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Lena Headey, il cuore fragile dietro Cersei di Game of Thrones

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Lena Headey ha creato Cersei Lannister. Ma per farlo ha dovuto lavorare molto su sé stessa. Affrontando apertamente tutti i suoi demoni, ha creato uno dei personaggi più memorabili di Game of Thrones, la regina che tutti amiamo odiare.

Cersei Lannister sogghigna e beve una coppa di vino

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Nonostante siano passati diversi anni, ancora fatichiamo a capire come faccia un'anima bella come Lena Headey a interpretare un'anima nera come Cersei Lannister. Probabilmente i problemi di depressione, di cui l'attrice, nata nelle Isole Bermuda nel 1973, soffre dall'età di quindici anni, devono averla messa in contatto con la parte più oscura di sé stessa, aiutandola a portare alla luce una delle donne più odiate e detestabili della TV.

Problemi che Lena non ha mai voluto nascondere e che, anzi, ha voluto condividere con tutti i suoi fan in una serie di splendidi e onesti tweet, che ci aiutano a capire quanto si stia impegnando per sconfiggere una malattia che viene purtroppo presa troppo sotto gamba anche ai giorni nostri.

Anche se immersa in tutte questa difficoltà la Headey dimostra di avere uno spirito adamantino, cercando ugualmente di rassicurare il suo pubblico sul suo stato di salute.

Io penso troppo di sicuro. So cos'è la depressione. Soffro MOLTO d'ansia (cosa sempre divertente). Insicura, non proprio.

Non dev'essere stato facile confessare sentimenti tanto intimi a dei perfetti sconosciuti. Ma per l'attrice deve essere stata una sorta di auto terapia.

L'ansia è una bestia. Bisogna confrontarsi con le bestie e poi lasciarle tornare nella natura selvaggia. So che è più facile a dirsi che a farsi. Ma serve fare pratica.

Il cammino non deve essere stato sempre facile. Soprattutto quando si decide di affrontarlo senza fare ricorso a nessun tipo di farmaco. Lena aveva così tanta paura di diventarne dipendente che ha deciso di combattere i suoi disturbi senza antidepressivi, dedicandosi solo allo yoga e alla meditazione.

Ansia. Depressione. Sono reali e sono degli squilibri chimici. Ma sono anche malattie spirituali. Statemi tutti vicino (ma prima che me lo chiediate, sì sto bene).

I nostri pensieri ci ingannano. Non hai abbastanza. Non sei abbastanza. Non sei abbastanza bella. Non sei abbastanza magra. Non sei abbastanza ricca. Non sei abbastanza capace. Non hai abbastanza successo.

Quelle che possono sembrare delle domande abbastanza banali, che più o meno tutti, si sono posti una volta nella vita, non lo sono affatto per chi soffre di depressione. Ciò che appare semplice nasconde un tormento e un turbamento troppo profondi anche solo da concepire. Per questo lo sforzo fatto da Lena Headey è ancora più ammirevole e commovente.

Beh, ecco la verità. Tu sei abbastanza. Tu sei chi decidi di essere e questo è BELLISSIMO.

RICORDALO sempre. Non avere timore che qualcuno VEDA veramente chi sei. La magia scatta quando sei vulnerabile, vero e UMANO.

Prova a conversare con qualcuno faccia a faccia, senza nascondere il tuo vero io. Forse potrai sentirti terrorizzato per un secondo. Ma poi BOOM!

Parole e consigli semplici, rivolti a chi ne ha davvero bisogno. A volte sapere che qualcuno è riuscito a superare un brutto momento, è l'unica cosa che serve a chi annaspa tra i flutti della disperazione, che, nel mondo moderno, è il più insidioso dei mali. E i fan di Lena Headey possono sentirsi davvero fortunati.

Lena e Cersei: il confine sottile tra realtà e finzione

Ma purtroppo i fan, come spesso accade, tendono a dimenticare il confine marcato che separa gli attori dai personaggi che interpretano. E la buona Lena lo ha provato sulla sua pelle quando meno se lo sarebbe aspettato.

Come riporta Cinema Blend, nel 2015, subito dopo la nascita della sua bambina, la Haedey venne affidata alle cure di un'infermiera che avrebbe dovuto aiutarla durante l'allattamento. Ma le cose, sfortunatamente hanno preso una piega davvero inappropriata rispetto al contesto.

L'infermiera continuava a ripetermi “Vergogna” mentre mi mungeva come una mucca umana. Io ero sotto l'effetto della morfina in quel momento e la cosa mi sembrò vagamente divertente. Se fossi stata in me, la cosa mi avrebbe dato estremamente fastidio.

Se una cosa del genere fosse accaduta ad Approdo del Re, probabilmente della novella “septa”, ansiosa di rivivere la leggendaria scena della Marcia della Vergogna, rimarrebbe solo la testa infilzata su una picca.

Ma questo non è l'unico caso di “iperrealtà” con cui Lena Headey ha dovuto fare i conti da quando interpreta Cersei Lannister. A volte le capita di sentirsi gridare “fo***ta t***a” mentre cammina per strada e di essere evitata come la peste durante le sessioni di autografi alle varie convention.

È vero, in qualche circostanza Lena sembra divertirsi nei panni di Cersei, come quando mette in scena insieme a Jimmy Kimmel una spassosissima parodia del suo personaggio e delle sue leggendarie bevute.

