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Donato Carrisi al Noir In Festival: somiglio ai miei investigatori e ai miei killer

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Scrittore da milioni di copie nel mondo e regista da incassi record: il re del thriller letterario e cinematografico italiano, Donato Carrisi, racconta sé stesso e il nuovo romanzo al Noir In Festival.

Donato Carrisi

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Elegante ma alla mano, Donato Carrisi potrebbe essere scambiato per uno dei docenti che affollano l'università IULM o uno degli uomini d'affari che popolano le strade milanesi. Invece uno degli ospiti di punta della ventisettesima edizione del Noir In Festival, si presenta con numeri da vera e propria rock star cinematografica e letteraria. I suoi thriller sono best seller nei quattro angoli del globo e l'hanno portato a vendere un numero di copie a sei zeri in tutto il mondo. Il suo esordio da regista, La ragazza nella nebbia, di milioni ne ha incassati oltre 3,5 al solo botteghino italiano, diventando insieme a The Place uno dei rari successi dell'annata cinematografica italiana. 

I suoi fan siedono pazienti nell'auditorium universitario, gli chiedono informazioni sul suo nuovo romanzo, in attesa di farsi firmare una copia dei titoli precedenti. Carrisi risponde volentieri, si presta agli autografi e racconta, con dovizia di particolari e qualche battuta ironica, come sia diventato uno degli scrittori noir più letti e amati al mondo

Donato Carrisi autografa ai propri fan i suoi libriHDElisa Giudici
Donato Carrisi autografa ai suoi lettori i loro romanzi preferiti dopo l'incontro del Noir In Festival

Donato Carrisi presenta L'Uomo del Labirinto

Quattrocento pagine tonde tonde, una ragazza rapita, due uomini all'inseguimento del suo aguzzino, l'Uomo del Labirinto: sono questi gli ingredienti del nuovo romanzo di Donato Carrisi, pronto a aggiornare al rialzo il conto impressionante dei suoi record di vendite. Per combattere il freddo della stagione invernale, lo scrittore ci trascina in una torrida estate ricca di crimini e colpi di scena. La canicola è così violenta che non si può che lavorare nelle ore notturne, ribaltando il normale ciclo sonno veglia. 

Dalle tenebre afose e brulicanti di vita riemerge Samantha, una tredicenne scomparsa nel nulla tempo prima. L'adolescente è riuscita a sfuggire al suo aguzzino, il cui enigmatico soprannome dà il titolo al romanzo: L'Uomo del Labirinto. La ragazza verrà presto affidata alle cure di un geniale profiler che lavora con le forze dell'ordine, il dottor Green. Green di professione e per vocazione insegue le tracce dei mostri, ne studia le menti, fino a coglierli in fallo e rivelarli alla luce del sole. Stavolta però il suo temibile avversario non sarà davvero facile da stanare. Mostro e cacciatore hanno però qualcosa in comune, come rivelato dallo scrittore: 

Sì, in entrambi i personaggi c'è un po' di me stesso. L'accostamento con il dottor Green è più ovvio e immediato: entrambi siano grandi appassionati di profilazione criminale, ovvero quella scienza forense che tenta di analizzare e predire il comportamento di serial killer e altri "mostri" della cronaca nera. Tuttavia anche nel carattere dell'Uomo del Labirinto ogni tanto intravedo qualche riflesso del mio modo di essere. In fondo ogni personaggio è figlio del proprio scrittore, anche solo a livello subconscio. 

Donato Carrisi: nella vita faccio il narratore

Dopo aver venduto oltre 3 milioni di copie dei suoi romanzi in tutto il mondo, Donato Carrisi può ben considerarsi uno degli scrittori italiani più letti al mondo. Eppure lui sostiene di non amare questa definizione e di preferire definirsi un narratore. Quando non avrà più storie da raccontare, smetterà di scrivere. L'Uomo del Labirinto, di recente pubblicato da Longanesi, non va che a cementare la sua carriera di scrittore, partita sotto auspici non troppo favorevoli, come lui stesso racconta:

Quando ero giovane, povero in canna e ossessionato dai miei genitori che mi volevano avvocato o ingegnere, mi capitava spesso che mi chiedessero che lavoro facessi. Quando rispondevo “lo scrittore”, si sentivano in dovere di precisare “no, ma come lavoro vero cosa fai?”

