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Mary Shelley, la recensione del dramma in costume con Elle Fanning

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Presentato in anteprima al Torino Film Festival 2017, Mary Shelley ricostruisce le dolorose vicissitudini dell'omonima autrice di Frankenstein, interpretata nel film da Elle Fanning.

Una scena dal film Mary Shelley

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Tutti conoscono Frankenstein, il creatore del mostro del celebre romanzo pubblicato nel 1818, un vero e proprio pilastro della tradizione letteraria inglese. Ma quanti conoscono la storia dell'autrice che lo ha scritto? Cosa sappiamo di lei?

La risposta è data dal film Mary Shelley, presentato in anteprima al Torino Film Festival 2017 nella sezione Festa Mobile.

Diretta da Haifaa Al-Mansour, la pellicola intende far luce proprio sulla figura di Mary Wollstonecraft Godwin (questo il nome da nubile della scrittrice interpretata da una Elle Fanning perfettamente calata nel ruolo).

L'origine della rabbia del mostro di Frankenstein e la sua mostruosità sono proprio gli aspetti che la regista saudita va a rintracciare nelle infelici vicissitudini dell'autrice britannica.

Il difficile calvario di Mary Shelley

Innamoratasi del già sposato Percy Bysshe Shelley, poeta idealista e sregolato, la giovane Mary abbandona la sua famiglia tradizionalista e conservatrice per inseguire il suo sogno romantico accompagnata da sua sorella Claire.

Banditi dalla società benpensante a causa della condotta immorale della coppia, per i tre inizia un difficile calvario accentuato peraltro dalla precaria situazione finanziaria di Percy, ripetutamente rifiutato dagli editori.

Qualcosa cambia quando nelle loro vite fa il suo ingresso l'eccentrico Lord Byron, poeta di successo dedito ad una vita libertina. Con lui c'è anche il dottor John Polidori, suo medico personale.

La convivenza a cinque sarà tutt'altro che semplice ma sarà proprio in queste circostanze che Mary concepirà il personaggio di Frankenstein.

Pur scegliendo un soggetto di impianto più tradizionale e spesso didascalico, Haifaa Al-Mansour denuncia le ipocrisie, lo snobismo, le contraddizioni e il latente maschilismo della società letteraria ottocentesca.

La performance di Elle Fanning sceglie invece di far leva sulla dignità e sull'idealismo della giovane Mary Shelley. Assistiamo così al suo trasformarsi da giovane adolescente romantica e ribelle a donna saggia e in cerca di affermazione, quasi fosse una diretta erede di Rossella O'Hara (l'indimenticabile protagonista di Via col vento interpretata da Vivien Leigh).

La giovane protagonista, pur già provata da un lutto familiare, non si arrende ai pregiudizi né ai caratteri dominanti del marito e di Lord Byron e la sua tenacia la premia infine con il giusto riconoscimento.

La denuncia femminista è palese e spesso di parte, ma la regista riesce ad evitare l'eccesso di zelo grazie ad un personaggio dolce e spaesato ma capace anche di gesti di grande forza caratteriale.

Voto7/10

La regista guarda alla grande narrativa femminista ottocentesca. Ma lo fa con un personaggio inedito e ricco di sfumature che offre ben più del semplice attacco al sistema patriarcale.

Claudio Rugiero

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