In sette stagioni di Game of Thrones, Cersei ha fatto il vuoto intorno a sé. Nella sua scalata verso il Trono di Spade, è riuscita ad allontanare tutti, anche il fratello gemello e amante Jaime che fino ai tragici risvolti de Il drago e il lupo, l'intenso season finale di quest'anno, sarebbe stato disposto a sacrificare tutto per lei.

Il loro amore incestuoso è stata la causa principale di tutti gli sconvolgimenti che hanno stravolto i Sette Regni. Ma se Jaime, dopo la sua lunga prigionia e il suo estenuante viaggio di ritorno ad Approdo del Re, è riuscito a dare un volto al vero nemico che minaccia Westeros e a incamminarsi sul sentiero della redenzione, Cersei è rimasta intrappolata nel dedalo della sua relatività morale.

È una regina che non conosce nulla: né le terre né gli uomini che vuole dominare. Il suo pensiero è sempre orientato verso l'interno e si cura di ciò che la circonda solo quando sente che è giunto il momento di conquistarlo o annientarlo.

Nel suo unico viaggio lontano dalla Fortezza Rossa, a Grande Inverno a seguito del defunto marito Robert Baratheon, mette in moto gli ingranaggi del gioco del trono che riuscirà quasi sempre a controllare e a sfruttare a proprio vantaggio.

Solo l'Alto Passero, se non fosse stato fatto esplodere insieme agli altri membri del suo credo e a buona parte dei nobili di Approdo del Re tra le mura del Tempio di Baelor, avrebbe potuto vantarsi di aver sconfitto la Regina Madre al suo stesso gioco. Ma chiunque osi affrontare Cersei e mettere in dubbio le sue parole è destinato a una finire prematuramente i suoi giorni fra terribili sofferenze e atroci tormenti.

Cersei è l'incarnazione egocentrica del deviato senso morale dei Sette Regni. Il suo odio per Tyrion ne è la prova. Più volte ha tentato di nascondere il suo disgusto per l'aspetto esteriore del fratello dietro il paravento della rabbia e del dolore per aver perso sua madre Joanna mentre lo partoriva.

Insieme al nuovo nato avrebbe potuto superare la tragica perdita e, invece, si è lasciata trasportare ed educare dall'odio di loro padre Tywin. Il giogo impostole dal suo nome e la scarsa propensione ad aprirsi all'altro, le ha sempre impedito di considerare punti di vista che differissero dal suo.

Anche quando questo dovesse comportare l'annientamento dei Sette Regni. La sua bussola morale non ha vacillato nemmeno quando le è stata mostrata l'entità della minaccia che incombe sui vivi. Ormai in balia dell'ubris – la superbia tipica della tragedia greca – Cersei è convinta di poter respingere con le sue sole forze, senza l'aiuto di Jon e Daenerys, l'avanzata dell'esercito di Estranei guidato dal Re della Notte.

Il progressivo inasprimento del suo carattere e del suo isolazionismo non sembra neanche essere imputabile alla perdita dei suoi figli: Joffrey, carnefice giustiziato dalla sua stessa ferocia e dal suo folle sadismo; Tommen, burattino dilaniato dalle macchinazioni di palazzo; e Myrcella, vittima innocente del retaggio della sua famiglia.

La loro morte non ha creato dal nulla un mostro assetato di potere e dedito solo alla conquista assoluta, non lo ha neppure liberato da catene da cui non è mai stato frenato. Gli ha solo fornito una valida scusa, una sorta di alibi morale per legittimare le proprie azioni agli occhi del mondo e della propria sterile coscienza. Il mostro è sempre stato lì, impaziente di mostrarsi e di divorare tutti i Sette Regni.

Quello di Cersei è un personaggio granitico e incrollabile come Ned Stark ed esattamente come lui sarebbe disposta a fare qualunque cosa per non tradire sé stessa. Ma se la massima aspirazione del Lord di Grande Inverno per sé e per la sua discendenza è quella di una tranquilla e pacifica esistenza tra le lande del Nord, Cersei mira molto più in alto.

Lei è fermamente convinta che il trono di Aegon spetti di diritto a un Lannister. E poco importa se per raggiungere il suo obiettivo dovrà attraversare lo sterminato ponte eretto sui cadaveri di chi ha osato opporsi al suo volere.

In Game of Thrones, il confine tra bene e male è sempre molto labile. Spesso l'eroe coincide con il villain e la verità è una mera questione di punti di vista. Tuttavia, si fa davvero molta fatica ad applicare questo tipo di schema anche a Cersei. Probabilmente il pubblico non è mai riuscito, nemmeno per un fugace istante, a stabilire un contatto empatico con un personaggio che di empatia pare sprovvisto.

Ma forse è proprio in questa sua eccentricità che Cersei trova la sua eccezionalità. È un'anti-eroina, nel senso più classico del termine, che incarna il fascino e la potenza dei grandi cattivi della storia della letteratura, da Iago a Sauron. Un male puro, che nasce e cresce spontaneo e che per attecchire non ha avuto bisogno di nessuna tragedia o ingiustizia.

Non ci sarebbe da stupirsi se ci si ricorderà più di Cersei che degli atri personaggi quando, fra molti anni, l'eco di Game of Thrones si sarà esaurito.

E voi cosa ne dite? Vi piace il personaggio di Cersei Lannister? Pensate che riuscirà a sopravvivere all'ottava stagione o cadrà sotto i gelidi colpi del Re della Notte?

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