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L'anima di Scully nel quinto episodio di X-Files 11

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X-Files celebra la formula che l'ha reso una serie di culto: la struttura tradizionale del detective drama con l'inserimento di elementi soprannaturali.

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Se non scegli per cosa batterti, tutti ti inganneranno.

Le parole che un uomo sconosciuto rivolge a Scully sono solo il punto di partenza.Una citazione di Malcolm X - il cui poster troneggia nella stanza di un adolescente di nome Jackson Van De Kamp - chiude questo quinto episodio dell’undicesima stagione di X-Files. Ma apre un mondo di possibilità.

Perché, come ricorderete, Van De Kamp è il cognome dei genitori adottivi di William. E Jackson è William. Ne siamo certi ancora prima che ce lo confermi il test del DNA voluto da Scully. Ne siamo certi mentre Scully, al cospetto di quello che pensa essere il cadavere di suo figlio, gli parla con il cuore in mano.

Tutti gli anni di dolore e rimpianto - pur sapendo di non avere avuto altra scelta - vissuti da una madre con il cuore in pezzi emergono dall’anima ferita di Scully, mettendo a nudo i suoi sentimenti più profondi.

La formula vincente

C’è questo, in Ghouli. C’è il ritorno di William, l’esposizione dei suoi straordinari poteri - la capacità di indurre visioni agli altri, mascherando la propria presenza o alterando la realtà - ci sono la condivisione delle visioni e una caccia all’uomo. Ma c’è anche altro. L’episodio segue una precisa struttura narrativa, quella di un poliziesco standard. Con l’aggiunta del mostro sul traghetto e delle visioni di Scully.

Eliminando gli agenti dell’FBI e l’immagine del Ghouli dalla trama, all’inizio ci troviamo di fronte a un detective drama come tanti altri. Il che, naturalmente, è voluto: Chris Carter e James Wong - autore della sceneggiatura - giocano con i canoni dei generi televisivi classici, proprio come ai vecchi tempi.

Il grande successo di X-Files, del resto, si doveva alla rielaborazione del detective drama tradizionale con l’inserimento di elementi soprannaturali. E l’elemento soprannaturale, questa volta, è il figlio di Scully. Un adolescente come tanti altri, così in gamba da avere addirittura due fidanzate e così ingenuo da farle quasi ammazzare per aver perso il controllo della storia che egli stesso aveva creato.

William non è cattivo, è solo spaventato. Sa di essere speciale e sa che gli danno la caccia. Sfugge alla morte per ben due volte.

Quando scompare dall’obitorio, dove tutti lo avevano creduto morto, i ruoli s’invertono: Scully crede fermamente che William sia ancora vivo e Mulder è scettico. Poi arriva tutto il resto: l’Uomo che Fuma si trova nell’ufficio di Skinner e fa riferimento al progetto Crossroads, che aveva creato degli ibridi umano-alieni dotati di poteri straordinari, proprio come William.

Skinner cerca di convincere Mulder a mollare il caso, è tutto esattamente come ai vecchi tempi. DNA ibrido, Roswell, Jackson Van De Kamp che in realtà è il figlio di Scully… Ma il suo ritorno non è il punto d’arrivo del grande mistero di questa stagione, ne è solo il punto di partenza.

E poco importa: siamo pronti a seguire ancora i nostri agenti federali preferiti. Perché il livello della narrazione resta all’altezza che ci aspettavamo, in quella che continua a essere una delle migliori stagioni di X-Files.

Il sesto episodio di X-Files vi aspetta lunedì prossimo solo su FOX

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