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Valar Morghulis, il lungo viaggio di Arya Stark in Game of Thrones

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Arya Stark, oggi, è la lama più affilata di Game of Thrones. Ripercorriamo insieme le tappe fondamentali del suo cammino e scopriamo chi sono stati i maestri della ragazza che ha sacrificato sé stessa per poter diventare Nessuno.

Arya Stark nella settima stagione di Game of Thrones

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Il viaggio di Arya Stark è uno dei più affascinanti di Game of Thrones. Quando la vediamo far ritorno alla dimora dei suoi padri in "Spoglie di Guerra", il quarto episodio della settima stagione, si ha la netta sensazione di avere assistito alla chiusura di un lungo cerchio. Una sorta di affascinante romanzo di formazione, in cui abbiamo visto quella che era destinata a diventare una lady trasformarsi in qualcosa di completamente diverso.

È proprio questo ad affascinare di più. Lo status quo e la rigida e, allo stesso tempo corrotta, morale dei Sette Regni avrebbero impedito alla giovane Arya di essere sé stessa. Ma per esserlo, Arya si è resa Nessuno, indossando il volto di tutti. La terzogenita di Eddard Stark e Catelyn Tully è il più paradossale e affascinante ossimoro della letteratura fantasy.

Sul piccolo schermo abbiamo potuto assistere non solo all'evoluzione delle sue straordinarie doti naturali, fatte di curiosità e ingegno, ma anche alla sua naturale trasformazione fisica, che tuttavia, se analizzata con occhio attento, ha dell'incredibile.

Forse, travolti dal ritmo più serrato di quest'ultima stagione, non ci si è resi conto di tutti i piccoli particolari che, come tessere di un mosaico, compongono il multiforme affresco di nome Arya. Se ci si sofferma ad analizzare con attenzione una delle tante foto che circolano sul web, questi lentamente ma inesorabilmente inizieranno a emergere, facendo riaffiorare nella mente dei fan tutti gli elementi fondamentali dei tanti maestri che ha incontrato lungo il suo cammino.

L'equilibrio di Syrio Forel

Ned Stark è stato un uomo perennemente dedito all'onore, valore per cui avrebbe sacrificato tutto, tranne la vita dei suoi figli. Per questo non appena il Lord di Grande Inverno si rese conto del grave pericolo della sua condizione di Primo Cavaliere ad Approdo del Re dopo la morte di Robert Baratheon, iniziò a far impartire alla figlia più piccola delle singolari “lezioni danza”. La prima cosa che Arya ha dovuto imparare per sopravvivere al “gioco del trono” è stata frenare il suo enorme entusiasmo.

Anche la giovane Arya, come tutti gli adolescenti, ha fretta di spiccare il volo e di avere i mezzi per far valere il proprio personalissimo senso di giustizia. Per questo il compito di Syrio Forel è stato forse il più difficile di tutti: cercare di insegnarle a gestire l'ardore del suo fuoco senza soffocarlo.

Da buon maestro di spada, ogni gesto di Syrio si muove in equilibrio sul filo della punta della sua spada, in perenne tensione tra stasi e movimento. Non è un equilibrio immobile ma un'incessante concentrazione psicofisica pronta a esplodere in una sequenza ritmica di movimenti precisi ed essenziali.

Ma la lezione più grande impartita ad Arya da Syrio riguarda la verità.

Altri uomini erano più forti, più rapidi, più giovani. Per quale ragione Syrio Forel era il migliore? Ora io te lo dirò. Saper vedere, saper vedere la verità: questo è il cuore della risposta.

Per riuscire a sopravvivere a Westeros, la cosa più importante per Arya è stata imparare a rendersi conto della realtà, della vera natura di tutto ciò che le si muove intorno. Le apparenze costringono gli stolti a pagare il prezzo più alto. Ma una volta capito come interpretarle, manipolarle e usarle a proprio vantaggio, possono diventare la più potente delle armi.

Le mie parole hanno mentito. I miei occhi, il mio braccio hanno gridato il vero. Sei tu che non hai visto.

Il pragmatismo di Tywin Lannister

Dopo quanto successo ad Approdo del Re, cosa avrebbe potuto imparare una Stark da un Lannister? Arya sarebbe stata in grado di mettere da parte il suo odio e il suo rancore nei confronti Tywin Lannister, il patriarca dei Leoni dei Sette Regni, l'uomo che ha tirato i fili dietro le quinte affinché suo padre Ned fosse accusato di tradimento e decapitato? Altro volo dal trapezio per una ragazza ancora sconvolta dai terribili fatti a cui è stata costretta ad assistere.

