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American Horror Story: Cult, recensione episodio 8

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L'ennesimo colpo di scena relativo ai ruoli dei personaggi ci svela il potere di Kai. E pone noi, il personaggio che ci rappresenta, in un'ottica completamente nuova...

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Se non puoi combatterli... Unisciti a loro.

Il vecchio adagio popolare è la sintesi perfetta di questo ottavo episodio di American Horror Story: Cult, stagione che ci ha ormai abituati ai colpi di scena.

Uno, in particolare, gioca sulla nostra percezione dei personaggi.

Dopo averci mostrato l'esercito privato di Kai Anderson perché di questo si tratta, non di semplici volontari - affrontiamo apertamente la questione del dottor Vincent.

Ci era noto il suo legame con Kai e Winter, ma l'impressione iniziale - cioè che si trattasse dell'unica persona che Kai non riusciva a manipolare, e che ne fosse anzi manipolato - viene ribaltata con un colpo di scena.

Fin qui, Ryan Murphy e i suoi autori ci avevano indicato che al vertice della setta (La testa del serpente, appunto) ci fosse proprio lui. Lo psichiatra che aveva in cura Ally e diverse altre vittime di Kai.

Come spesso è successo in questa stagione, siamo stati tratti in inganno. Il dottor Vincent era sincero. Voleva davvero aiutare Ally, restituirle la sua vita, fermare Kai.

Ma si è fidato della persona sbagliata. E anche noi.

American Horror Story: Cult. La testa del serpente

Un esercito contro il caos, e per il caos

Kai ha pianificato tutto: è pronto a legittimare il suo esercito con una mozione in consiglio comunale, sostenuta a suon di minacce nemmeno troppo velate.

I seguaci di Kai diventano una forza armata ufficiale e possiamo già immaginare quali saranno le conseguenze.

Mentre Beverly e Ivy si preparano a ribellarsi, Winter difende il fratello: è sicura, profondamente sicura, che non le farebbe mai del male, sebbene Beverly sostenga il contrario.

Ed è a questo punto che la storia di Kai Anderson e il suo scopo ci vengono svelati.

La Judgement House, il Pastore Charles, i tentacoli del dark web.

La nascita del piano di Kai, il suo cambiamento, la trasformazione della sua vita. Tutto ha inizio da lì (e non ci è sfuggita la colonna sonora che strizza l'occhio a quella di Stranger Things).

Il covo di un pazzo, l’inferno del Pastore Charles, in cui i peccatori vengono puniti con la legge del contrappasso, spinge Kai a diventare un eroe. Vuole liberare il ragazzo che sta per morire. Vuole salvare le persone intrappolate... Ma poi, invece di fuggire e chiamare la polizia, mette in pratica il suo concetto di giustizia. Facendo a Charles ciò che lui ha fatto alle sue vittime. E convincendo gli altri a seguirlo, a cominciare da sua sorella.

Una volta capito che non avrebbe potuto salvare tutti, ha pensato di distruggere il mondo e ricostruirlo. Di combattere il caos distruggendo il mondo, e ricreando il caos. Ma il suo.

American Horror Story: Cult. Il pastore Charles

Kai è ovunque

Winter convince Beverly e Ivy a darle fiducia: parlerà lei con Kai. E lo fa davvero, in effetti. ci parla. Ma Kai sa già tutto. Di Harrison, delle ragazze, e naturalmente di Bebe.

E poi svela il ruolo di Winter nel suo piano: sarà la madre del loro bambino. Attraverso il detective Samuels.

Un piano folle perfino per uno come Kai, tanto che Winter si ribella. E quando deve sottostare alla punizione impostale da Kai - e accompagnata da un tentativo di stupro da parte del detective - ammazza uno degli uomini di punta dell'organizzazione.

L'uomo che tempo prima aveva incontrato Kai, dimostrandosi corrotto fin dal principio. L'uomo che ha lasciato che Kai Anderson lo trasformasse nel suo burattino.

L'uomo violento, sociopatico e misogino che ostenta un distintivo da detective.

L'uomo che Winter uccide. Meritatamente.

Intanto, Kai è alle prese con Ally. La nuova Ally. Quella che ha parlato col dottor Vincent dopo essere stata rinchiusa in manicomio per tre settimane. Quella che, appresa la vera identità del suo psichiatra, elabora un piano. Un piano che corrisponde a uno dei più grossi colpi di scena visti finora.

Perché noi siamo Ally. Il suo è il personaggio scelto per guidarci nella narrazione, per mostrarci il mondo con i suoi occhi, per rappresentarci. E noi, come Ally, passiamo al lato oscuro.

Invita Kai a casa sua, offrendo informazioni in cambio di suo figlio. Informazioni sul dottor Vincent, che pagherà con la vita. Mentre a Beverly toccherà la camera d'isolamento (che probabilmente è peggio della morte...).

Ally ha tradito. Se stessa, i propri valori, il suo ideale di giustizia.

Ally ha venduto il dottor Vincent. Ally, ora, fa parte della setta di Kai Anderson.

Perché se non puoi combatterli, non hai che una scelta: unirti a loro...

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