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I Serial Killer della Storia: William Bonin, il Freeway Killer

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William Bonin è il mostro soprannominato Freeway Killer, che rese la vita impossibile a molti giovani di età compresa tra i 12 e i 18 anni. Leggi la sua storia.

William Bonin durante il processo

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Continua il nostro viaggio nei meandri più oscuri della mente umana, con i Serial Killer più feroci di tutti i tempi. Dopo Stevanin e Chikatilo, è il momento di raccontarvi l'orribile storia di William Bonin, conosciuto come Freeway Killer. Bonin fu processato per aver stuprato, torturato e ucciso giovani maschi bianchi. Furono 14 i delitti accertati, nonostante se ne contarono una trentina a lui attribuibili (36 per la precisione).

La vita di William Bonin, il Freeway Killer

Il Serial Killer nacque l’8 gennaio 1947, ma la sua infanzia non fu semplice, tanto che all’età di soli 7 anni finì in riformatorio. Il padre era un alcolizzato e un giocatore d’azzardo. Questa sua ultima passione lo portò a perdere talmente tanti soldi da essere costretto a cedere la propria casa.

La madre di Bonin era figlia di un noto pedofilo. Quest’ultimo aveva diversi problemi con la giustizia, dovuti al suo desiderio nei confronti dei bambini. Anche la madre del Freeway Killer veniva presa di mira dal suo stesso padre, più volte e in tenera età.

Privo di qualsiasi attenzione da parte di genitori e famigliari, William Bonin crebbe in un “mondo” in cui la violenza aveva un ruolo centrale: il padre, da ubriaco, non mancava di picchiare i suoi figli. La madre, invece, era spesso assente per giocare a bingo, lasciando i bambini nelle mani nel nonno il quale, visto il suo passato da pedofilo, è facile intuire che lo maltrattasse oltre i limiti dell’immaginario.

Durante il periodo in riformatorio, dove entrò a sette anni a causa di un furto, Bonin venne preso d’assalto dai suoi compagni più grandi: sadismo e stupri furono all’ordine del giorno, senza contare le ripetute percosse e le immersioni nell’acqua ghiacciata da parte dei suoi insegnanti.

L’anno successivo il Freeway Killer era pronto a trasferire tutto il dolore accumulato e la violenza subita sul fratellino e i bambini dei suoi vicini. Non lo aiutò neppure il servizio nell’esercito a rimettersi in riga. Dopo essersi arruolato, venne mandato in Vietnam, dove accumulò ben 700 ore di missione come mitragliere a bordo di un elicottero. Per tale motivo, gli venne conferita una medaglia d’onore.

Dopo il congedo, l’esercito scoprì che il Serial Killer, durante il servizio militare, stuprò alcuni giovani e li minacciò con le armi per evitare che rivelassero l’accaduto ai loro diretti superiori. In seguito si trasferì dal Connecticut alla California e nel 1969 fu arrestato in quanto colpevole di aver usato violenza su cinque minori.

A questi ragazzi William Bonin offrì passaggi gratuiti con lo scopo di ammanettarli e abusare di loro. Ma il Serial Killer non venne condannato per gli episodi a lui attribuiti. Venne poi mandato in una clinica psichiatrica, all’interno della quale gli fu diagnosticato uno stato maniaco depressivo e delle ferite nell’area del cervello che controlla gli impulsi violenti.

La cura a lui somministrata diede scarsi risultati, in quanto - uscito dal centro psichiatrico dopo cinque anni - diventò a tutto gli effetti un pedofilo, un uomo che ormai aveva ben chiaro come depistare la giustizia e compiere indisturbato i suoi gesti atroci.

Primo piano del Serial Killer William Bonin

Gli omicidi di William Bonin

L’ultima vittima delle sue violenze, che fu ancora in grado di raccontarle, risalì al 1975, anno in cui Bonin offrì un passaggio a un quattordicenne per poi violentarlo e minacciarlo con una pistola. Prima di lasciarlo andare, dopo che il ragazzo lo pregò di risparmiarlo, il Freeway Killer sembrò intenzionato ad ucciderlo: cominciò a strangolarlo usando la maglietta come corda.

Per fortuna, poco dopo, gli concesse di scappare. Il giovane, ormai libero, denunciò il tutto alle autorità, che lo condannarono a tre anni di reclusione in carcere. Eppure il Serial Killer venne nuovamente liberato poiché durante le indagini alla polizia sfuggirono dei dati collegati a lui di estrema importanza. Dopo la denuncia del quattordicenne, Bonin decise che non era il caso di lasciare in vita le sue prossime vittime. 

Ad un anno dalla sua scarcerazione, il Serial Killer fu scoperto in flagrante dalla polizia mentre stuprava un ragazzo e così venne arrestato per la terza volta. Uno scambio (o smarrimento) di documenti legali, però, permise all’uomo di uscire dal carcere senza alcuna conseguenza. Non si presentò neppure al processo poiché si sentì intoccabile, ma scomparve per un periodo in quel di Los Angeles.