Ma stavolta il volo è senza rete e un passo falso la farebbe cadere nelle mani degli assassini dell'amato genitore. Al servizio di Tywin, Arya è stata obbligata a nascondersi in bella vista e a passare inosservata, anche agli occhi vigili di un uomo perennemente attento - o quasi, parlando col senno di poi - come Lord Baelish.

Un esame crudele che ha messo subito a dura prova l'ancora fragile e acerbo equilibrio insegnatole da Syrio. Tuttavia, l'innata capacità di adattamento e di sopravvivenza di Arya, le ha permesso di trarre giovamento anche da questa sorta di prigionia senza catene. Tywin è un fine stratega, che è riuscito a far prosperare le fortune dei Lannister. È un politico, nell'accezione più moderna del termine, che non esita a stringere alleanze trasversali e discutibili con l'unico scopo di ottenere il suo obiettivo.

L'incarnazione perfetta del fine che giustifica i mezzi. Un uomo che si fa vanto della sua cultura e che non esita a trattare con sdegno palese e aperto disprezzo anche il più utile degli alleati, sapendo che tutti gli uomini hanno delle debolezze e quindi un prezzo. Ma questa ostentata superiorità non è rivolta a tutti.

Tywin la riserva solo a coloro che non ritiene intellettualmente al suo livello e non esita a metterla da parte quando trova qualcuno che lo è. Attratto dall'innata nobiltà di Arya, la salva dalla morte e la fa diventare la sua ancella personale.

Accanto a lui la giovane Stark imparerà che cosa significhi veramente sacrificare tutto il proprio essere a un ideale personale e privato, giusto o sbagliato che sia, senza curarsi dei milioni di corpi che si sarà costretti a calpestare pur di raggiungerlo. Accanto a Tywin capirà che la verità che Syrio le ha solo mostrato non è unica e assoluta ma liquida e multiforme.

Tutto cambia in base all'opportunità del momento e bisogna cercare di adattarsi alle circostanze con un pragmatismo crudele e spietato. Tywin Lannister è la figura paterna più lontana che possa esistere da Eddard Stark. Ned non è stato in grado di vedere e accettare il cambiamento, non ha saputo diventare l'uomo di cui i Sette Regni avevano bisogno.

E, nonostante non abbia mai riposto i suoi propositi di vendetta verso i Lannister, in cuor suo Arya sa benissimo quali siano stati i limiti del comportamento paterno.

La rabbia del Mastino

A vederli vagare insieme per le lande di Westeros, Arya e Sandor Clegane, avrebbero potuto sembrare quasi padre e figlia. Peccato che la giovane Stark non avesse mai depennato l'uomo dalla sua personalissima wishlist di omicidi e che il “Mastino” la tenesse con sé solo per farsi pagare una ricca ricompensa dal miglior offerente. Ciononostante, non si avverte mai un vera e propria tensione omicida tra i due.

Certo, le frecciate al vetriolo, da una parte e dall'altra, non sono mai mancate ma non si è mai avuta realmente la sensazione che le cose potessero precipitare da un momento all'altro. In questo caso, Arya dimostra, ancora una volta, di aver appreso gli insegnamenti del suo maestro precedente.

Non avendo ancora i mezzi, soprattutto fisici, per sconfiggere l'imponente figlio di casa Clegane, ha preferito assecondare gli eventi in divenire e sfruttarli a proprio vantaggio. Accanto a un uomo rozzo come Clegane, Arya ha imparato che equilibrio e pragmatismo non sono nulla se rimangono solo dei concetti astratti.

Arrivati al punto di rottura, bisogna agire e allentare le redini della rabbia per alimentare il fuoco delle proprie azioni. Agire senza pensare, in modo spontaneo e naturale, passare dall'empireo della teoria alla concretezza dei fatti, realizzare quanto si è appreso. La vittoria della volontà sull'addestramento.

E se pensate che tutti questi preziosi consigli sono stati offerti dal buon Sandor in maniera del tutto involontaria e inconsapevole, ne apprezzerete ancora di più il preziosissimo valore.

Valar Morghulis: i crudeli insegnamenti di Jaqen H'ghar

Ogni istante della vita di Arya, ogni sofferenza, ogni affanno che è stata costretta ad affrontare l'hanno condotta al cospetto del suo ultimo maestro. La sottotrama di Jaquen H'ghar è stata uno dei veri e propri collanti delle prime sei stagioni di Game of Thrones, una sorta di valore aggiunto ricco di fascino e mistero. L'incontro tra Jaqen e Arya sembra ordito dal destino.

