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American Horror Story: Cult. Omicidi e suicidi di massa nell'episodio 9

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La realtà è sempre peggiore della fantasia. Ecco i mostri reali che Evan Peters interpreterà nel nono episodio di American Horror Story: Cult.

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Il nono episodio di American Horror Story: Cult, in onda in prima assoluta venerdì alle 21.00 su FOX, sarà un episodio memorabile. Per molti motivi.

A cominciare dalle multiple interpretazioni di Evan Peters, che - Ryan Murphy ce l'aveva anticipato - in questa stagione sta davvero superando se stesso.

Ma soprattutto per la tematica attorno alla quale è stato costruito: le stragi di massa - compiute uccidendo o facendo suicidare i propri adepti - ordinate dai leader di alcune famigerate sette.

La storia reale s'intreccia con la finzione, sublimata nell'umorismo più nero di cui Murphy e Falchuk sono capaci.

I mostri della nostra storia si confondono con quelli partoriti dalla loro immaginazione, raccontandoci quanto profondi possono essere gli abissi dell'oscurità che alberga dentro di noi e mettendoci allo stesso tempo in guardia contro i pericoli della manipolazione.

Marshall Applewhite

Il leader della setta di Heaven's Gate, Marshall Applewhite
Marshall Applewhite, leader della setta di Heaven's Gate

Nato nel maggio del 1931, Marshall Applewhite è stato il leader di Heaven's Gate, la setta fondata dallo stesso Applewhite a Ranco Santa Fe, in California.

Ex militare e docente di musica all'Università dell'Alabama, subì un duro colpo quando il padre morì, nel 1971, precipitandolo nella depressione.

L'anno successivo conobbe un'infermiera, Bonnie Nettles, con la quale iniziò a parlare di misticismo. I due finirono per convincersi di essere dei messaggeri divini e iniziarono a girare il Paese per diffondere il loro credo.

Ma Marshall venne arrestato per non aver restituito un'auto presa a noleggio e fu allora, in carcere, che partorì l'idea di Heaven's Gate, una comunità che credeva negli extraterrestri e nel loro imminente arrivo per prelevarli e fornire loro nuovi corpi, più forti e resistenti.

In seguito, però, Applewhite modificò la storia, raccontando ai suoi seguaci che sarebbero state le loro anime a essere piazzate in corpi nuovi, trasformati.

Quando Bonnie Nettles morì, nel 1985, Marshall Applewhite divenne l'unico e solo leader del culto, l'unico messaggero divino rimasto.

La svolta, che lo condusse definitivamente alla follia, arrivò nel 1996 con l'annuncio dell'approssimarsi della cometa Hale-Boop, che secondo Applewhite avrebbe portato con sé l'astronave venuta a prelevarlo insieme ai suoi follower.

Convinti da Applewhite che questo li avrebbe condotti sull'astronave, diretti verso un nuovo pianeta, un nuovo corpo e un nuovo livello di esistenza, 39 membri della setta si suicidarono insieme al loro leader con un mix di alcol e barbiturici. I suicidi avvennero nel corso di diversi giorni, durante i quali i membri di Heaven's Gate avevano preparato le valigie per il loro viaggio interplanetario.

I loro corpi vennero ritrovati il 26 marzo del 1997.

David Koresh

La chiesa nel ranch di Waco in fiamme

Waco, Texas. Il 19 aprile del 1993 l'America si risveglia di fronte al più grande omicidio-sucidio di massa della sua storia fino a quel momento.

Dopo un assedio al suo ranch durato più di sei settimane da parte delle forze dell'ordine, David Koresh - leader della setta dei Davidiani - viene ucciso dall'FBI.

Nato nel 1959, per sfuggire ai drammi quotidiani che caratterizzavano la sua vita in famiglia (il compagno della madre, che aveva avuto David a quattordici anni, era un alcolizzato molto violento), Koresh si avvicinò al culto degli Avventisti del Settimo Giorno, fondato da Victor Houteff.

Ma Koresh non era un seguace, voleva essere un leader. Insieme a George Roden - poi arrestato per omicidio - lottò per il potere nel movimento derivato dei Davidiani, di cui prese il controllo.