L'invito del Noir In Festival non è certo casuale: dal ciclo di Mila Vasquez fino a quello di Marcus e Sandra, passando per il grande successo dei suoi romanzi autoconclusivi, Carrisi predilige le atmosfere noir, la tensione del thriller un cuore narrativo che affonda nel crimine. 

Lo scrittore Donato CarrisiHDElisa Giudici
Donato Carrisi si racconta al Noir In Festival

Agli inizi di carriera però la sua penna era al servizio di tutt'altro genere: la commedia. Fu un thriller, uno visto al cinema, a cambiargli per sempre la vita: 

Ho cominciato a scrivere thriller quasi per caso, nel 1992. A ispirarmi fu Il Silenzio degli Innocenti, che vidi insieme a un ragazza che volevo rimorchiare, in un mercoledì universitario. Uscito dalla sala mi ero scordato della ragazza. Quel film mi cambiò la vita: decisi di cambiare indirizzo all’università, da civilistico a penalistico con indirizzo criminologico.

Da quel momento Carrisi mise da parte la sua attività di commediografo per una piccola compagnia teatrale pugliese e approfondì i suoi studi criminologici. Il suo personaggio Green non solo gli somiglia perché è affascinato dai medesimi argomenti, ma è anche intimamente connesso ai protagonisti de Il silenzio degli Innocenti.

Donato Carrisi: dalla pagina scritta alla regia

Donato Carrisi non è solo uno scrittore di successo, ma in quest’annata avarissima di successi per il cinema italiano, è il regista con il migliore incasso italiano del 2017. Carrisi ha infatti portato su grande schermo uno dei suoi romanzi autoconclusivi più celebri, La ragazza nella nebbia, un thriller palpitante immerso in un tranquilla vallata italiana (che vi ho già recensito).

Il film ha sfondato quota 3,5 milioni di euro al botteghino rilevato da Cinetel. Si tratta di un risultato ragguardevole per un film italiano diretto da un regista esordiente, anche se aiutato da nomi pregevoli nel cast come quello di Jean Reno, Toni Servillo e Alessio Boni. Un successo, come ha spiegato Carrisi, che è arrivato quasi a sorpresa, grazie al passaparola:

Nonostante fossimo passati per la Festa del Cinema di Roma e tutti i giornali e i TG parlassero del film, gli incassi dei primi tre giorni furono disastrosi. Dal sabato però il film inizò a decollare, in maniera del tutto inaspettata. Nella seconda settimana di sfruttamento il numero di biglietti strappati è andato crescendo, fenomeno ormai rarissimo e direttamente collegabile al passaparola tra le persone.

Interrogato sul suo esordio cinematografico - basato dalla voglia di portare in prima persona il proprio best seller al cinema - Carrisi ha precisato che è sì un esordiente, ma non un neofita. Non ci si improvvisa registi - ha spiegato - infatti io ho lavorato come aiuto regista e poi come regista di seconda unità per anni per la TV e il cinema italiano, quindi conoscevo già il mestiere.

La copertina di L'uomo del labirintoLonganesi
Donato Carrisi presenta il suo nuovo romanzo, L'uomo del labirinto

Le sensazioni sul film sono state positive sin dal set. Carrisi ha spiegato che maestranze e attori si sono prestati da subito con grande trasporto, pur non potendo garantire stipendi e incassi da capogiro per un progetto rischioso come quello. Ci divertivamo tutti i giorni sul set - ricorda sorridendo - e in genere è un ottimo indizio che il materiale su cui stai lavorando è di qualità.

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