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The Walking Dead: Recensione episodio 8x09. Onore

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Carl Grimes è cresciuto nel mondo spaventoso di The Walking Dead. E ha imparato che, quando i morti dominano il mondo, i vivi dovrebbero stare tutti dalla stessa parte...

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Sarò sincera: proprio non credevo che sarebbe successo nel primo episodio dopo la pausa. Ero convinta che ci sarebbe stato almeno un episodio incentrato principalmente su altre vicende - a cominciare da Ezekiel, come anticipava questo video - e che a Carl sarebbe stato riservato più tempo, dilazionando l'azione. Mi sbagliavo. Perfino per Jim, nella prima stagione, gli autori si erano riservati un ampio spazio, di conseguenza avrei immaginato almeno altri due o tre episodi con il giovane Grimes ancora in vita.

Invece, The Walking Dead ha fatto il suo ritorno su FOX con un episodio-bomba. Emotivamente insostenibile, da un lato, e con un finale shock dall'altro.

Non è facile descrivere tutte le emozioni che l'hanno accompagnato, ma una cosa è certa: le lacrime impossibili da trattenere - se non per Carl, per il dolore di Rick e Michonne - hanno lasciato spazio alle domande.

Cosa ci fa Rick sotto a un albero con delle vetrate decorate appese ai rami? Cos'è successo alla sua mano (un cacciavite che la trafigge, forse)? Com'è arrivato lì?

Domande e risposte

La struttura di questo nono episodio dell'ottava stagione è stata accuratamente studiata per alternare il destino di Carl - con dialoghi e scene che ripercorrono l'incredibile storia del personaggio - alle scene d'azione che coinvolgono Carol, Morgan ed Ezekiel.

Mentre ci interrogavamo sull'esito della missione di salvataggio di Ezekiel, in realtà già sapendo che con Carol e Morgan in assetto da guerra i Salvatori avevano ben poco da stare tranquilli, arrivavano le risposte sul destino di Carl Grimes.

Dal momento del morso, per ricostruire esattamente la vicenda, fino a quello della rivelazione. Mentre Alexandria viene completamente devastata dalle esplosioni lanciate da Negan e dai suoi uomini.

Esplosioni così forti e spaventose da spingere Michonne a urlare perché Dwight faccia qualcosa. Come se potesse scacciare i suoi ex amici. Come se potesse fermare tutto, incluso l'ineluttabile destino di Carl.

Le domande riguardano il da farsi - e per fortuna decidono tutti di dare retta a Dwight e rimanere sottoterra finché i Salvatori se ne vanno - riguardano il tempo che rimane a Carl, le prossime mosse dopo la distruzione di Alexandria e l'esito delle azioni di Carol e Morgan. Il quale, per inciso, continua a essere fuori controllo. Continua a essere pervaso dalla furia omicida che per lungo tempo aveva lasciato spazio al perdono e al tentativo di non uccidere.

In un mondo in cui domina la morte, Morgan Jones aveva trovato la propria strada nella scelta di non uccidere i suoi simili. Ma quanto a lungo si può resistere, nel mondo spietato di Negan? La domanda principale dell'episodio è questa. E la risposta arriva dal gesto di un ragazzino, Henry, poco più grande del Carl della prima stagione.

Il gesto è la brutale uccisione di Gavin, il Salvatore che Carol ed Ezekiel stavano cercando di salvare dalla furia di Morgan. E con quella brutale uccisione, ci dice The Walking Dead, ricomincia tutto il ciclo: il bambino che uccide a sangue freddo perché sta crescendo in un mondo in cui l'umana pietà è ancora più rara del cibo e di un rifugio sicuro.

Henry, come Carl, dovrà fare i conti con la propria coscienza. Dovrà imparare a valutare correttamente le situazioni. Dovrà crescere e diventare adulto prima del tempo. Dovrà rappresentare quelle nuove generazioni con l'ingrato compito di farci sperare in un futuro per l'umanità.

