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L'assassinio di Gianni Versace: la narrazione del quinto episodio

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Andrew Cunanan era una maniaco del controllo, incapace di accettare che gli altri prendessero delle decisioni in contrasto con le sue aspettative. Ce lo racconta il quinto, fondamentale episodio de L'assassinio di Gianni Versace.

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Il quinto episodio di American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace si apre con la sequenza che avevamo già analizzato qui. La sequenza che sottolinea ancora una volta come, nella prima metà degli anni '90, l'omosessualità fosse ancora un tabù. Un rischio economico, un modo per rendersi vulnerabili agli attacchi di quelli che oggi definiremmo haters.

Due anni dopo, il 23 aprile del 1997, Andrew Cunanan organizza il viaggio a Minneapolis. Il viaggio il cui esito ci è stato mostrato nell'episodio precedente: il viaggio che costerà la vita a Jeff Trail e David Madsen e trasformerà Cunanan, tossicodipendente e bugiardo patologico, in un serial killer. E come d'abitudine, gli autori - basandosi sulle teorie formulate da Maureen Orth nel libro che ha ispirato la serie, Piaceri volgari - ci raccontano la storia delle vittime di Cunanan.

Vittime e carnefice

Lee Miglin e sua moglie. Jeff Trail e David Madsen. E poi, naturalmente, Gianni Versace.Le vite delle vittime del folle odio di Andrew Cunanan ci vengono raccontate da un punto di vista molto preciso: dal punto di vista di ciò che rappresentavano per lo stesso Cunanan.

David era l'unico uomo che Andrew avesse mai amato, e lo respingeva. Jeff era l'unico vero amico che avesse mai avuto ma anche lui, una volta intuite le sue bugie, l'aveva allontanato. Lee Miglin e Gianni Versace si erano macchiati di una colpa altrettanto grave: aver avuto successo. Vivere la vita agiata che Andrew aveva inseguito riuscendo solamente a sfiorarla.

Gelosia, invidia, odio: i peggiori fra i sentimenti umani sono il motore delle azioni di Andrew Cunanan. Un uomo che, semplicemente, non riusciva ad accettare che gli altri vivessero autonomamente, facendo le proprie scelte indipendentemente dalla sua volontà: Andrew Cunanan aveva una personalità narcisistica ed era un maniaco del controllo.

Vita militare: la denuncia degli autori

Non era solo il mondo civile a seminare odio e discriminazione. Questo episodio vuole porre l'accento - attraverso il racconto della vita di Jeff Trail - sull'odio e la discriminazione che proliferavano anche nell'esercito. L'omosessualità veniva vista come una grave colpa. Una sorta di tradimento nei confronti dei compagni d'armi. Come se gli omosessuali fossero deboli, o inaffidabili, o incapaci di svolgere le missioni e i compiti loro assegnati.

Personalità, carattere, capacità, stato di servizio e gradi non contavano nulla: bastava il semplice sospetto che un militare fosse gay per mettere in moto la macchina dell'odio. E non c'erano rassicuranti opuscoli a fumetti che tenessero. La storia di Jeff Trail è importante perché ci racconta che, se Jeff non fosse stato costretto a lasciare la Marina per evitare che lo prendessero di mira, sarebbe rimasto lontano da Andrew. E, forse, gli sarebbe sfuggito.

Il messaggio degli autori è tagliente: carica l'esercito di gravi responsabilità, ma è anche un coraggioso atto di denuncia contro l'odio e la discriminazione che per decenni avevano afflitto la vita militare degli omosessuali.

E poco conta il dialogo in cui Andrew Cunanan dissuade Jeff dal restare un militare: si tratta solo di supposizioni. Nessuno può sapere se sia veramente avvenuto e cosa si siano veramente detti. Era solo un modo di legare la storia di Gianni - nel momento cruciale del coming out durante l'intervista alla celebre rivista The Advocate - a quella di Jeff, intento a camuffare viso e voce parlando di gay ed esercito.

27 aprile 1997: la linea di confine

Il giorno dell'omicidio di Jeff Trail, al quale abbiamo già assistito nella narrazione del quarto episodio, è il giorno che cambia tutto. Il giorno in cui Andrew Cunanan oltrepassa la linea di un confine invisibile che lo separa dal pensare e desiderare di uccidere al farlo davvero.

Ancora una volta, l'ultima discussione fra Jeff e Cunanan è frutto dell'immaginazione di chi l'ha sceneggiata. Resta, tuttavia, fondamentale per la comprensione della psicologia di Cunanan: l'omicidio di Jeff è stato accuratamente premeditato.

Andrew Cunanan non aveva alcuna intenzione di chiedere aiuto, di cambiare o di rispettare le decisioni altrui. Andrew Cunanan voleva solo che Jeff e David facessero ciò che voleva lui. O morissero, in caso di rifiuto. L'indagine ufficiale sui due omicidi rivela che Cunanan rubò davvero la pistola dall'appartamento di Jeff. E che con quella pistola uccise David Madsen.

Dopo aver massacrato Jeff Trail, l'unico amico che avesse mai avuto, a colpi di martello... Superando la linea di un confine dal quale non avrebbe più potuto fare ritorno.

American Crime Story andrà in pausa per una settimana (sia in Italia che negli Stati Uniti), per tornare su FoxCrime venerdì 2 marzo.

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