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American Horror Story: Cult. La recensione del secondo episodio

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Il secondo episodio di American Horror Story: Cult ha chiarito dove gli autori vogliono andare a parare. Ci parlano di politica, ma anche di discriminazione, di manipolazione, di paura. E di controllo delle armi…

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Visioni, allucinazioni, realtà, incubi: il secondo episodio di American Horror Story: Cult vuole precipitarci nell’incertezzaE noi ci caschiamo, ma solo fino a un certo punto: sappiamo già cosa sta succedendo, vero? Perché noi crediamo.

Al contrario di Ivy, noi siamo sicuri che quelle di Ally e Oz non possano solo essere allucinazioni o brutti sogni.

Così come sospettavamo che quella di Kai non fosse incoscienza. La sua, infatti, è politica: dopo il massacro del consigliere Chang, c’è un posto vacante in consiglio comunale.

Un posto che vuole Kai. Grazie ai suoi complici (nulla accade per caso…), che hanno ripreso il pestaggio e che ora si sono presi anche la casa dei Chang.

American Horror Story: Cult. Episodio 2. Kai scende in politica

La tensione sociale aumenta esponenzialmente, l’elezione di Trump porta on sé nuovi dissidi.

E mentre scopriamo che, forse, Winter ha mentito alla polizia anche per proteggere Oz, ecco che il nostro bambino succube della tata è già dai nuovi vicini. Quelli che gli facevano paura.

Harrison e Meadow Wilton non sono una coppia tradizionale. Del resto, non sono nemmeno persone tradizionali… 

E quando Ally e Ivy corrono a prendere Oz, lo trovano a giocare con le api. Eccolo qui, l’alveare. L’immagine ricorrente di alcuni teaser e dei poster, uno dei simboli della nuova stagione.

Un apicoltore e una donna terrorizzata dai melanomi. Grandi fan di Nicole Kidman (ed ecco anche il primo accenno al culto delle personalità).

L’intero episodio, dall’arrivo dei nuovi vicini agli incubi di Oz, dall’allarme al ristorante alle sbarre alle finestre di casa, ruota attorno allo stesso tema: credere.

Credere che le cose siano come sembrano, o andare oltre le apparenze? La prima impressione è quella che conta?

Giudicare persone e situazioni non è mai facile. Certo, l fatto che i vicini abbiano un arsenale in piena regola non depone a loro favore…

Ma al ristorante c’è stato un vero omicidio: Roger è stato ucciso e Pedro, dopo il litigio in pubblico, è sospettato. 

American Horror Story: Cult. Episodio 2
American Horror Story: Cult. I nuovi vicini

Il messaggio è lampante: l’immigrato, nell’era di Trump, è già stato giudicato colpevole. Prima del processo. Prima ancora delle indagini. E, paradosso, a emettere la sentenza è Ally Mayfair-Richards.

La liberale progressista che ha smesso di andare dallo psichiatra, sostituendolo con una pistola.

La liberale progressista detiene una pistola illegalmente, avuta dai vicini armati fino ai denti. Il mondo è cambiato, già. In fretta.

Non a caso, poco dopo Kai Anderson bussa alla porta di Ally Mayfair-Richards, che l’ha riconosciuto dopo il primo spiacevole incontro, e attacca il suo discorso sulla sicurezza. Un tema scottante per Ally. All’inizio, la donna non perde lucidità. Ma uno come Kai capisce subito dove deve colpire. E la spaventa a morte, approfittandosene.

American Horror Story: Cult, episodio 2. Kai spaventa Ally

Tutta la storia, in effetti, è costruita perché si approfittino di Ally. Ivy ha assunto Winter a tempo pieno perché le stia vicino, senza avere idea di che razza di persona sia davvero.

Winter Anderson dovrebbe curare Ally? Una che le dà del vino invece delle medicine, che cerca di sedurla e che, quando suona l’allarme, salta la corrente in tutta la città e il vicino paranoico arriva a terrorizzare Ally parlando di attacchi terroristici e rivolte, pensa bene di andarsene?

A questo punto arriva il vero cuore dell’episodio, e della narrazione: Ally, sola in casa, senza corrente e col telefono scarico. Conscia di essere sul punto di perdere la testa ma comunque incapace di ragionare.

American Horror Story: Cult. Un'immagine dal secondo episodio

Ally che crede. Ally che vede. Ally che terrorizza anche suo figlio.

 Ally che spara, chiudendo gli occhi, all’ombra davanti alla porta. L’ombra di Pedro, che crolla a terra senza un suono.

Un altro passo in direzione di una provocazione sulla politica, sul controllo delle armi, sulla difficoltà di convivere con le fobie e con le persone che soffrono di fobie.

E sulla paura. Di come - e fino a che punto - la paura condizioni le nostre scelte. Del resto, non è sempre di questo che ci parla, American Horror Story?

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