Il ritorno dell'amato Jon non è il solo che aspetta Arya a Grande Inverno: la diciottenne si confronta con il Mastino prima e con Gendry poi – il giovane armaiolo che conobbe durante il suo viaggio in fuga da Approdo del Re. L'attrazione tra i due è ancora evidente, soprattutto ora che sono adulti, ma Arya si limita dapprima a chiedergli di realizzare un'arma per lei in vista della Lunga Notte: si tratta di una lancia capace di dividersi in due armi distinte, una per ogni mano, che le consentirà di sfoderare le abilità apprese durante l'addestramento alla Casa del Bianco e del Nero.

Dapprima riluttante, Gendry asseconda il desiderio di Arya quando lei si mostra tutt'altro che spaventata dalla venuta del Re della Notte, ma anzi esibisce doti fuori dal comune nel lancio delle lame in vetro di drago che il ragazzo stava forgiando:

Conosco la morte. Ha molte facce. Sono impaziente di vedere questa.

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Arya e Gendry insieme prima dell'arrivo del Re della Notte

Proprio la vigilia della venuta del Re della Notte è anche il momento in cui, più che in qualsiasi altro, Arya si rende conto di non aver mai vissuto. Da quando la sua infanzia è stata sconvolta dall'uccisione del padre, Lord Eddard Stark, la giovane Lupa è sempre stata in fuga e ha dovuto celare perfino il suo nome. Arya ha dovuto imparare le leggi della vendetta e dell'uccidere per non essere uccisa: il suo massimo desiderio è stato sempre e solo completare la lista dei nomi. È abbastanza per una persona che potrebbe morire entro poche ore?

Arya stessa si risponde di no, quando si ritrova da sola con il Mastino, che rimane a sua volta colpito da quanto sia cambiata:

Un tempo non stavi mai zitta. Ora te ne stai lì seduta come se fossi muta.

La ragazza lascia il guerriero Clegane in compagnia di Lord Beric Dondarrion e raggiunge Gendry, che ha preparato l'arma che gli aveva richiesto. Conscia che entrambi potrebbero avere poche ore ancora da vivere, si fa avanti e fa l'amore per la prima volta con lui, concedendosi un assaggio di vita prima dello scontro con i morti.

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Arya combatte durante la Lunga Notte

Scontro che non tarda ad arrivare: quando l'esercito del Re della Notte forza le trincee a protezione di Grande Inverno, Arya combatte con ogni grammo di forza per tenersi stretta quella vita che non ha mai pensato di progettare, al di là del desiderio di vendetta. Ferita alla testa, riesce a guadagnare l'interno del castello e a eludere diversi non-morti, prima di venire sorpresa e, persa negli scontri l'arma che Gendry le aveva preparato, cercare di scappare mentre in decine tentano di raggiungerla.

È Beric a venirle in soccorso, sacrificando la sua vita pur di tenere al sicuro la ragazza Stark. Aiutata dal Mastino, Arya si rifugia in una stanza dove trova ad attenderla Melisandre. L'assassina gelida della Casa del Bianco e del Nero è lontanissima: senza l'intervento di Beric e del Mastino probabilmente Arya, stremata dalla fuga e dalla ferita, sarebbe morta sotto l'assalto dei non-morti. A farglielo capire, è perfino la Sacerdotessa Rossa, che le fa sapere che Beric è stato riportato in vita dal Signore della Luce numerose volte, ma non stavolta, perché il suo scopo è compiuto: ha fatto in modo che Arya rimanesse viva fino a questo momento.

L'epifania di Arya in Game of Thrones 8x03HDHBO
Che cosa diciamo al dio della morte?

La ragazza ricorda il suo primo incontro con Melisandre, che le predisse che avrebbe ucciso molte persone, che avrebbe chiuso molti occhi – tra i quali occhi blu. Il collegamento con l'esercito del Re della Notte, e con lui stesso, è troppo evidente per lasciare Arya indifferente. Melisandre sa che tasti toccare per spingerla a compiere il suo destino, quando le ricorda le parole del suo maestro, Syrio Forel: che cosa diciamo al dio della morte? La risposta di Arya può essere una soltanto:

Non oggi.

