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Oltre la notte, la recensione: Diane Kruger cerca vendetta ma il film non è alla sua altezza

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Diane Kruger è l’acclamata protagonista di un dramma tedesco in cui cerca vendetta dopo un atto di terrorismo che le ha distrutto la vita. La recensione di Oltre la notte.

Diane Kruger in Oltre la notte

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La Germania le ha provate davvero tutte per portare a casa quell’Oscar a miglior film straniero che la rinascita recente del suo cinema avrebbe più volte potuto conquistare a pieno diritto. Mentre i cinefili più attenti recensiscono estasiati le ultime uscite teutoniche di alto livello (una su tutte l'acclamato Toni Erdmann), gli spettatori italiani sono ignari di quanto succede all’ombra di Berlino, con grandi film rimasti inediti o arrivati in enorme, colpevole ritardo sui nostri schermi.

A un certo punto i tedeschi devono aver pensato, con il pragmatismo che li contraddistingue, che poteva essere una buona idea giocarsi l’unica interprete di razza e di lingua tedesca a godere di un certo riguardo nell’olimpo cinematografico a stelle e strisce. Purtroppo neppure con Oltre la notte di Fatih Akin gli è andata bene, a riprova del fatto che non basta un’ottima attrice come Diane Kruger per far funzionare davvero un film.

Diane Kruger in una scena di Oltre la notteHDBIM
Diane Kruger è moglie e madre in Oltre la notte

Oltre la notte: redenzione o vendetta?

Che il film in questione fosse spesso inconsistente al netto dell’intensa performance della sua protagonista lo si era capito anche dall’accoglienza riservatagli all’ultimo Festival di Cannes, dove era passato in concorso e dove Kruger ha vinto come miglior attrice).

Diane Kruger e il suo difensore in una scena del filmHDBIM
La parentesi giudiziaria di Oltre la notte è curatissima e talvolta sorprendente

Siamo ad Amburgo, dove vive felice una donna tedesca sposatasi con un uomo curdo dal passato giudiziario non proprio immacolato. Il marito della protagonista si è redento dopo la nascita del loro primo figlio e ora la coppia vive felice in uno dei quartieri multietnici della città, dove lui si occupa di traduzioni e altri lavoretti per la comunità araba. In una giornata come tante, lei lo va a trovare sul lavoro e gli lascia il figlioletto in ufficio, mentre accompagna un'amica prossima al parto a fare delle compere. Mentre si allontana, nota una ragazza che lascia incustodita una bicicletta nuova fiammante e si attarda per un momento, per consigliarle di legarla con un lucchetto. Ancora non sa che nel portapacchi della bici è nascosta una bomba artigianale, proprio quella che le strapperà la famiglia.

Straziata dal dolore della perdita, la donna si trasforma nell’unica testimone di quello che si rivelerà essere un drammatico attentato terroristico. Dopo l'esplosione, la protagonista si ritrova a far fronte da sola a un dolore senza fine, a un'attitudine sospettosa di poliziotti e familiari verso il passato del marito e infine a un processo giudiziario senza senso. Come continuare a vivere una vita a cui è difficile dare uno scopo senza vendetta e senza redenzione?

Oltre la notte: i limiti del terrorismo al cinema

Diane Kruger piange davvero tutte le sue lacrime nel corso di un film che investe il suo personaggio con ogni dolore e mortificazione possibile. Lo sguardo del regista Fatih Akin è limpido nel inquadrare in soli 100 minuti le minuscole scappatoie e lo strisciante razzismo sfruttati dai terroristi per compiere impuniti le loro stragi.

Oltre la notte non è il primo film a confrontarsi con il tema del terrorismo a sfondo razzista e religioso, anzi: il cinema già da diversi anni cerca uno stile o una voce distintiva per riflettere sui drammatici episodi di violenza che hanno punteggiato l’Europa, l’America e il Medio oriente nel Nuovo Millennio. Il problema è che, per quanto giovane, questo filone politico e sociale del cinema sembra già stanco, incapace di trovare la strada giusta per raccontare la violenza e il dolore con il giusto grado di complessità, patetismo e senza facili risposte o comode scappatoie.

Diane Kruger in Oltre la notteBIM
Diane Kruger cerca vendetta...ma è davvero questa la scelta che la salverà?

C’è chi si rifugia nel patriottismo di una volta (Berg e Eastwood) e c’è chi tenta persino di immergersi nel punto di vista di chi il terrore lo propaga. Tuttavia l’equazione sembra ancora irrisolvibile, a meno di non buttarla sul semplicistico. È esattamente questo il problema di Oltre la notte.

Da una parte restituisce un ritratto straziante di una donna che non prova neppure a cercare una redenzione per lei impossibile, di cui persino il corpo sembra aver interrotto il proprio ciclo biologico. Dall’altra però il film cade proprio sul finale, dopo aver condotto più che egregiamente un’interessante parentesi legal drama, in cui vediamo il funzionamento peculiare dei tribunali tedeschi e le falle di un sistema che tenta di non affogare nel giustizialismo e di essere imparziale.

Quando la sua protagonista si trova ad un bivio e deve decidere se redimere sé stessa cercando vendetta o voltando pagina, la sua indecisione riflette l’incapacità del film di mantenere lo stesso sguardo senza ombre mantenuto fino a quel momento. Fatih Akin finisce per ammorbidire e semplificare la sua posizione, buttandola un po’ troppo in una facile equazione tra redenzione e vendetta. Questa risoluzione stona con una realtà che di sconti e di approssimazioni così ne concede con grande parsimonia.

Vi consiglio infine di dare un'occhiata al trailer italiano, che si apre con le toccanti immagini della vittoria a Cannes dell'attrice e il suo discorso in memoria dei sopravvissuti agli attacchi terroristici.

Oltre la notte è nei cinema dal 15 marzo 2018.

Voto7/10

Il cinema che racconta il terrismo continua a faticare alla ricerca di una sua voce: la performance intensa di Diane Kruger però redime un film duro che si spegne con un finale davvero poco ispirato.

Elisa Giudici

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