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The Walking Dead 8x08: la recensione del finale di midseason

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Un midseason finale all’altezza delle aspettative, che corona il percorso di approfondimento visto finora, ci lascia con un colpo di scena che avrà conseguenze devastanti. E niente sarà più come prima.

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Gli occhi lucidi, il tremore, lo sguardo di un uomo perso, che non sa cosa fare. Il midseason finale di The Walking Dead 8 si apre e si chiude con quello sguardo.

Lo sguardo di Rick Grimes. Il nostro sguardo.

Danai Gurira aveva anticipato che nell’ottava stagione tutto sarebbe cambiato, e non mentiva. Dopo aver sottolineato come siano i percorsi evolutivi e le decisioni dei personaggi a portare avanti la storia, gli autori ci hanno mostrato come anche le scene d’azione si siano evolute. Diventando in qualche modo più mature, più cariche di dramma dal punto di vista prettamente emotivo. Per ciascuno dei personaggi coinvolti.

In linea con l’approfondimento psicologico riservato agli episodi visti fin qui.

Il senso profondo di The Walking Dead 8 emerge in tutto e per tutto.

Da quegli occhi lucidi al cliffhanger più devastante e ricco di significati visto finora.

Il vuoto davanti agli occhi

Quello davanti allo sguardo di Rick, arrivato al Santuario insieme a Jadis e ai suoi uomini, è uno sguardo vuoto. Quando nessuno risponde alle chiamate via radio, sappiamo bene a chi sta pensando: a Carl, prima di tutto. Se non arrivano segnali, significa che è successo qualcosa. E il primo pensiero di un padre è per i suoi figli.

In particolare, per quel figlio che cerca di proteggere da 8 anni in TV, per noi, e da diversi mesi - per la precisione da meno di due anni - nella realtà narrativa (per i dubbi sulla gravidanza di Maggie, sempre legittimi, ricordo questo articolo).

Meno di due anni. Venti mesi, circa. Ma sono mesi così difficoltosi, snervanti e carichi di dramma che contano come secoli.

Carl Grimes è cresciuto, in quei mesi.

Era un ragazzino spaventato che ha dovuto fare i conti con la fine del mondo. Con la morte della sua mamma. Con il fatto di doversi occupare del suo corpo perché non si trasformasse in una creatura mostruosa.

Quel ragazzino spaventato ha imparato a sparare, a difendersi, a uccidere a sangue freddo e poi a rimanere fedele ai propri principi senza comunque abbassare la guardia.

Qual ragazzino spaventato, ora, è pronto a correre dei rischi per salvare la vita di uno sconosciuto.

Ed è pronto a offrire la propria vita affinché altri vivano.

Il vuoto nello sguardo di suo padre - prima perché non ha notizie di lui e alla fine perché ne riceve una terribile - verrà colmato dal coraggio, dall’amore e dalla consapevolezza di aver fatto di Carl Grimes un uomo perbene in un mondo in cui tutto, ma proprio tutto, è male.

The Walking Dead: Carl e Rick Grimes

Il grande attacco

L’illusione di poter vincere aveva già iniziato a sfumare dopo il fallimento del piano di Daryl e Tara. Benché loro ancora non lo sapessero.

Morale: non prendere iniziative di testa propria, quando Rick aveva già pianificato tutto diversamente.

Poco importa, però. Inutile piangere sul latte versato. Anche perché non ce n’è il tempo: le conseguenze del fallimento - che Daryl e Tara ancora non sanno nemmeno di aver causato - bussano alla porta molto prima del previsto.

L’azione si svolge su tre fronti: al Regno, ad Alexandria e lungo la strada, nel punto in cui Maggie e gli altri abitanti di Hilltop vengono intercettati.

Per ogni comunità c’è un leader che si scontra con il Salvatore al comando: Gavin ed Ezekiel, Simon e Maggie, Negan e… Carl. Perché Rick non c’è, e suo figlio - al comando, come aveva detto Michonne - si dimostra all’altezza della situazione.

Così come nelle altre comunità.

I Salvatori sembrano sul punto di schiacciare la ribellione, ma le cose non vanno come previsto.

Maggie ha 39 - pardon: 38… - ostaggi con cui negoziare, e non ha certo intenzione di arrendersi.

Ezekiel ha ritrovato se stesso e ha permesso ai suoi di fuggire, affidandoli alle cure di Carol per poi farsi catturare.

E Rick… Rick ha Carl. Carl, che intrattiene Negan offrendogli la sua vita per consentire agli altri di mettere in atto il piano di fuga.

Carl, che si aggira fra le strade di Alexandria mentre le case esplodono, una dopo l’altra: piuttosto che consegnarla ai Salvatori, Alexandria verrà distrutta.

Carl, che ha avuto la lucidità di prendere i lacrimogeni per rendere più difficile il compito a Negan.

Carl. Carl, che ha vinto la battaglia. Ma ha appena perso la guerra per la sopravvivenza.

The Walking Dead 8: Maggie nel midseason finale

Basta un attimo

Tutto il resto - Morgan che ascolta la resa di Ezekiel, Aaron ed Enid che s’imbattono nelle donne del villaggio incontrate da Tara, Eugene che fa la cosa giusta consentendo a Gabriel e al dottore di scappare, Dwight che ammazza i suoi per aiutare Daryl e riesce a farsi risparmiare la vita - passa in secondo piano.

Tutto.

Perché alla fine, in un episodio in cui l’azione è stata palesemente condizionata dall’evoluzione dei personaggi - a cominciare da Carl, appunto - devono ricordarcelo.

Devono ricordarcelo, come funziona nel nuovo mondo.

Devono ricordarcelo, che basta un secondo perché tutto sia finito.

Devono ricordarcelo, come un morso - sull’addome, in un punto impossibile da eliminare - possa mandare all’aria mesi di sacrifici, lotte, coraggio e lacrime. E anni d’amore.

Devono ricordarcelo, perché eravamo troppo presi dalle mosse dell’uno e dell’altro esercito, per pensarci.

Devono ricordarcelo, che basta un morso a cambiare tutto.

Non c'è bisogno di mostrarci orde di zombie: basta un morso, a ricordarci che ci sono. E che, in fondo, contano solo quando si mettono in mezzo fra un uomo e la sua missione.

Perché è così che deve essere.

The Walking Dead tornerà il 26 febbraio 2018 in prima visione assoluta su FOX

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