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Trees Vol. 1, 2, 3: i nuovi alieni che svelano la vera natura umana

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Gli alieni di Warren Ellis e Jason Howard non si vedono praticamente mai. O meglio, sono talmente enormi da diventare quasi banali: un po' come i difetti del genere umano.

Immagine degli alberi in Trees

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Trees è una serie a fumetti sci-fi dal fortissimo potere allegorico. Talmente forte che l'elemento fantascientifico è quasi passivo, o meglio giudica silenzioso l'intero genere umano.
E la nostra specie, ovviamente, si affretta a regredire e cedere ai propri istinti più bassi.

Non ci sono scontri di navicelle, messaggi criptici o tentativi di conquista: gli alieni di Trees sono degli imponenti obelischi simili ad alberi - così sono chiamati, appunto - che, dieci anni prima degli eventi descritti negli albi, sono arrivate sulla Terra.
E per "arrivate" intendo proprio questo: gli Alberi, infatti, sono discesi dal cielo e hanno toccato il suo terrestre.

Poco contava che sotto di loro ci fossero città, oceani, foreste o uomini. Sono arrivati e dal quel momento...

Se ne stanno piantati sulla superficie della Terra come alberi, esercitando la loro muta pressione sul pianeta come se quaggiù non ci fosse nessuno.

Quello che hanno fatto (senza fare nulla, sbarco a parte) - è stato semplicemente stravolgere il mondo intero. I governi esistenti sono saltati e ne sono nati altri in qualche modo corrotti dalla sola presenza degli Alberi.

Anzi, forse è più corretto parlare di una messa a nudo globale della vera natura umana. Quando gli Alberi hanno toccato terra, il mondo è impazzito.

Dopo la fase di terrore, si è stabilita una nuova normalità in cui i giganteschi obelischi sono semplicemente parte del panorama.
O quasi.

Tavola con gli Alberi di Trees a CefalùHDsaldaPress

Sì, perché man mano che si sfogliano le pagine scopriamo che gli Alberi proprio inattivi non sono. Occasionalmente, infatti, scaricano delle misteriose e letali scorie sull'area circostante la loro base.
Fanno anche altro, ma non vogliamo spoilerare la storia partorita da Warren Ellis.

L'autore inizia, giustamente, delineando il setting di Trees: Rio de Janeiro, New York, la Cina comunista e la Norvegia artica. Si toccano anche l'Italia, la Somalia e l'Inghilterra.

In tutti questi luoghi le persone hanno re-imparato a vivere con gli Alberi, accettando un nuovo status quo in cui violenza, potere ed egoismo sono all'ordine del giorno.

Così il lettore non può fare altro, attraverso l'allegoria di cui sopra, che pensare a quello che oggi accade nel mondo reale di sbagliato, di orrendo, di ingiusto.

Ellis è sottile ma mai ermetico nella scelta degli snodi narrativi: c'è il rifiuto e la soppressione di ciò che è "diverso", c'è la brama di potere personale pagata con il sangue innocente, il controllo, l'avidità... insomma, tutto il peggio degli esseri umani.
Trees, con la sua storia non-reale, riesce benissimo a evidenziare il marcio nel mondo reale.

Per questo, il ritmo che Ellis impone alla sua creatura è moderato: l'autore si prende il tempo che gli serve per descrivere quello che va descritto, passando velocemente sui dettagli che reputa secondari. Pecco che, ogni tanto, tali dettagli servano a delineare meglio alcuni personaggi interessanti, che forse si sarebbero meritati più spazio.

Oltre agli Alberi e alle città, che sono veri e propri attori nel caos mondiale, i singoli esseri umani stentano ad emergere all'inizio della storia. Si "salvano" solo Chenglei, il giovane artista cinese che si reca "nell'isola culturale" di Shu, e la biologa Jo Creasy, cui spetta il ruolo di eminenza scientifica nella narrativa di Trees.

L'arrivo di Chinglei a Shu in TreessaldaPress

Il misurato passo di Ellis si muove da storia a storia, delineando bene i punti di vista dei vari personaggi ma non la loro personalità. Vero è che gli esseri umani sono degli insetti paragonati agli Alberi, delle pedine in un misterioso panorama di... conquista? Studio? Colonizzazione? Non è chiaro.

Dal volume 1 al volume 3, Ellis tiene la bocca simbolicamente cucita sugli Alberi: la loro evoluzione nella storia è minima, tutta da scoprire. Quello che esce allo scoperto, invece, è ciò che l'uomo è capace di fare. In negativo.

I disegni di Jason Howard brillano soprattutto per i conglomerati abitativi: le sue vedute di Rio, Manhattan e persino Cefalù sono fantastiche. La sua estetica post-apocalittica e pulita è fredda: personalmente penso ricordi molto la fotografia di Bradford Young in Arrival, film sci-fi del 2016 diretto da Denis Villeneuve.

Tavola di Jason Howard in TreessaldaPress

Le linee sono pulite e con un discreto livello di dettaglio, pur prediligendo uno stile minimale. I suoi personaggi non sono altrettanto efficaci nelle espressioni facciali ma il risultato totale è davvero di altissimo livello.
Il ritmo che Howard mette nelle sue tavole è perfetto. I suoi paesaggi misteriosi. Il suo mondo inquietante e allo stesso tempo affascinante.

Trees, per concludere, è un esempio di sci-fi d'autore magnetica e intrigante che dovete leggere. Anzi, ammirare.

Cover dei tre volumi di TreessaldaPress

Trees #1, #2 e #3 (160 pagine a colori, brossurati) sono disponibili in fumetteria e sullo shop online di saldaPress al costo di 12,50 euro per i primi due e 14,90 euro per il terzo.

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