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Il cavallo di Troia? Era in realtà una nave: la scoperta di un archeologo italiano

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La rivelazione dello studioso Francesco Tiboni porta a riconsiderare il mito millenario tramandato da Omero e Virgilio.

Il cavallo di Troia che appare in Troy con Brad Pitt

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Il mito del cavallo di Troia? Come il muro di Berlino: crollato. Stavolta, però, la destabilizzazione politica dei Paesi del blocco URSS non c'entra. A sconvolgere il mondo accademico ci ha pensato Francesco Tiboni, archeologo navale presso l'Università di Aix-en-Provence e Marsiglia.

I recenti studi del ricercatore universitario - pubblicati sulla rivista "Archeologia Viva" - portano alla luce una verità sconvolgente: quello che tutti noi conosciamo come stratagemma bellico (una costruzione in legno con all'interno i più valorosi guerrieri achei) escogitato da Ulisse per espugnare la città di Priamo, era in realtà una nave da guerra fenicia denominata Hippos, dalla caratteristica polena a testa di cavallo.

Il cavallo di Troia? Un errore di traduzione

Perché, dunque, nel corso dei millenni è stato tramandato ai posteri un mito per un altro? Tutto nasce da un problema di traduzione, un errore commesso dagli addetti alla trascrizione, che scambiarono un vascello piuttosto comune all'epoca per un fantomatico quadrupede di legno, piuttosto fuori contesto se si guarda all'evolversi delle ostilità tra greci e troiani.

Quando nacque però l'equivoco? Attorno al VII secolo a.C. vennero stravolti gli eventi narrati nell'Odissea da Omero. Lo stesso Virgilio, a cui si deve la minuziosa descrizione della vicenda per mezzo dell'Eneide, fu vittima dell'errata traduzione. Spiega Tiboni (via adnkronos):

Dal punto di vista lessicale, appare evidente che l'apparizione del cavallo risulta legata a un errore di traduzione, un'imprecisione nella scelta del termine corrispondente che, modificando di fatto il contenuto della parola originaria, ha portato alla distorsione di un'intera vicenda.

Un esemplare di Hippos, l'imbarcazione che gli achei utilizzarono per espugnare Troia

Le rivelazioni dell'archeologo navale Tiboni portano dunque a riconsiderare la mitologia che avvolge l'epilogo dell'estenuante guerra tra Troiani e Greci. Il piano escogitato da Ulisse? La diffidenza di Laocoonte nei riguardi dell'omaggio inaspettato e la successiva morte del sacerdote per mano di due serpenti marini emersi dalle acque? Forse è vero che la verità, a volte, è davvero "figlia del tempo" (e meno esotica, non c'è dubbio).

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