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La storia di Carl Grimes, da bambino a guerriero in The Walking Dead

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Carl Grimes è un bambino diventato uomo davanti ai nostri occhi. Ora che il suo destino in The Walking Dead è segnato dal morso di uno Zombie, è il momento di ricordare cosa l'ha condotto fin qui

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Il destino di Carl Grimes è stato segnato da un morso. Un morso che, vedendo la sequenza incriminata, era parso certo ai nostri occhi: non capivamo come se la fosse cavata senza un graffio. Non lo capivamo perché non era possibile, ma gli autori di The Walking Dead avevano deciso di nascondercelo fino al momento opportuno. Lunedì 26 febbraio, su FOX tornerà l'ottava stagione della serie con i nuovi episodi. E scopriremo come, quando e cosa succederà esattamente a Carl.

Nel frattempo ricostruiamo insieme la storia del figlio di Rick Grimes nelle otto stagioni della serie tv.

Carl, un bambino fra gli Zombie

Quando lo conosciamo, Carl Grimes è un ragazzino di sette/otto anni. Dopo essere scappato sulle montagne attorno ad Atlanta insieme alla madre e a Shane, collega e migliore amico del padre, finalmente vede ricostruita la propria famiglia e corre fra le braccia di Rick, in lacrime per la gioia. Carl è un bambino ancora un po' timido, con le lentiggini e il cappello da vicesceriffo di suo padre, simbolo di un legame famigliare ma anche con un mondo che non esiste più.

Non è l'unico bambino del campo di sopravvissuti: c'è anche Sophia, la figlia di Carol, ma è a Carl che viene destinato il compito più importante. Ovvero quello di mostrare al telespettatore come si comporta un bambino durante un'invasione di morti viventi, e di mostrare agli adulti come si affronta la paura.

Perché Carl - all'inizio - è d'ispirazione per tutti. C'è una scena in particolare, quella in cui si nasconde sotto un'auto come fanno gli altri mentre una mandria di zombie passa sulla strada disseminata di auto abbandonate. Carl è terrorizzato, ma ha il sangue freddo di restare zitto e fermo. Sophia, invece, si fa prendere dal panico e fugge verso il bosco. Nonostante il tentativo di correrle dietro, non la vedremo più. Non fino al momento in cui uscirà dal fienile... Ma questa è un'altra storia.

Il ruolo di Carl nella serie di Robert Kirkman è quello di insegnarci come si può restare bambini pur crescendo in fretta. Lo dimostra la discussione fra i suoi genitori: Rick vuole che il piccolo impari a usare un'arma da fuoco, affinché possa difendersi. Lori non vuole saperne perché è solo un bambino.

Ma in tutte le altre occasioni, tende a dimenticarsi che è - appunto - solo un bambino...

Il piccolo Carl in The Walking Dead
Un poster di Carl quando era ancora un bimbo in The Walking Dead

Dov'è Carl?

Lori Grimes ha un solo, unico e imprescindibile compito all'interno del gruppo: prendersi cura di suo figlio. Eppure, la sua capacità di perderlo di vista è degna del Guinness dei primati. Anche per questo - oltre che per la relazione con l'ex migliore amico del marito e l'atteggiamento un po' da primadonna - non è mai stata granché simpatica al grande pubblico. Va bene: era previsto. E Carl è uno strumento narrativo, in questo senso: mettendo gli adulti in relazione all'unico bambino rimasto nel gruppo, gli autori ci mostrano di che pasta sono fatti.

Rick vuole che suo figlio cresca forte, al sicuro, in grado di difendersi da solo. Lori vuole proteggerlo, ma non fa che perderselo. Tanto da dare origine alla mitica canzone-parodia: Carl, stay in the house. Il problema, ci dice la sceneggiatura, non è Carl. Il fatto che abbia voglia di esplorare i dintorni, di stare all'aperto e di giocare fa parte del suo essere bambino e della sua funzione all'interno della storia.

