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Smetto Quando Voglio - Ad Honorem, la recensione: vorremmo non smettessero mai

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Torna la banda dei ricercatori capitanata da Edoardo Leo in un terzo capitolo spumeggiante. La recensione del film di Sydney Sibilia, da oggi al cinema.

La banda in fuga in una scena di Smetto Quando Voglio - Ad Honorem

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"C'è in giro una persona che è pronta a fare una strage". Urla al mondo intero l'imminente pericolo, il neurobiologo Pietro Zinni. Nessuno, però, crede alla mente della banda dei ricercatori di Smetto Quando Voglio - Ad Honorem, terzo e ultimo capitolo della saga ideata da Sydney Sibilia in arrivo da oggi, 30 novembre, nei cinema italiani grazie a 01 Distribution.

L'ex spaccia-ricercatore col volto di Edoardo Leo si trova infatti dietro le sbarre, capro espiatorio - lui assieme alla banda tutta - di una machiavellica operazione di polizia messa in atto dall'ispettore Paola Coletti (la interpreta Greta Scarano) in Smetto Quando Voglio - Masterclass.

Fin dall'incipit di Ad Honorem è palpabile il gusto per la citazione di Sibilia, già ampiamente evidenziato nei precedenti capitoli: dalla serie TV Breaking Bad a Indiana Jones, le strizzate d'occhio si sprecano nella saga. 

Sono gli scienziati Venkman, Stantz e Spengler i riferimenti a cui guarda il regista salernitano: lo dimostrano i tentativi vani di Zinni di mettere in guardia le autorità in merito ad un fantomatico attentato che tanto ricordano i Ghostbusters che cercano inutilmente di giustificare alle autorità l'esistenza prima di Gozer e poi di Vigo.

Sibilia gioca con l'immaginario cinematografico dello spettatore, confezionando Smetto Quando Voglio - Ad Honorem come un'action comedy esuberante che sfiora solamente i toni farseschi del primo film e che proietta i personaggi in un contesto "larger than life" come solo ad Hollywood sanno fare. Almeno fino ad oggi.

Evado Quando Voglio

La banda dei ricercatori di Smetto Quando Voglio - Ad HonoremHD01 Distribution

La banda è stata sciolta, i componenti rinchiusi nelle diverse strutture carcerarie del Paese. L'unico modo per Zinni di fermare Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio nell'insolita veste di villain) - prof. convertito al terrorismo dopo una tragedia personale - è quello di entrare in contatto con un "vecchio nemico", l'Er Murena di Neri Marcorè. Per questo il leader dei ricercatori si fa trasferire nel carcere di Rebibbia (e qui torniamo all'incipit di Masterclass), dove organizza - con la complicità dell'avvocato Vittorio (Rosario Lisma) - un'evasione in grande stile.

La metamorfosi è totalmente compiuta al terzo capitolo. Ad Honorem recupera la tradizione della commedia all'italiana, sfumandola però con il prison e l'heist movie (i modelli sono quelli di Fuga da Alcatraz e Ocean's Eleven), dando vita ad un perfetto ibrido in cui humour e azione hanno eguale dosaggio. Tornano, ovviamente, la fotografia acida e i colori saturati che caratterizzano la saga ma non la Roma pop e fluo ammirata fin qui. 

Gli Ocean's Eleven de' noantri

Un piano d'evasione ideato come in un film di Mission: Impossible, un antagonista spietato e motivato come neppure i villain d'oltreoceano, un protagonista - non solo Leo, ma la banda tutta - ormai pienamente consapevole delle proprie doti fuori del comune: Smetto Quando Voglio: Ad Honorem segna un momento di svolta sia all'interno della saga stessa che del cinema nostrano. La commedia all'italiana è in parte tradita, dal momento che i protagonisti non sembrano più gli (anti)eroi impacciati degli inizi.

Ricordate? Latinisti, massimi esperti di chimica computazionale, assi della macroeconomia dinamica: le migliori menti in circolazione ridotte ai margini della società, uomini brillanti costretti ad arrabattarsi nei modi più squallidi, chi rinnegando il proprio titolo di studio chi venendo sfruttato da un benzinaio bengalese. Versavano nella più totale indigenza. Ora non più. Somigliano moltissimo al team soderberghiano agli ordini di George Clooney, i ricercatori galeotti. Ognuno sfrutta le proprie abilità: chi pianifica, chi procura i materiali, addirittura c'è chi canta nel Teatro dell'Opera.

Sydney Sibilia accanto a Neri Marcorè ed Edoardo LeoHD01 Distribution

È la consapevolezza di sé ciò che allontana la banda Zinni dalle varie armate brancaleone monicelliane, avvicinandola alla mitologia supereroistica. Stefano Fresi, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Valerio Aprea, Lorenzo Lavia, Giampaolo Morelli, Marco Bonini sono i protagonisti della prima evasione nerd della storia del cinema, un'azione da bad boys indispensabile per sventare una strage ad opera del gas nervino.

Sibilia attinge dal melting pot dei linguaggi cinematografici dando vita ad un terzo capitolo scoppiettante, irresistibile - complice un montaggio serrato - che fa di Smetto Quando Voglio la più riuscita saga del cinema italiano degli ultimi anni (e non solo). Quale altro film nostrano - eccezion fatta per Lo chiamavano Jeeg Robot - possiede sequenze e dialoghi già cult? La rapina in farmacia, la laurea come errore di gioventù del quale si è pienamente consapevoli: gli esempi si sprecano.

Il regista classe '81 è a tutti gli effetti il nostro vero myth maker, così come Tarantino lo è stato per gli americani nei primi anni '90. Vorremmo davvero che le avventure della banda non finissero mai.

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