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Vacanze di Natale, la storia di un fenomeno trash tutto italiano: il cinepanettone

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Non sono belli, piacciono: sono i cinepanettoni, un genere nato nel 1983, legato a nomi come De Sica, Boldi, Vanzina, Parenti.

De Sica e Boldi in una scena di Vacanze di Natale '91

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C'era una volta il "Maracaibo" della commedia natalizia, il cinema(re) Forza 9 che ti costringeva a resistere al richiamo della nascente TV privata e a fuggire. Sì, ma dove? In sala a vedere le avventure di una combriccola di giovani in vacanza per le Feste nella meta prediletta di allora: l'inarrivabile Cortina d'Ampezzo, un tempo appannaggio esclusivo dell'aristocrazia.

Era il 1983 e Vacanze di Natale - nato da una costola dell'operazione nostalgia anni '60 Sapore di mare - inaugurava il genere vacanziero sotto l'albero. Tutti a caccia della pole position per la libidine, col sole addosso e un whisky nella mano (Guido "Dogui" Nicheli docet), programma obbligato nell'Italia craxiana del benessere a tutti i costi.

Spensieratezza, edonismo e un'abbondante dose di frivolezza: nato come instant movie, il primo indimenticabile capitolo con Jerry Calà, Christian De Sica, Stefania Sandrelli e Claudio Amendola si sarebbe in seguito affermato come cult generazionale, destinato ad essere riprodotto in serie, imitato, idolatrato.

Non sono bello, piaccio

Carlo ed Enrico Vanzina danno vita nell'83 ad un vero e proprio fenomeno del grande schermo: Vacanze di Natale immortala gli slang giovanili dell'epoca, battezzando mode, coniando modi di dire, lanciando tormentoni destinati a gloria tutt'altro che effimera. Così il "fai ballare l'occhio sul tic" descrive - grazie al mitico Dogui - l'atto di osservare le lancette dell'orologio; la lingua italiana viene contaminata in maniera massiccia per la prima volta ("Giro di ricognizione del pueblo alla ricerca de los amigos"; "See you later!"); le frasi cult della storia del cinema vengono addirittura anticipate di netto (di "Hasta la vista" rivendica la paternità Nicheli e non il Terminator Schwarzenegger).

È l'Italia pallonara e motorizzata, quella a cui guarda l'antesignano del cinepanettone. Ci si chiede dove possa mai trascorrere il Capodanno il calciatore Toninho Cerezo ("forse dormirà perché è un professionista"), a Falcao in pagella si dà 9 (errore, gli si dà 10), il dilemma "l'Alfetta turbo oppure il BMW a iniezione?" manda in paranoia il malcapitato acquirente mentre "Alboreto is nothing" è il metro di paragone se il tempo stimato di arrivo a Cortina non supera le 3 ore.  

Una radiografia ridanciana del nostro Paese di allora, attaccato alle tradizioni eppure lanciato verso il nuovo millennio: ecco che allora, al consueto scambio dei doni sotto l'albero, fa seguito una frase liberatoria ("E anche questo Natale... se lo semo levato dalle palle") mentre l'uomo moderno - a detta di Robertino Covelli a.k.a. De Sica è (anche) bisex, dal momento che va a letto con Leonardo Zartolin dopo aver "castigato" un'americana (la bellissima Karina Huff, venuta a mancare qualche tempo fa).

E se Vacanze di Natale si è guadagnato di diritto l'etichetta di commedia di costume garbata ma senza fronzoli, giocata su equivoci e scaramucce amorose, lo deve anche ad una colonna sonora da hit parade, tra le più belle di quel decennio: Jerry Calà si esibisce in una splendida versione piano bar di "Maracaibo", sulle piste da sci risuonano le note di "Paris Latino", "Moonlight Shadow" e "Dolce vita", imperversa tra le vette venete "Vita spericolata" di Vasco Rossi.

Sarà una formula irripetibile, quella del 1983, crocevia isolato (e ideale) tra il Vacanze d'inverno con De Sica senior e Alberto Sordi e il cinepanettone che verrà, quello dominato dalla coppia Christian De Sica e Massimo Boldi. La genuinità della pellicola diretta da Carlo Vanzina non verrà mai ripetuta - forse solo sfiorata in Vacanze di Natale 2000. Cambieranno panorami politici e realtà sociali: quei ragazzi spensierati in vacanza a Cortina diverranno presto giovani rampanti della Milano da bere - non a caso di lì a poco uscirà nelle sale Yuppies - oppure affaristi della Roma dei segreti. Il filone, di conseguenza, si adeguerà all'appiattimento culturale favorito dalla TV, propinando allo spettatore prodotti via via sempre più trash, contraddistinti da una comicità a tratti bollita e dall'ossessiva ripetizione di schemi e situazioni.

Il primo Vacanze di Natale era cucito su misura attorno ad un manipolo di giovani comici, su tutti Jerry Calà. L'ex Gatto di Vicolo Miracoli, però, eccezion fatta per i due capitoli di Yuppies (e per il film a episodi Fratelli d'Italia), si allontanerà dalla Filmauro di Aurelio De Laurentiis, che dal canto suo virerà deciso verso la coppia De Sica/Boldi, attorno a cui ruoteranno comprimari del calibro di Ezio Greggio, Andrea Roncato, Diego Abatantuono, Nino Frassica - negli anni '90 - e poi Biagio Izzo, Enzo Salvi, Nino D'Angelo e i Fichi d'India nei primi anni 2000.