Curioso, intelligente e vivace, il piccolo Carl Grimes diventa in diverse occasioni (inconsapevolmente) pericoloso. Si caccia nei guai più volte, costringendo gli altri ad affrontare situazioni difficili (che non si sarebbero verificate se Lori avesse fatto ciò che doveva, ovvero tenerlo d'occhio). E con la famosa "sfida" allo zombie impantanato nella palude, non solo si comporta in modo spericolato, ma finisce anche per causare la morte di Dale.

Il piccolo, tenero Carl Grimes è diventata una presenza pericolosa, ma non è colpa sua: è (ancora) solo un bambino. Un bambino che si sente in colpa quando, comportandosi in modo sconsiderato, scatena conseguenze negative per il gruppo.

Il cervo e il fucile

Quando viene ferito da Otis, che mirava allo stesso cervo che stava ammirando anche lui, Carl diventa il centro nevralgico della narrazione: è per salvare lui che Rick e gli altri vengono condotti alla fattoria di Hershel. Pur essendo un veterinario e non un medico, Hershel riesce a salvargli la vita. Ma la ricerca delle attrezzature - il karma non lascia spazio ai dubbi - costerà la vita a Otis (per mano del vigliacco Shane, che lo sacrifica per salvarsi dopo aver recuperato il necessario per curare Carl durante una missione).

Carl resta fuori gioco piuttosto a lungo, mentre attorno a lui la situazione si evolve. Rientra prepotentemente in scena quando assiste al drammatico ritrovamento di Sophia e soprattutto quando entra a far parte della discussione sul destino di Randall. Il ragazzo ferito, sopravvissuto allo scontro a fuoco con Rick e Hershel (al contrario di Tony e Dave, i due uomini uccisi da Rick in un bar), si trasforma nel pomo della discordia. Il gruppo vuole sacrificarlo perché non possa rivelare la posizione della fattoria, mentre Dale (da solo, e poi appoggiato da Andrea) chiede clemenza e vuole che sia liberato.

Carl disobbedisce agli ordini dei genitori, seguendo il padre nel fienile per assistere all'esecuzione di Randall: siamo di fronte a un'evoluzione fondamentale per il personaggio.

L'evoluzione di un bambino che ha visto uccidere con troppa facilità e ha imparato a considerare le persone come minacce e non come esseri umani. Il bambino spensierato che era prima è stato irrimediabilmente cambiato dall'orrore e dalla morte che lo circondano ed è diventato cinico e pessimista. Atteggiamenti che peggiorano drasticamente dopo la morte di Dale di cui, come abbiamo già ricordato, Carl si sente responsabile.

Si riscatta eliminando Shane (proprio come nel fumetto, ma molto più tardi) e salvando la vita a suo padre.

Piccoli killer crescono

A partire dalla terza stagione, la vita di Carl cambia radicalmente. Impara a sparare, a contribuire alla sicurezza del gruppo e a fare i conti con l'essere diventato un assassino: ha ucciso Shane. Un uomo che per lui, prima del ritorno di Rick, era stato molto importante.

Ciononostante, mantiene il suo essere solo un ragazzino grazie alla cotta infantile per Beth, al suo cercare di giocare appena possibile e all'atteggiamento quasi sempre consono alla sua età. La morte di sua madre, però, cambia tutto. Carl assiste alla nascita di Judith e alla decisione di Lori di sacrificare la propria vita per salvare la piccola.

Deve occuparsi del cadavere della sua mamma, per impedire che torni in vita, deve prendersi cura della sorellina appena nata e deve dire a suo padre cos'è successo a Lori. Gli basta uno sguardo, per farlo: uno sguardo carico di lacrime che segna il passaggio di Carl dall'infanzia al duro, spietato e crudele mondo degli adulti.

Un mondo che esplora con un misto di coraggio e incoscienza (rischia la vita per recuperare una foto di famiglia, affinché Judith possa vedere il volto della sua mamma). E un mondo che potrebbe trasformarlo in un assassino spietato, come dimostra l'uccisione a sangue freddo di un ragazzino poco più grande di lui. Una scena che gela il sangue a Hershel e anche a noi, e che dimostra come sia necessario intervenire affinché Carl Grimes non confonda l'autodifesa con la licenza di uccidere.

