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Atlanta 2: la recensione in anteprima del primo episodio

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Atlanta torna con una seconda stagione che conferma i pregi della prima. Robbin' Season è un qualcosa di diverso e la serie di Donald Glover continua a sorprendere.

Atlanta: immagine promozionale dalla stagione 2

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Donald Glover ha descritto Atlanta come "Twin Peaks con i rapper" e forse non si sbagliava di molto. La dramedy di Glover ha un forte punto in comune con il capolavoro di David Lynch e Mark Frost: non somiglia a niente. 

Quando ha debuttato nel 2016, Atlanta ha sconvolto il panorama televisivo offrendo un qualcosa di nuovo ed originale, una rarità nell'era della Peak TV, la golden age delle serie televisive. Una comedy che non è una reale comedy ma che alterna momenti di ilarità e profondo surrealismo a scene di forte introspezione e assoluta drammaticità. Ed è così che Donald Glover, che si è formato nella stanza degli scrittori di 30 Rock, ha creato un prodotto unico nel suo genere.

La seconda stagione ha un nuovo titolo: Atlanta Robbin' Season, quasi come a voler dimostrare una natura semi-antologica, una voglia di cambiare ed evolversi, di porre una chiara divisione tra le stagioni. Di nuovo, la serie si discosta dai canoni dei normali tv show, proponendo le sue regole e dettando le sue leggi.

Ma che cos'è la Robbin' Season? Il nome della stagione viene da un periodo dell'anno ad Atlanta, prima delle feste natalizie, in cui le case sono piene di soldi e regali, il picco di furti infatti è registrato proprio durante i giorni della robbin' season. La serie dimostra di tenere molto al suo setting, affondando nuovamente le radici della sua struttura e della sua storyline nella cultura di Atlanta. 

Atlanta: un'immagine promozionale dalla stagione 2HDFX
Immagine promozionale dalla seconda stagione di Atlanta

L'opening scene della seconda stagione è molto simile - stilisticamente - alla prima scena dell'episodio pilota. C'è una situazione, apparentemente calma, che sfocia in tragedia. Ma l'episodio poi si trasforma in qualcosa di diverso, sottolineando nuovamente l'incredibile versatilità della serie. Ogni episodio dello show, infatti, ha una sua impronta, un suo stile, una sua tematica e una sua direzione. Gli episodi di Atlanta non sono mai simili tra di loro. 

E alcune volte si continua ad avere la sensazione che la serie non sappia dove stia andando e invece, come dimostrato nella prima stagione, anche delle scene apparentemente senza significato, avranno poi un loro posto nel grande disegno.

Ma se abbiamo parlato del significato letterale di Robbin' Season, bisogna anche esplorare la sua natura metaforica. I personaggi: Earnest, Paper Boi, Darius, Van, sono ad un punto di svolta, un bivio. Le loro vite sono cambiate e c'è la paura, l'incertezza di andare avanti, cosa scegliere, chi diventare.

Atlanta si prende il suo tempo nell'esplorare i personaggi, l'abbiamo imparato con la stagione uno. Non è una serie che ha un ritmo veloce, ma è proprio grazie alla capacità di offrire un tassello alla volta che la storia dà ai personaggi un forte spessore e una profonda caratterizzazione.  

Il primo episodio della stagione due "Alligator Man" conferma che Atlanta non è legata a nessuna regola o struttura narrativa, esce completamente dai binari e prende direzioni nuove.  Lo show continua ad essere surreale ma allo stesso tempo è attaccato al realismo della vita di Atlanta: il mondo del rap, la scena musicale, la black culture e le citazioni alla cultura pop. 

La premiere della seconda stagione è una conferma della doppia natura vincente della serie: la capacità di essere una dramedy che riesce ad esplorare il meglio dei due mondi (comedy e drama). Atlanta continua ad essere un prodotto unico nel panorama delle serie TV americane, uno show che non segue le regole stabilite ma ne crea di nuove. 

Atlanta tornerà prossimamente in esclusiva su FOX 

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