Mentre i vivi non hanno nessuna speranza di sconfiggere l'esercito dei morti, che vengono richiamati a combattere all'infinito dal loro condottiero, il Re della Notte ha ormai raggiunto Bran al Parco degli Dei e si appresta a ucciderlo. In un gesto disperato, motivata dalle parole di Melisandre, dai dettami di Syrio e soprattutto dalla necessità di salvare la vita di suo fratello (e la sua), Arya si intrufola tra gli Estranei a guardia del Re della Notte e si avventa su di lui.

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Arya uccide il Re della Notte

Quando fa per colpirlo, però, lui la abbranca per il collo e la blocca. La voglia di vivere è ancora più forte di qualsiasi cosa: immobilizzata, Arya riesce a farsi passare nella mano libera la daga in acciaio di Valyria che Bran le aveva donato pochi giorni prima, colpendo a morte il Re della Notte e mettendo fine per sempre alla Lunga Notte.

Quando il condottiero dei morti si polverizza, insieme ai suoi ufficiali e al suo esercito, Arya sorride a suo fratello Bran, stremata, senza essersi ancora resa conto di essere diventa l'eroina di Grande Inverno e colei che, dopo millenni, ha ucciso il Re della Notte.

Le perdite sono state però ingenti, per tutti. Sepolte le persone perse, i vivi festeggiano la loro vittoria, ma Arya diserta il banchetto e preferisce passare il suo tempo da sola, in armeria, ad allenarsi al tiro con l'arco. Gendry la raggiunge e, felice per essere appena stato reso Lord Gendry Baratheon dalla Regina Daenerys Targaryen, chiede ad Arya di sposarlo, dopo quello che hanno condiviso.

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Gendry chiede ad Arya di sposarlo

Non si può chiudere Arya tra le mura di un castello, nemmeno se sei Gendry. Nonostante i suoi sentimenti per lui, la ragazza rifiuta la proposta ricordandogli quello che ha sempre detto a tutti, anche a suo padre:

Non sono una lady. Non lo sono mai stata. Quella non sono io.

Mentre il consiglio di guerra, capeggiato da Jon e Daenerys, prepara il definitivo attacco ad Approdo del Re per la presa del trono di spade, i fratelli Stark si confrontano nel Parco degli Dei. Arya comprende le motivazioni che hanno spinto Jon a inginocchiarsi di fronte alla Madre dei Draghi, ma ribadisce che lei e Sansa non si fidano di Daenerys e della sua smania di salire al trono – che l'ha portata a rifiutare di lasciar riposare le truppe, dopo la Lunga Notte.

Arya ricorda a Jon che, come Ned ha insegnato a tutti loro, i membri della famiglia Stark devono prendersi cura gli uni degli altri:

Noi siamo una famiglia. Noi quattro, gli ultimi degli Stark. Tu sei mio fratello. Non mio fratellastro, o mio fratello bastardo: mio fratello.

A questo punto, Jon rivela alle sue sorelle la verità sulla sua identità – di essere cioé loro cugino, figlio di Lyanna Stark (sorella di Ned) e di Rhaegar Targaryen, e pertanto segretamente legittimo erede al trono. La reazione di Arya è quella di salire in sella al suo cavallo e partire per Approdo del Re. Nel suo cammino, la ragazza incontra ancora il Mastino, al quale confida di non avere in piano di tornare a Grande Inverno.

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Arya e Sandor si dirigono insieme ad Approdo del Re per completare le loro vendette

Arya è sopravvissuta alla Lunga Notte, salvando tutti, ma ha ancora una cosa da fare, prima di provare a vivere la sua vita: completare la sua lista e uccidere Cersei Lannister.

Ad Approdo del Re, però, niente va come ci si sarebbe aspettati: quando Arya e il Mastino si sono già introdotti nella Fortezza Rossa, rispettivamente a caccia di Cersei e della Montagna, Gregor Clegane, Daenerys e i suoi eserciti rifiutano la resa dei Lannister e mettono a ferro e fuoco la capitale. In sella al drago Drogon, la Regina Targaryen è l'incarnazione del motto della sua casata: fuoco e sangue.