Un nuovo Carl: un budino e la conquista del mondo

Contribuendo alla sicurezza della prigione, chiedendo al padre di far restare Tyreese e i nuovi arrivati e avvertendo Lizzie e gli altri bambini che gli zombie non sono animali domestici, non vanno chiamati con dei nomi e non vanno avvicinati, Carl dimostra di essere cresciuto. Dopo il conflitto con il padre - ridotto sull'orlo della follia e incapace di guidare il gruppo - Carl capisce che non è più tempo di capricci. Deve affrontare la propria situazione e quella degli altri come un adulto, dimostrandosi in grado di comprendere le reazioni psicologiche altrui.

La seconda parte della quarta stagione, con la distruzione della prigione a simboleggiare la fine di un'era e quella frase ("Non voltarti indietro, Carl. Continua a camminare") che cambia tutto, trasformano Carl Grimes in un ragazzino che non solo ha dovuto crescere in fretta, ha dovuto imparare a difendersi e ha dovuto uccidere, ma anche in qualcuno che deve salvare la vita degli altri.

Rimasto solo con Rick - gravemente ferito, tanto da essere in fin di vita - deve uscire da solo a procurare il cibo. Affronta una serie di pericoli, anche un po' maldestramente, che gli insegneranno a essere più circospetto. Sconfigge un gran numero di zombie e si salva da solo da una situazione che sarebbe costata la vita a qualsiasi altro ragazzino. La sua ricompensa è un budino al cioccolato da tre chili, che Carl si gusta sul tetto della casa in cui è sfuggito alla morte.

Inizia una nuova fase, ma la prova più dura è dietro l'angolo.

Di nuovo solo in casa con Rick, Carl lo sente emettere dei versi e lo vede tendere la mano verso di lui: è convinto che il padre sia morto e si sia trasformato. Ciononostante, non ha la forza di premere il grilletto (per fortuna, perché Rick è vivo). Preferisce morire, per mano di quello che una volta era il suo papà - l'ultimo affetto rimastogli, visto che Judith è stata data per morta - piuttosto che continuare a vivere in un mondo che per lui non ha più senso.

Ma Rick è vivo. E Michonne bussa alla porta: l'appuntamento con la morte è rimandato. Carl Grimes ha ancora modo di sperare, ha ancora una ragione per andare avanti, ha ancora modo di dimostrare il proprio valore.

Non posso farlo

La sua decisione di arrendersi al padre (finto) zombie viene cancellata con un colpo di spugna: l'arrivo ad Alexandria lo riporta alla sua età, fra fumetti e altri adolescenti con cui confrontarsi. E di cui invaghirsi (come succede con Enid).

Carl rischia la vita, uscendo di nascosto dalla recizione per andare nei boschi circostanti, ma lo fa consapevole di sapersi difendere. Non è più irresponsabile: è ribelle. Come da copione per la sua età. Lo perdoniamo perché vediamo quanto sia diventato generoso, altruista e coraggioso. Soprattutto dopo che avrà perso un occhio durante la fuga da Alexandria per mano di Ron.

Carl Grimes è cresciuto. Ai nostri occhi sono passati otto anni da quando Chandler Riggs venne scelto per interpretarlo. I tempi narrativi sono molto più brevi, ma comunque compatibili con l'evoluzione emotiva di Carl.

Il ragazzino che aveva ha assistito in ginocchio al brutale omicidio di due suoi amici da parte di Negan.

Il ragazzino che che aveva accettato di farsi amputare un braccio al cospetto dello stesso Negan per salvare altre vite.

Il ragazzino che ha sfidato Negan mentre era suo prigioniero, alzando la testa al suo cospetto e guadagnandosi il suo rispetto tanto da restare in vita.

Carl.

Il ragazzino diventato uomo davanti ai nostri occhi. E il cui destino ci aspetta al varco...

Appuntamento lunedì alle 21.00 su FOX con il nuovo episodio inedito di The Walking Dead

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