Frank Serpico, la storia vera dietro il film con Al Pacino

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L'agente di polizia di origini italiane denunciò la corruzione negli ambienti di polizia. Venne ferito gravemente durante una retata.

Al Pacino è Frank Serpico in una scena del film

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Solo, senza appoggio, in un mondo di corrotti. Una voce fuori dal coro, scomoda e pungente. La storia di Frank Serpico è quella di un Davide cresciuto nel mito del rispetto della legge costretto a scontrarsi con un Golia venduto e infetto. Nel denunciare il lato oscuro della sua professione, pagherà a caro prezzo la propria onestà.

Al cinema la figura dell'incorruttibile agente di polizia col look trasandato è associata ad Al Pacino, protagonista nel '73 del film di Sidney Lumet tratto dal successo editoriale scritto da Peter Maas, intitolato "Serpico: The Classic Story of the Cop Who Couldn't Be Bought".

Un film di denuncia, un dramma dal ritmo flemmatico incastrato nei meccanismi del poliziesco. Al cinema l'eredità di Serpico sarà enorme per tutto il decennio, inserita in un contesto dominato da scandali governativi e da una proficua produzione di genere. Sono gli anni de Il braccio violento della legge, dell'ispettore "carogna" Callaghan, del commissario di ferro Maurizio Merli. Uomini risoluti, appunto. Senza macchia come il detective della narcotici di New York.

La sua barba incolta, i capelli disordinati e una serie di outfit piuttosto variopinti ispireranno successivamente Tomas Milian nella serie di "squadre" e "delitti" che vedono protagonista Nico Giraldi, ispettore dal linguaggio colorito che nella propria abitazione tiene in bella vista un poster proprio del film Serpico e sfama di continuo un topolino che porta il nome del poliziotto americano.

A rendere leggendario il personaggio nel poliziesco di Lumet è l'interpretazione di Al Pacino, reduce all'epoca da Il padrino di Francis Ford Coppola. La metamorfosi richiesta è affrontata dall'attore con un piglio da performer inarrivabile: non sembra neppure che reciti quando si aggira per il distretto di polizia con lo sguardo stralunato, ingoiando a fatica gli insulti dei colleghi. A completare il quadro pressoché perfetto è il doppiaggio fenomenale di Ferruccio Amendola, che qui ripropone una cadenza anglo-napoletana già adottata con successo in Un uomo da marciapiede (lì prestava la voce a Dustin Hoffman).

Serpico, la storia vera dietro il film con Al Pacino

Quanto raccontato nel film del '73 è assai fedele alla realtà. Nato in una famiglia di emigrati originaria di Marigliano, in Campania, Frank Serpico cresce in povertà, giocando a stickball nel quartiere (lui e la sorella adoperavano i manici di scopa). La sua è una famiglia di umili origini (il padre è un lustrascarpe). Eppure l'onestà ha un valore fondamentale per i Serpico, è un mantra imprescindibile. 

Il piccolo Frank rimane impressionato dai crimini di strada del quartiere, identificando nei poliziotti "i buoni". Questo, almeno, fino a quando scopre gli abusi che questi compiono, approfittando della divisa (un poliziotto entrò nel negozio del padre e non pagò per il servizio, come se fosse un atto dovuto per l'aver di fronte l'autorità). L'episodio non viene dimenticato dal giovane Serpico che, durante un viaggio in Italia al fine di conoscere i parenti, rimane affascinato dallo zio, poliziotto del posto rispettato dagli abitanti del luogo.

Tornato negli States, Frank si iscrive alla Saint Francis Preparatory School. Nella domanda di ammissione indica la carriera che vorrebbe intraprendere: agente sotto copertura. È influenzato, nella decisione, anche dal suo programma radiofonico preferito, Gang Busters.

Nel 1959, dopo aver prestato per due anni servizio in Corea nell'esercito, Frank supera l'esame per entrare nella polizia di New York. Il 5 marzo 1960 diventa agente di pattuglia. Negli anni di servizio giungerà a scoprire e denunciare la corruzione, reale, sistematica e organizzata, negli ambienti di polizia fino ai livelli più alti. I suoi tentativi di denuncia rimarranno inascoltati e, per il suo voler abbattere il muro di omertà che lo circonda, Frank attirerà le antipatie dell'intero dipartimento.

Codice 10-13: il ferimento in servizio

I colleghi lo considerano un traditore, per il suo non volersi allineare alla pratica delle tangenti o per non finire sul libro paga dei malavitosi di zona. Viene osteggiato per la sua personalità e per il suo aspetto, per il suo rifiuto costante di uscire fuori dagli schemi e l'ostinazione a voler denunciare gli abusi dei propri colleghi in un ambiente in cui prevale la cultura dell'omertà, anche da parte degli onesti in uniforme.

La notte del 3 febbraio 1971, durante una retata al numero 778 di Driggs Avenue (in ballo c'è una partita di eroina), Frank Serpico viene ferito gravemente al volto: la pallottola gli trapassa la mandibola, fermandosi a mezzo centimetro dall'arteria carotide; alcuni frammenti gli rimarranno conficcati per sempre nel cranio, compromettendogli l'udito.

L'episodio, che nel film di Lumet sottolinea la colpevolezza dei colleghi di Frank, viene interpretato come un tentativo del Dipartimento di sbarazzarsi di un agente scomodo, poco incline a seguire le regole di un gioco sporco. I compagni, infatti, non chiamano i soccorsi come da procedura standard (il codice 10-13, "agente a terra"). A venire in soccorso dell'agente della narcotici steso a terra è un inquilino del palazzo.

Ricoverato in gravi condizioni, Frank Serpico riesce a guarire dalle ferite. In congedo per malattia, riceve il tanto desiderato distintivo da detective. Ma per lui è finita. Testimonia davanti alla commissione d'inchiesta Knapp denunciando la corruzione all'interno della Polizia di New York. Successivamente, anche per ristabilirsi del tutto, parte alla volta dell'Europa.

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