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The Walking Dead, recensione episodio 8x11. Morti o vivi o…

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Credere, fidarsi, perdonare. Uccidere, vendicare, vendicarsi. I personaggi di The Walking Dead vengono messi continuamente alla prova, in questa ottava stagione che fa del libero arbitrio il vero motore dell’azione.

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Fede e vendetta. Destino e scelte. Libero arbitrio. L’undicesimo episodio di The Walking Dead 8 mette sul piatto tematiche importanti, che richiamano le regole morali - adattate nel corso delle stagioni - del nuovo mondo. Un mondo in cui la fede può fare la differenze fra la vita e la morte, ma anche rivelarsi un mezzo per distruggere ogni speranza. Un mondo in cui la vendetta sembra aver perso il suo intrinseco significato: quando a dominare è la morte, la vendetta deve cedere il posto al sacrificio?

Mentre Rick lascia spazio ai suoi luogotenenti e ai membri della sua famiglia di sopravvissuti, Negan ha un ruolo di primo piano in un episodio in cui i personaggi vengono messi di fronte alla scelta più difficile: esercitare correttamente il libero arbitrio.

Decidere se e quando perdonare. Se e quando avere fede. Se e quando uccidere…

Daryl, Maggie e Tara: la vendetta

Morti o vivi o… mette tre personaggi diversi alle prese con una delle tematiche-principe di The Walking Dead. La vendetta, già protagonista dello scorso episodio con il massacro del gruppo alla discarica per volontà di Simon, come vendetta per non aver sentito da Jadis le parole che voleva, torna protagonista. 

Mentre Maggie - con una saggezza sempre maggiore, che non sostituisce mai fermezza e determinazione - valuta come comportarsi con il resto dei Salvatori che tiene prigionieri a Hilltop, Daryl e Tara affrontano lo stesso problema. Un problema di nome Dwight.

Daryl, di cui Dwight è stato a lungo nemico giurato, ha capito che la vendetta non paga. Non più. Non quando qualcuno si è esposto per aiutarti, mettendo a rischio la propria incolumità. Forse non l’ha perdonato. Forse Daryl non perdona mai davvero nessuno, non fino in fondo: forse dimentica, senza perdonare. O magari perdona, ma non dimentica. Fatto sta che gli eventi recenti, a cominciare dalla morte di Carl, l’hanno convinto a trattare Dwight, se non come un membro del gruppo, almeno come un essere umano con la speranza di sopravvivere in un mondo in cui riuscirsi è sempre più arduo.

Tara, invece, che con Dwight ha in sospeso un conto più che personale - la morte di Denise - non solo non è disposta a dimenticare, ma è anche determinata a vendicarsi. Dopo avergli gettato addosso un vagante (sapendo che avrebbe avuto difficoltà a sbarazzarsene, visto che è ferito), Tara non esita a portare Dwight con sé per perlustrare la zona mentre Daryl, Rosita e altri rendono sicuro il fiume da attraversare.

Capiamo subito che quella di Tara è solo una scusa: vuole allontanarsi con Dwight per ucciderlo, come sta in effetti per fare prima che l’arrivo di altri Salvatori cambi tutto. Non solo Dwight non tradisce Tara: decide anche di uscire allo scoperto - i Salvatori che arrivano non possono sapere del voltafaccia di Dwight - correndo un grosso rischio. Sa che torneranno al cospetto di Negan e che questo potrebbe costargli caro. Molto caro. Ciononostante, decide di esporsi per salvare Tara e il resto del gruppo, conducendo i Salvatori lontano da loro.

Tara, è evidente, non si aspettava questa mossa. Ne rimane molto colpita, probabilmente anche sentendosi in colpa per i suoi intenti vendicativi. In fondo siamo in guerra: Dwight ha fatto solo ciò che chiunque altro al suo posto avrebbe fatto, eliminando Denise. E poi, come ricorderete, nemmeno stava mirando a lei…

Il tema della vendetta, già esplorato dalla caccia di Morgan a Gavin - con la sua uccisione per mano del piccolo Henry - è centrale in questa stagione. Perché sarà proprio la capacità di metterla da parte a determinare il corso degli eventi.

Eugene e Gabriel: la fede

Eugene se la cava egregiamente durante il discorsetto che gli fa Negan, sospettoso per la fuga di Gabriel e Harlan. Ha fiducia in se stesso, e non può far altro che aver fede nel fatto che i due, una volta catturati, non facciano a Negan il suo nome. Pur sapendo che Negan è in grado di estorcere a chiunque qualsiasi informazione, per il momento Eugene sceglie di avere fede.

Fede in se stesso, nelle proprie capacità, nella possibilità di rendersi utile, ottenendo il perdono. O anche solo una salutare indifferenza. Tutt’altro discorso, invece, quello che riguarda Gabriel. Dopo aver perso la fede - che forse non aveva mai avuto o compreso davvero, visto il suo comportamento con i parrocchiani - Padre Gabriel ritrova la propria strada.

Da vigliacco egoista e, di fatto, assassino di massa, Padre Gabriel in The Walking Dead diventa un combattente coraggioso, addirittura pronto a sacrificarsi per gli altri - vedi il tentativo di recuperare Gregory, pagato con la cattura da parte di Negan. L’infezione che ha colpito Gabriel e che rischia di ucciderlo gli ha causato una perdita quasi totale della vista. Ciononostante, l’uomo non perde la fede. Anzi.

Seguendo un suono che Harlan - né noi, a dirla tutta - riesce a sentire, arriva a una casa abbandonata in cui trova gli antibiotici che gli salveranno la vita. Casualmente - ma Gabriel sa che niente accade per caso - rompe un salvadanaio che contiene una mappa e la chiave di un’auto. Prima che lui e Harlan possano usarla per andarsene, però, arrivano i Salvatori.

Ciononostante, Gabriel continua ad avere fede: è convinto, come ripete più volte a Harlan, che sia stato il Signore a metterli su quella strada. Come a smentirlo, poco dopo Harlan viene ucciso. Per un nonnulla, e da un uomo che non ha chiara la sua importanza: Harlan è un medico, il medico che Negan aveva portato via da Hilltop. Una persona preziosa, buttata via per un’inezia. Un blando tentativo di reazione. Gabriel, invece, viene fatto prigioniero e condotto da Negan, che lo metterà al servizio di Eugene: forse non ci vede granché, ma può senz’altro usare le mani per lavorare.

Può usare le mani al posto degli occhi che, ora, gli servono solo per piangere la morte del suo amico dottore, ma soprattutto la conferma che non esiste un piano prestabilito. Dio, al contrario di quanto Gabriel ha fortemente creduto, non può determinare il corso degli eventi quando c’è di mezzo l’unico strumento più potente di lui: il libero arbitrio degli uomini.

E il libero arbitrio dei Salvatori, gli ultimi due episodi ce lo dicono con chiarezza, li spinge a uccidere. Anche quando non dovrebbero. Anche quando non è davvero necessario.

Nel prossimo episodio di The Walking Dead...

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