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Ore 15:17 – Attacco al treno, la recensione del film di Clint Eastwood

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Clint Eastwood torna al cinema con Ore 15:17 – Attacco al treno. La recensione del film che ricostruisce la tentata strage del 2015 a bordo del treno Thalys.

Il poster ufficiale di Ore 15:17 – Attacco al treno

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Non ricorderemo Ore 15:17 – Attacco al treno come uno dei migliori film di Clint Eastwood. Battuta d'arresto per l'ex texano dagli occhi di ghiaccio? Senza alcun dubbio, sì. Interessato negli ultimi anni al cinema biografico, il regista classe '30 (!!!) tenta di bissare senza successo l'operazione Sully attraverso una storia (vera) di eroismo comune.

Il 21 agosto 2015 lo jihadista Ayoub El-Khazzani, salito a bordo del treno Thalys n. 9364 diretto da Amsterdam a Parigi, tenta di compiere una strage imbracciando un AK-47. L'attentato viene sventato da tre passeggeri americani: Spencer Stone, sergente dell'Air Force, Alex Skarlatos, soldato della Guardia nazionale reduce da una missione in Afghanistan e il loro amico Anthony Sadler, laureando della California State University.

Muovendo da un recente caso di cronaca, Eastwood si dimostra interessato non tanto a rievocare i drammatici e convulsi attimi sul treno (il cui minutaggio è davvero esiguo), quanto a inerpicarsi su un sentiero - già battuto in passato - attraversato da fede, conservatorismo sociale e fatalismo, finendo per (quasi) scadere nella retorica, complice una sceneggiatura piuttosto deludente.

Ancora una volta il regista di Million Dollar Baby guarda all'uomo qualunque, calato in un contesto straordinario: il cecchino Kyle di American Sniper come pure il pilota Sullenberger. Tocca a tre giovani californiani, che Eastwood  approccia con piglio documentaristico, senza però riproporre il coinvolgimento delle pellicole precedenti.

Non aiuta, forse, aver reclutato come attori i veri protagonisti della vicenda. Colui che ha più spazio nel film - ovvero Spencer Stone - ha una presenza scenica prossima allo zero (e non è, questo, un giudizio meramente estetico, anche D'Onofrio in Full Metal Jacket non era certo un adone), mentre Sadler dimostra un certo feeling con la macchina da presa.

I protagonisti di Ore 15:17 – Attacco al trenoHDWarner Bros.

Per ovviare all'esile spazio riservato alla tentata azione terroristica, il regista di Ore 15:17 – Attacco al treno ricorre frequentemente all'analessi. Ma l'esplosione della narrazione è assai più contenuta rispetto ai loop di Sully (Eastwood ripropone da diverse angolazioni la sequenza dell'ammaraggio dell'Airbus pilotato da Tom Hanks), quasi da far risultare i continui flashback che hanno ad oggetto l'infanzia dei tre protagonisti il vero ordine cronologico dei fatti narrati, la cui linearità viene interrotta dall'eroismo su rotaia che, di logica, costituirebbe invece il presente del film (avvalorato dal fatto che la sequenza d'apertura mostra, sempre di spalle, il terrorista intento a salire sul treno).

Mentre in Sully l'effetto sorpresa dei flashback e delle sequenze oniriche di Hanks risultavano efficaci nel disorientare lo spettatore (confondendolo al pari del comandante Sullenberger), qui è tutto più didascalico, se non addirittura telefonato, a partire dall'evitabile voice over di uno dei protagonisti che "avvisa" lo spettatore dell'imminente salto indietro nel tempo del racconto. Sembra l'incipit di una delle tante commedie americane, è invece l'inizio dell'ultimo film di uno dei più validi cineasti americani.

Dopo i primi, inequivocabili, segnali d'allarme, Ore 15:17 – Attacco al treno prosegue attraverso cliché abusati (adolescenza problematica e addestramento militare) finendo addirittura per proporre un filmino delle vacanze europee di Stone, Skarlatos e Sadler in cui abbondano luoghi comuni (la pizza italiana ordinata a Venezia, la birra a Monaco e così via) e strizzate d'occhio a cult demenziali come Una notte da leoni, mantenendo però sempre un atteggiamento puritano rispetto alle avventure esagerate di Bradley Cooper e compagnia.

Forse sarebbe stata più azzeccata la scelta del docu-film (e in effetti questo sembra l'ultima, fiacca, fatica di Eastwood) per elogiare tre giovani americani - a cui va aggiunto un 62enne britannico - che hanno risposto al terrore col coraggio.

Cinema celebrativo che si fa pensiero politico, senza però eccellere nel risultato.

Voto5,5/10

Clint Eastwood racconta una storia (vera) di eroismo comune. Lo fa col piglio documentaristico e senza mai coinvolgere davvero lo spettatore.

Emanuele Zambon

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