Nel 1983 David aveva annunciato di essere un Profeta, e che Dio in persona gli aveva affidato la missione di ripopolare la Casa di Davide, attraverso il matrimonio con Rachel Jones.

Nel 1985, insieme a Rachel e ad altri venticinque membri della setta, si stabilì in Texas, a Palestine, località dalla quale Koresh riuscì a reclutare nuovi seguaci anche in molti altri Paesi del mondo. Ma i soldi non bastavano mai e la comunità era in seria difficoltà.

Insieme ad alcuni seguaci armati, tentò di uccidere George Roden - che possedeva diverse migliaia di dollari - ma fallì. Accusato di tentato omicidio, venne rilasciato per vizi di procedura.

Un'immagine di David Koresh

Fu invece Roden a uccidere (un uomo di nome Wayman Dale Adair) e a finire in un ospedale psichiatrico, permettendo a Koresh di mettere le mani sui suoi soldi.

Il nome di David Koresh (Koresh è il nome biblico di Cyrus il Grande) venne ufficialmente assunto dal leader dei Davidiani nel 1990 (all'anagrafe era nato Vernon Howell) per restare tristemente nella storia.

David era il Re della sua comunità e aveva relazioni intime con tutte le donne dal ranch, incluse le minorenni. Ebbe molti figli, sempre affermando di seguire gli ordini di Dio.

Quando l'FBI iniziò a indagare per abuso di minori, un ex membro dei Davidiani fornì informazioni sull'arsenale che Koresh deteneva illegalmente al ranch.

Ma quando gli agenti si presentarono con un mandato, Koresh iniziò a sparare. Quattro agenti morirono e diversi membri della setta vennero feriti.

A quel punto iniziò l'assedio, che durò 51 giorni e finì con la morte di Koresh e di gran parte dei suoi seguaci, barricati all'interno della loro chiesa in fiamme. Koresh venne assassinato dal suo braccio destro, nel tentativo - fallito - di fermare il folle proposito di uccidere tutti con il fuoco.

Morirono quasi 80 persone, fra cui 22 minorenni.

Jim Jones

Il predicatore Jim Jones

Siamo a Jonestown, Guyana, Sudamerica. Jonestown, la località che il predicatore Jim Jones battezzò in onore di se stesso.

Il 18 novembre del 1978 entra nella storia moderna come una delle date più tragiche, con il ritrovamento dei corpi di 909 persone.

La maggior parte morte per aver ingerito del cianuro, ma diversi cadaveri riportano ferite da armi da fuoco.

Il più grande suicidio di massa della storia viene realizzato su indicazione di un uomo che aveva convinto i suoi seguaci, gli adepti del Tempio del Popolo, di non avere altra scelta.

Dopo aver minacciato il Governo locale due anni prima di organizzare un suicidio di massa se avessero continuato a indagare su di lui, Jones iniziò a raccontare ai suoi follower del complotto ai danni del Tempio del Popolo.

Con un personale mix di politica e religione - ed evidenti segni di squilibrio mentale - Jones aveva promesso ai suoi di portarli al sicuro in Russia, dove il comunismo li avrebbe protetti. Ma quando il membro del Congresso Leo J. Ryan, preoccupato per le voci circolate grazie agli ex membri del Tempio, si reca a Jonestown con una troupe televisiva per indagare sulle condizioni di vita nella comunità, Jones perde la testa.

Manda i suoi, armati, ad ammazzare Ryan, insieme al corrispondente della NBC Don Harris, al cameraman Bob Brown e al fotografo Greg Robinson. Muore anche Patricia Parks, che fa parte della comunità ma tenta di fuggirne all'arrivo di Ryan.

Affermando che la Madre Russia si era appena rifiutata di accoglierli e che il Governo stava per sferrare un attacco, a seguito del quale donne e bambini sarebbero stati torturati e poi ammazzati, Jones organizza il suicidio di massa.

Oltre 400 persone bevono immediatamente il mix di valium e cianuro preparato da Jones. Altre 500 vengono ritrovate, morte, in giro per la comunità.

Molte, come anticipato, hanno ferite di armi da fuoco. Jim Jones si spara in testa.

276 dei 909 morti di Jonestwon erano bambini.

Siete pronti ad un nuovo episodio di American Horror Story: Cult?

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