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La fine della ragione, il mondo post-socialpocalittico di Rrobe

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Feltrinelli esordisce con la sua collana Comics curata da Tito Faraci. Il primo volume è scritto e disegnato da Roberto Recchioni e ci porta in un mondo post-apocalittico in cui l'Italia vede la scienza come vero nemico da combattere.

La fine della ragione o il mondo social-pocalittico di Rrobe

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Era settembre 2017 e Feltrinelli annunciava l'inizio della sua collana Comics. Una scelta interessante, quella dell'editore milanese, che apriva le sue pubblicazioni ai fumetti seguendo l'esempio così di Mondadori, Rizzoli e molte altre che avevano già intuito il potenziale magnetico della graphic novel. Sempre nell'annuncio ufficiale, Feltrinelli aveva annunciato che Tito Faraci, scrittore di Dylan Dog, Spider-Man e Topolino, avrebbe curato la collana, con il primo volume scritto e disegnato da una delle personalità più divisive del panorama fumettistico italiano: Roberto Recchioni

L'autore romano è scrittore, sceneggiatore e disegnatore. Ha scritto e disegnato Orfani per Bonelli, Monolith e John Doe, ha pubblicato Ya per Mondadori e ora ha inaugurato la collana di Feltrinelli Comics. Eppure, la critica maggiore a lui rivolta è stata quella di aver preso in mano le redini della collana Dylan Dog e averla attualizzata. Non staremo qui a dire se l'esperimento sia stato negativo o positivo, ma quello è sicuramente il motivo dell'astio nei confronti dell'autore romano. In ogni caso, le opinioni politiche e personali, sui social, dell'autore sono spesso taglienti, esplicite e volutamente irriverenti. Il mondo del fumetto si divide tra chi lo ama e chi lo odia, non si riesce ad essere indifferenti nei suoi confronti. Ma cosa c'entra la parte social, la parte più privata di Recchioni ne La fine della ragione? C'entra. Perché La fine della ragione è l'estrema conseguenza, chiaramente satirica, di quello che potremmo definire "social-pocalisse".

Copertina de La fine della ragioneHDFeltrinelli Comics
Notate una certa somiglianza tra il personaggio e l'autore?

La fine della ragione, o la fine della conoscenza

Come già accennato, La fine della ragione è un volume dichiaratamente ironico. Ma tenta, in ogni modo, di far riflettere il lettore. Perché quello che Recchioni tenta di dirci è che la deriva dell'Italia è cominciata ormai da tempo, ma i social network riescono ad acuirla sempre di più. La paura, i complottismi, Big Pharma e i no-vax, tutto quello che leggiamo potrebbe, prima o poi, essere il presente distopico di un futuro non troppo lontano. Così come, ai suoi tempi, Orwell faceva con 1984, in cui le paure di Eric Arthur Blair scrittore venivano riversate su carta e ne facevano un capolavoro della letteratura del ventesimo secolo.

La legge dell'1=1 viene portato al limite della ragione, valicandone i confini e facendo sprofondare il nostro Paese in un nuovo medioevo in cui la scienza è fuorilegge, i medici sono degli stregoni eretici che vogliono prevaricare la conoscenza popolare nel tentativo di arricchire fantomatici clienti. Tutto parte dalla rabbia, dal risentimento e dall'odio verso il diverso, verso chi è più ricco, verso chi ha studiato di più. Perché studiare, ormai, non è più sinonimo di perizia, ma sinonimo di diversità. La scienza non è un'opinione. Non lo è mai stata. Non ci si può svegliare e dire quello che ci passa per la testa se non si hanno prove, fonti e studi alle spalle. il tema è più che mai attuale e non può passare inosservato. Una critica dura e pura, che però non riesce pienamente nel suo intento.

Quello di Recchioni è un "vaffanculo" chiaro e preciso a chi odia per professione o per noia, a chi grida al complotto per sentito dire e a chi vuole sostituirsi alla cultura o alla ragione in favore del dissenso e della democrazia diretta. In più, oltre alla critica sociale, Recchioni infonde anche un po' della sua vita nel fumetto: in più di una intervista, l'autore stesso ha parlato di come sua madre sia stata più di una volta la sua ancora di salvezza e la sua forza, una donna a cui deve tutto. E lo stesso vale per la protagonista del racconto, la madre che vuole salvare la figlia dalla follia popolare per poterle dare un futuro migliore e che va contro tutto e tutti pur di proteggerla.

Lo stesso, Recchioni, in più di un'occasione, ha ricordato che il libro è stato frutto di una scrittura velocissima. I tempi stringevano ed è evidente soprattutto dallo sviluppo della storia. Il concept, seppur simile a quello di molti romanzi distopici, è sicuramente ottimo eppure la realizzazione ne viene fuori un po' mozzata. Sembra quasi più di leggere un soggetto di una sceneggiatura che una graphic novel. Il disegno di Recchioni è il solito, in alcune tavole stupisce mentre in altre si perde un po', anche volutamente, con uno stile più semplice e meno curato. La scelta di intervallare la storia con il racconto dello scrittore e alcuni flashback è piacevole, non spezza il ritmo della narrazione ma anzi lo rende ancora più intrigante e interessante. Ciò nonostante, La fine della ragione lascia un po' di amaro in bocca per quello che avrebbe potuto essere ma non è stato. Forse, l'uscita posticipata alla seconda metà del 2018 avrebbe giovato alla costruzione della trama e al suo sviluppo. Magari, invece, la peculiarità della graphic novel sta proprio nel suo essere così veloce e scorrevole, senza fronzoli e diretta al punto. 

In definitiva, La fine della ragione rimane un fumetto più che buono che inaugura alla grande la nuova collana Feltrinelli Comics. Certo, la realizzazione non è stata delle migliori eppure la graphic novel di Rrobe si candida sicuramente ad uno dei fumetti più interessanti dell'anno e, come sempre quando si parla di Recchioni, ad uno dei fumetti più divisivi, in termini di critica e apprezzamento, dell'intero 2018.

Copertina de La Fine della ragioneFeltrinelli Comics
Il fumetto è disponibile dall'8 febbraio

La fine della ragione (112 pagine) è disponibile su Amazon e Feltrinelli.it al costo di 16 euro.

Voto8/10

La fine della ragione è l'ultima graphic novel di Rrobe. Un fumetto sentito, cattivo e amaro che tenta di farci riflettere sulla società che ci circonda. Un must per gli amanti del genere distopico.

Antonio David Alberto

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