Addii e decisioni impossibili

Mentre consegna le lettere che aveva scritto nel timore di non poter dire addio di persona ai propri cari, Carl Grimes rivive la propria storia.

La storia di un personaggio che abbiamo visto crescere e trasformarsi da bambino spaventato, timido e insicuro e guerriero che rischia la vita per uno sconosciuto.

In un episodio intitolato Onore, non si poteva non rendere onore al suo sacrificio, al dolore che ha vissuto, all'amore che ha saputo regalare. Ogni suo sbaglio, ogni suo gesto incosciente e pericoloso hanno fatto parte di un processo di crescita e maturazione al quale abbiamo avuto modo di assistere. Passo dopo passo.

Dal primo incontro al suono di quello sparo con cui, in modo onorevole, Carl Grimes decide di uscire di scena. Per mano propria, per non gravare sulla coscienza di suoi padre e della sua migliore amica. Per non costringere le persone che ama a vivere ciò che egli stesso aveva vissuto con la morte della madre.

Quando si toglie il cappello che aveva sempre indossato - per rimanere legato al padre, alla famiglia, alle proprie origini ma anche a un mondo in cui esistevano delle leggi e un'idea di giustizia - Carl Grimes ci dice definitivamente addio.

Accetta il proprio destino con serenità, felice di aver contribuito a salvare la vita di Siddiq. Senza sapere, come ipotizza Rick, che fosse un medico.

Rick Grimes cerca di spiegarsi la scelta della persona che ama di più al mondo in modo razionale: pensa che Carl abbia deciso consapevolmente che la vita di un tirocinante in medicina, in quel mondo, fosse più preziosa della sua.

Carl Grimes, invece, aveva semplicemente deciso che qualsiasi vita valeva quanto la sua.

Il suo insegnamento costerà caro a Rick. Ma sono sicura che non verrà dimenticato: le nuove generazioni, in fondo, servono a questo. A rendere migliori il mondo e i suoi abitanti.

Sogni e visioni

La celebre sequenza di un Rick zoppo e con barba e capelli bianchi, proiettata in un futuro non troppo lontano, trova finalmente una spiegazione. Era la visione, il sogno di Carl. Un futuro pacifico, in cui tutti lavorano per uno scopo comune e collaborano in armonia.

Un mondo in cui Judith avrebbe potuto crescere serenamente, fra i saluti affettuosi di Jerry e le parole gentili di Negan e Eugene. Tutti insieme, in pace e serenità. Anche Carl, in questi squarci di un futuro idilliaco, era presente. Perché se immagini il mondo come lo vorresti, è naturale che tu ponga anche te stesso al suo interno.

Carl Grimes, ora lo sappiamo, non farà parte di quel mondo. E con ogni probabilità, nemmeno Eugene - su Negan non credo ci siano dubbi. Eppure, fin dalle parole rivolte a Negan prima dell'attacco, Carl aveva gettato il seme del cambiamento. Aveva dichiarato di desiderare la fine della guerra.

Perché quando ci sono già milioni di morti viventi a braccarti e a ucciderti tu - essere umano - dovresti essere capace di allearti con i tuoi simili. L'unico, vero modo per sopravvivere è questo. E a capirlo è stato un ragazzino. Un bambino spaventato diventato un guerriero coraggioso e altruista, con una chiara visione di come dovrebbe essere il mondo.

Una visione celebrata dall'onore della sua vita e della sua morte.

E stroncata da quella scena finale, di cui è protagonista suo padre, che cancella le lacrime per lasciare spazio alle domande: che diavolo succede? Cosa significa? Com'è finito lì, Rick? E quando? Lo scopriremo nei prossimi episodi di The Walking Dead.

Gli stessi che ci mostreranno se l'ultimo desiderio di Carl Grimes avrà davvero qualche effetto sul mondo...

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