Il cast di Vacanze di Natale 2000HDFilmauro

Vi è chi i cinepanettoni li ha analizzati, studiando la fenomenologia di un genere che sarebbe un errore giudicare solo dal punto di vista qualitativo (è ovvio che sia piuttosto scadente). Con quasi 400 milioni di euro di incassi, lo studioso irlandese Alan O'Leary ribadisce la portata di un fenomeno che tra alti e bassi ha attraversato quasi 30 anni di cinema italiano.

Detestati e snobbati, i cinepanettoni hanno raccontato soprattutto i vizi del Bel Paese attraverso la celebrazione carnevalesca dell'italiano medio. Vigliacco, fedifrago, opportunista e arrogante: stereotipi attraverso cui una maschera come De Sica ha sfornato gag a ripetizione. 

Sono stati definiti cinici, volgari e sessisti, per il loro continuo esibire umorismo di grana grossa condito con la condotta immorale dei suoi protagonisti e la presenza sempre più ingombrante di nudità femminili, perlopiù starlette del momento o reginette del gossip prese in prestito dal piccolo schermo (anche se il più nudo di tutti è, curiosamente, sempre Bold)i. È chiaro che l'inesorabile discesa verso il trash si è consumata nel giro di un ventennio e non di un film solamente, percorrendo un'ideale parabola che va dalla "mandrilla di Porto Recanati" - la marchigiana cabriolet un po' esosa di Vacanze di Natale - al pasto a base di genitali di Natale a Miami passando per il dialogo su timidezza e solitudine fra il senatore Cesare Atticus e l'egiziana Iside in S.P.Q.R. - 2000 E 1/2 anni fa.

Christian De Sica e Massimo Boldi salutano moglie e figlia

A modo loro, i cinepanettoni - diretti, oltre che da Vanzina, anche da Enrico Oldoini e Neri Parenti - hanno fotografato usi e costumi dell'Italia berlusconiana. Se il primo Vacanze di Natale offriva uno scorcio di quella borghesia che sgomitava per un posto nei salotti dell'alta società, i film successivi si sono interessati agli intrallazzi di piccoli imprenditori e alle condotte discutibili di liberi professionisti intenzionati a cornificare le proprie mogli oppure ad insidiare le consorti altrui (seguendo le direttive del "decalogo del beccaccione" fornito dal Willy di Yuppies).

Dietro farse di bassa lega e commedie degli equivoci trite e ritrite vi è comunque il ritratto di un'Italia che si dà un tono (o, meglio, che cerca disperatamente di farlo). "Volete 'a trippa?", chiede il cameriere Alberto Sordi a due coppie di cafoni in vacanza a Saint Moritz. "La dignità, dov'è la dignità?!?", urla un De Sica che mostra il fondoschiena alla macchina da presa.

Vi è tanta attualità in questi film-termometro. Si pensi, ad esempio, alla satira grottesca sullo spauracchio dell'AIDS in anni '90 (che uscì nelle sale dopo la morte shock della stella dei Queen, Freddie Mercury). Spesso i cinepanettoni hanno addirittura previsto mutamenti sociali e/o politici: riguardatevi, ad esempio, il discorso sugli immigrati di Leslie Nielsen davanti al senato in S.P.Q.R. - 2000 E 1/2 anni fa, sorta di "Mani pulite" all'epoca dei Cesari (pellicola che fece imbestialire De Laurentiis dopo averla vista, convinto che si sarebbe tramutata in un flop: incassò invece 30 miliardi).

Christian De Sica e Leslie Nielsen sul set del filmHDFilmauro

Col passare del tempo, si guarda ai film di Boldi e De Sica con un occhio più benevolo, mettendo in risalto il rito collettivo a cui essi hanno dato vita. Non c'è stato Natale - almeno fino al 2008 - senza che intere comitive si siano recate in massa nelle sale a vedere sempre il solito film (dopo i "Vacanze a..." è stata la volta della formula "Natale + preposizione + località esotica e/o mondana", quasi sempre lontana dai confini nazionali). Qualcosa di assimilabile solo alla Tombola e al Mercante in fiera, al pandoro e alla visione di Una poltrona per due la sera della Vigilia.

Dopo l'exploit degli anni '90 e dei primi 2000, la verve cinepanettonara si è progressivamente affievolita. Difficile far ridere gli italiani in tempo di crisi propinando personaggi benestanti in vacanza in posti da sogno. E del resto i protagonisti sono invecchiati, finendo pure per divorziare (artisticamente) tra le polemiche. Il riferimento è al duo De Sica/Boldi.

Risata precaria

Oggi, celebrando il funerale del cinepanettone, è curioso constatare quanto sia difficile sorridere al cinema. Si rideva di (cattivo) gusto prima, non solo con i film di Parenti e Vanzina. È il ricambio generazionale degli artisti che è venuto meno, lasciando il panorama italiano in balia di Checco Zalone, bravo più di tutti a coniugare l'italiano medio fantozziano con quello cafone dei cinepanettoni (dovrà però, anche lui, evitare il pericolo del "già visto" in cui sono inciampati i vari Pieraccioni e Aldo, Giovanni e Giacomo).

Sarebbe davvero il caso di chiedersi perché oggi, al cinema, non "ci si scompiscia" (per dirla alla Totò). Forse siamo anche noi più tristi, ingabbiati tra social network che somigliano sempre più ad aule di un tribunale e aspirazioni soffocate da un sistema che ci costringe, anzi ci abitua (che è peggio), ad una vita da precari. Come quelli di Smetto Quando Voglio, manifesto (quasi isolato) della risata intelligente sì, ma piena.

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