Il Dio Rosso deve ricevere quanto gli è dovuto, gentile ragazza, e solo la morte può ripagare per la vita. Questa ragazza ne ha presi tre che appartenevano a lui, al Dio Rosso. Pronuncia i loro nomi, e quest'uomo farà il resto.

Liberato dalla giovane Stark sulla strada che lo avrebbe condotto al Castello Nero per diventare forzatamente membro dei Guardiani della Notte e incontrato nuovamente durante la sua permanenza a Harrenhal, il seguace del Dio Rosso le dona una moneta di ferro e le fa imparare a memoria un saluto tipico di Braavos: Valar Morghulis.

Quando Arya si sarebbe sentita pronta per diventare una seguace degli Uomini Senza Volto non avrebbe dovuto far altro che consegnare quanto ricevuto e ripetere il messaggio a un qualunque braavosiano, che l'avrebbe immediatamente condotta alla Casa del Bianco e Del Nero. Qui sarebbe stata trasformata in Nessuno.

Nonostante ci siano stati mostrati molti dei riti dei discepoli del Dio dai Mille Volti, sappiamo ancora davvero molto poco sul loro conto. Il loro scopo e i loro fini rimangono avvolti nel più arcano degli enigmi di Game of Thrones. Quello che è certo è che per poter diventare Nessuno e imparare a indossare il volto di tutti, prima bisogna dimenticare sé stessi.

La ragazza vuole servire sé stessa. Qui serviamo il Dio dai Mille Volti. La ragazza per servire bene deve diventare nessuno. Esiste solo un dio. La ragazza sa il suo nome e tutti conoscono il suo dono.

Ma come spesso accade, più ci si avvicina a ciò che si desidera più è rovinosa la caduta. Dopo che Jaqen le ha concesso di prendere parte al Gioco delle Facce, che le insegnerà a diventare "qualcun altro", Arya ricade nell'errore di anteporre la sua sete di vendetta al suo addestramento. Contravvenendo agli ordini del suo maestro, ruba uno dei volti custoditi nella Casa del Bianco e del Nero e uccide Meryn Trant, la guardia reale di Approdo del Re che cercò di catturarla dopo l'arresto di suo padre Ned.

Prendere una vita che non doveva essere presa e usare un volto senza permesso sono dei gravi peccati, che consumano i seguaci del Dio dai Mille Volti. E questo “veleno” condannerà Arya alla cecità. Dopo un primo momento di smarrimento, per sopravvivere alle quotidiane aggressioni dell'Orfana, un'altra discepola di Jaqen, Arya inizierà ad adattarsi alla sua nuova condizione, affinando ancora di più la sua abilità nel combattimento.

È finalmente pronta a diventare Nessuno e il suo insegnante la ripaga restituendole la vista. Tuttavia le resta da superare la prova finale: uccidere qualcuno a prescindere dal proprio giudizio personale. Frenata dalla suo forte senso morale, Arya fallisce e diventa nuovamente il bersaglio dell'Orfana.

Ma il confine tra giusto e sbagliato è sempre molto sottile e labile quando al centro della scena ci sono i piani imperscrutabili del Dio Rosso. Arya mette a frutto tutto quello che ha imparato nel corso degli anni e elabora un complesso piano per eliminare per sempre la minaccia dell'Orfana.

Una volta tornata da Jaqen questo le confessa di essere il mandante dei ripetuti attentati alla sua vita ma, finalmente compiaciuto dalla sua allieva, le rivela di essere infine riuscita ad apprendere tutto ciò che aveva da insegnarle e di essere diventata Nessuno.

Arya, il lupo senza volto

Sul viso e nella fisionomia di Arya ritroviamo, impercettibili, i volti di tutti i suoi maestri. La postura di Syrio, la superbia di Tywin, la collera del Mastino e il mistero di Jaqen. Non c'è da sorprendersi che la sua metalupa Nymeria stenti a riconoscere l'innocente bambina di un tempo in una delle sequenze più toccanti di tutto Game of Thrones.

Arya è diventata un lupo e la sua caccia è appena cominciata.

Basta un solo lupo vivo, e le pecore non saranno mai al sicuro.

E voi cosa ne pensate? Vi piace il personaggio di Arya Stark? Che ruolo credete che potrà giocare nella trama dell'ultima attesissima stagione?

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