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Giornata della Memoria 2018: i film da rivedere per non dimenticare

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Da Schindler's List a La vita è bella, i film sulla Shoah da rivedere il 27 gennaio, Giornata della Memoria.

Mélanie Laurent, Ralph Fiennes e Michael Fassbender nella cover

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Convogli sovraffollati, pigiami a strisce, miseria e disperazione. Un unico volto - quello dell'Olocausto - dietro milioni di storie diverse. Il Novecento ha dovuto fare i conti con le pagine più buie della storia dell'umanità, quasi sempre in nome di interessi economici mascherati da ideologie traballanti.

In occasione della Giornata della Memoria 2018, abbiamo voluto tener fede all'insegnamento di Primo Levi ("Tutti coloro che dimenticano il proprio passato, sono condannati a riviverlo") ripercorrendo alcuni celebri film che nel corso degli anni hanno trattato l'orrore della Shoah.

Attestazioni su celluloide di misfatti, tragedie - personali e collettive - e azioni disumane rievocati con il fine ultimo di scongiurare un domani il ripetersi di un genocidio inspiegabile, facendo appello alla coscienza di vecchie e nuove generazioni.

Il contrasto cromatico con cui Spielberg descrive l'orrore in Schindler's List

"Chiunque salva un vita, salva il mondo intero"

Il Cinema ha spesso rievocato la Shoah attraverso un intreccio significativo tra piccola e grande Storia, osservando da vicino gesti e reazioni dei protagonisti, chi a proprio agio nel marciare al passo dell'oca indossando l'uniforme nazista oppure solamente abbracciando l'ideale della svastica, chi vittima di una persecuzione senza fine e chi, infine, chiamato all'eroismo per porre fine alla spirale di violenza dettata dal Terzo Reich.

La mente corre allora a Schindler's List, pioggia di statuette agli Oscar del '94. Spielberg, raccontando in bianco e nero la vera storia dell'imprenditore Oskar Schindler (impersonato da un superlativo Liam Neeson), lascia in eredità una delle immagini più potenti che un dramma di guerra possa raccontare: un cappottino rosso tra la folla.

I classici: da Il grande dittatore a Il pianista

"Dov'è finità l'umanità", sembra chiedersi Charlie Chaplin ne Il grande dittatore, magnifico film denuncia della barbarie nazi-fascista mascherato da parodia, con tanto di nomi e aspetto dei protagonisti a elaborare una caricatura geniale dei veri dittatori dell'Asse.

Torna invece per le strade polacche insanguinate dai massacri nazisti, Roman Polański, che nell'indimenticabile Il pianista osserva con gli occhi del musicista Adrien Brody il precipitare degli eventi nel ghetto di Varsavia: occupazione, rastrellamenti e un quotidiano e macabro senso di morte non possono non shockare lo spettatore, lasciandolo basito mentre, scuotendo la testa, continua a domandarsi se ci sia davvero una spiegazione ad un simile sfoggio di cupidigia umana.

Da Scola a Benigni

L'Olocausto visto dallo stivale: Ettore Scola, dopo il toccante Una giornata particolare (splendidi Loren e Mastroianni), torna sull'argomento nel 2001 con Concorrenza sleale, storia di due commercianti rivali costretti a fare i conti con la promulgazione delle leggi razziali in Italia.

Che accade, invece, se ad affacciarsi sulla Shoah sono i più piccoli? A rispondere, tra le altre, sono due pellicole come La vita è bella e Il bambino con il pigiama a righe. Se Roberto Benigni riesce nel miracolo di cospargere d'ironia l'inferno in Terra - il disperato tentativo di un padre di far credere al proprio figlio che la deportazione e i campi di concentramento siano tutto un grande gioco - il film di Mark Herman riesce a raccontare attraverso un'amicizia separata da una recinzione l'Olocausto a misura di bambino.

Una tragedia, mille volti: da La tregua a Train de vie

Il cinema della Shoah si distingue (anche) per le diverse angolazioni con cui riesce a percorrere trasversalmente quanto accaduto: testimoni di un orrore indicibile (Il Primo Levi de La tregua di Francesco Rosi), artefici spietati (La caduta, il film in cui Bruno Ganz indossa i panni del Führer in quelli che furono gli ultimi giorni di vita di Hitler), pedine costrette a fare i conti col proprio passato (la Kate Winslet di The Reader - A voce alta).

L'iconografia della Shoah poggia, oltre che su svastiche e stelle di David, sulla figura del treno, mezzo di locomozione utilizzato in modo massiccio all'epoca per le deportazioni in massa. Se in Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari un convoglio ferroviario consente ad un manipolo di "bastardi senza gloria" di decimare i nazisti, con Train de vie - Un treno per vivere si assiste, tra il serio e il faceto, ad un avvincente tentativo di gabbare gli uomini del Führer spacciando il treno per un convoglio carico di deportati.

A caccia di nazisti: da Bastardi senza gloria a X-Men - L'inizio

A ogni azione corrisponde una reazione. Capita, quindi, che le vittime dell'Olocausto recitino la parte dei vendicatori, almeno sul grande schermo. È il caso di Brad Pitt a.k.a. Aldo Raine, tenente al comando dei bastardi assetato di scalpi nazisti. Ancor più agguerrita è Shosanna Dreyfus di Mélanie Laurent, ebrea francese testimone del massacro della propria famiglia avvenuto anni prima in una fattoria. Il cinema di Tarantino è interventista e, in quello che è un esemplare esercizio di ucronìa, il regista di Bastardi senza gloria uccide i vertici del Terzo Reich.

Agisce in vece in solitaria il Michael Fassbender di X-Men - L'inizio. Il suo Magneto rincorre fino in Argentina gli aguzzini della madre, uccisa anni prima davanti ai suoi occhi in un campo di concentramento. Seguirà le orme del Signore del magnetismo anche il Christopher Plummer (reduce da Tutti i soldi del mondo) del revenge movie Remember, anziano ebreo affetto da demenza senile a caccia di un altrettanto vecchio nazista.

Tempi moderni: da Il figlio di Saul a La signora dello zoo di Varsavia

Tra i film a tema Shoah degli ultimi tempi, Il figlio di Saul è quello che più di tutti mesta nel torbido di una "soluzione finale" assurda, inumana. Lo fa testimoniando la condizione dei sonderkommando nei campi di sterminio, giovani costretti dalle SS a farsi carico del compito più ingrato: scortare i condannati a morte alle camere a gas e poi rimuovere dalle stesse i cadaveri dei loro compagni.

La signora dello zoo di Varsavia racconta invece una vicenda per molti aspetti simile a quella narrata in Schindler's List: gli sforzi di una coppia polacca proprietaria di un bioparco per cercare di trarre in salvo gli ebrei perseguitati nascondendoli nello zoo oppure spacciandoli per inservienti.

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