Il Modus Operandi del Serial Killer

Il modus operandi del Serial Killer cambiò drasticamente. Per violentare e uccidere le sue nuove vittime si fece aiutare da collaboratori occasionali, trovati nel “mondo criminale” in cui si rifugiò per un certo lasso di tempo. Tra questi, Vernon Butts, un potente negromante che passava le sue notti dormendo in una bara.

Il Serial Killer dell’autostrada trovò le sue prede per le strade di Los Angeles e nei suoi dintorni. Quest’ultimo diede passaggi a “prostituti” e giovani autostoppisti i cui corpi, dopo averli torturati e uccisi, venivano lasciati sul ciglio della strada.

Successivamente iniziò a prendere di mira un target ben preciso: tutte le sue vittime avevano un’età compresa tra i 12 e i 18 anni. Le autorità investigarono sugli omicidi, ma non fu semplice per loro arrivare a una svolta nei casi perché in quegli anni e nella stessa zona furono ben tre i Serial Killer in azione che utilizzarono il suo stesso modus operandi per uccidere.

Nell’agosto del 1979 William Bonin e Vernon Butts fecero salire su un furgoncino uno studente tedesco in vacanza studio in California. Marcus Grabs, 17enne, fu sodomizzato, picchiato e accoltellato per 70 volte, per poi soffocarlo con una corda e abbandonare il suo cadavere a Malibù.

Le vittime del Freeway Killer furono ancora molte: Donald Hyden, un quindicenne gay trovato strangolato e con la gola tagliata; David Murillo, un ragazzo che venne stuprato e a cui sfondarono la testa con una barra di ferro per poi strangolarlo; dopo alcuni mesi di stallo, toccò a Fran Fox, un giovane 17enne.

Ma non finì qui: dopo qualche settimana, Bonin e Gregory Matthew Miley (cambiò il suo complice) tornarono a far tremare Los Angeles con la morte per soffocamento del 15enne Charles Miranda, per poi proseguire con quella di James McCabe, un ragazzo che voleva solo andare a Disneyland, ma accettò il passaggio di due perfetti sconosciuti. Questi due giovani furono assassinati nella stessa giornata.

Nell’aprile successivo il Serial Killer e il suo complice si fecero carico di altre tre vittime, una delle quali - la 19enne Darin Lee Kendrick - presentava gravi bruciature per aver ingerito in maniera forzata del cloralio e un punteruolo da ghiaccio conficcato violentemente nell'orecchio destro.

L’arresto di William Bonin

Un giorno la polizia arrestò un ladro d’auto di nome William Pugh, il quale affermò di aver accettato un passaggio da un uomo che si era vantato di essere il Freeway Killer per tutto il viaggio. Per questo motivo le autorità iniziarono a tenere d’occhio William Bonin, che nel frattempo uccise la 19enne Steven Wells. Il suo corpo privo di vita venne trasportato dalla propria casa a quella di Vernon Butts pochi minuti prima che la polizia iniziò a sorvegliare la sua dimora. 

Dopo una settimana di stretto controllo da parte delle autorità, William Bonin venne scoperto e arrestato in flagranza di reato dagli agenti mentre stava sodomizzando un quindicenne con al suo fianco una corda e un nastro adesivo per assassinare la povera vittima e un taccuino con appunti e storie sul Freeway Killer.

Il Serial Killer, Butts e Munro furono arrestati e Bonin cercò di dare la colpa di tutti gli omicidi a Vernon Butts, ma - poiché nessuno gli crebbe - confessò l’uccisione di ben 21 vittime (solo per 14 di essi fu giudicato colpevole). La giuria lo condannò a morte, mentre Vernon - immaginandosi come sarebbe finita - si suicidò in carcere.

Per evitare la morte, il Freeway Killer cercò di prolungare i tempi con appelli e ricorsi, che gli permisero di restare in vita altri 16 anni, fino al 23 febbraio 1996, giorno in cui gli venne fatta l'iniezione fatale. Nei suoi ultimi anni di vita Bonin scrisse libri e organizzò mostre in cui presentava i suoi dipinti astratti.

William Bonin e il cinema: Freeway Killer

Nel 2009 venne realizzato un film intitolato Freeway Killer e ispirato alla vera storia di William Bonin. La pellicola, diretta da John Murlowski e con protagonisti Scott Anthony Leet, Michael Rooker, James Babson, Helen Wilson, Eileen Dietz e Mercy Malick, raccontava dell’uomo che per anni terrorizzò le strade della California alla continua ricerca della prossima vittima. I cadaveri rinvenuti mostrarono segni di stupro, violenze e orrende mutilazioni.

William Bonin non ebbe un passato semplice, ma questo non giustifica tutto il dolore inferto alle sue giovani vittime e ai loro famigliari, alcuni dei quali - ancora adesso - sono all’oscuro di chi sia il vero assassino dei propri figli.

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