La Fortezza Rossa sta crollando su sé stessa, quando Arya cerca di raggiungere Cersei, ma Sandor la ferma prima che possa spingersi ancora più a fondo nelle stanze reali:

Pensi di desiderare la vendetta da molto tempo? Io ho voluto la vendetta per tutta la mia vita. È tutto ciò di cui mi importi, e adesso guardami. Guardami! Vuoi essere come me? Se verrai con me, morirai qui.

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Sandor convince Arya a mettersi in salvo

Sono le sole parole che Arya avesse bisogno di sentirsi dire: la sua vita è molto più importante del morire pur di compiere la vendetta. Quando deve scegliere tra uccidere Cersei con le sue mani o restare viva, Arya scegliere di restare viva. Ha lottato troppo per rimanerlo e il giorno in cui morirà "non è oggi". Il Mastino si allontana e, dopo avergli promesso nel loro primo viaggio di ucciderlo brutalmente, dopo averlo abbandonato a morire da solo, dopo averlo inserito nella sua lista per lungo tempo, Arya getta la maschera e lo ringrazia, chiamandolo addirittura per nome:

Sandor... grazie.

La sua fuga da Approdo del Re si trasforma però in un nuovo viaggio nelle molteplici facce della morte: dopo l'orrore di Grande Inverno, la ragazza deve affrontare quello della capitale, i cui abitanti vengono divorati vivi dalle fiamme Targaryen. In mezzo alle macerie e alle vittime, Arya tenta disperatamente di salvare alcuni civili, senza riuscirci.

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La fuga di Arya dalla Fortezza Rossa durante l'attacco di Daenerys si rivela un incubo

Quando, contro ogni aspettativa, si riscopre ancora in vita al termine degli attacchi di Daenerys, Arya si allontana dalle rovine della cittadina. C'è una cosa che deve ancora fare: far capire a Jon che, per la sua legittimità al trono, potrebbe essere il prossimo nella lista della Madre dei Draghi. Una lista dove potrebbe finire anche Sansa, che non la accetterà mai come sovrana.

Arya riesce a raggiungere suo "fratello" eludendo gli eserciti di Daenerys e lui, preoccupato, si stupisce di trovarla nella capitale, peraltro nelle condizioni in cui la sorellina versa. Quando tenta di metterla al sicuro, facendola allontanare, Arya lo blocca:

Jon, lei sa chi sei. Chi sei davvero. Sarai sempre una minaccia, per lei. E riconosco un'assassina quando la vedo.

Quando Jon compie l'inevitabile, mettendo il dovere davanti all'amore e uccidendo Daenerys, Arya è nel concilio dei Lord che devono decidere il futuro dei Sette Regni, rimasti senza una guida.

Yara Greyjoy, che aveva giurato fedeltà a Daenerys, vuole che gli Immacolati siano liberi di mettere a morte Jon per il regicidio che ha compiuto, ma Arya non ammette repliche e minaccia di tagliarle la gola, se oserà ancora anche solo parlare di uccidere suo fratello.

Bran viene nominato Re dal concilio e, quando concede l'indipendenza al Nord – come Sansa ha sempre desiderato – l'orgoglio di Arya per i risultati raggiunti dai suoi fratelli è evidente. Ora, finalmente, potrà concedersi a una cosa che non ha mai fatto prima: vivere.

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Arya parte per scoprire cosa c'è a ovest di Westeros

Saluta Jon in lacrime, in un abbraccio che mette ancora una volta in evidenza lo stretto legame tra lei e il Lupo Bianco, e si prepara a scoprire cosa ci sia a ovest di Westeros.

Sulla sua nave, che reca orgogliosamente i sigilli di casa Stark, Arya è finalmente quello che ha sempre voluto essere, fin da quando ne parlava con il papà: libera. E, insperatamente, dopo il suo viaggio alla scoperta della morte e dopo averla sfidata nei modi più terrificanti, Arya è finalmente viva.

E voi cosa ne pensate? Vi piace il personaggio di Arya Stark?

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