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X-Files, caccia alle streghe nell'ottavo episodio

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La caccia alle streghe è la persecuzione ai danni di qualcuno scatenata solo da dicerie, supposizioni o pregiudizi. E X-Files, nel nuovo episodio della stagione 11, ce ne parla come sempre in modo efficace.

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Pupazzi inquietanti (capeggiati dallo spaventoso Mr. Chuckleteeth). Bambini che scompaiono al parco mentre la mamma si distrae per dieci secondi. Manifestazioni reali dei pupazzi inquietanti nei boschi. E poi tutta la trafila: dalle ricerche in massa al ritrovamento del cadavere. E poi, naturalmente, Mulder e Scully sul luogo del delitto. L’ottavo episodio dell’undicesima stagione di X-Files segue pedissequamente i cliché degli horror soprannaturali che hanno reso celebre il filone in stile "bambola assassina".

Il coywolf, incrocio fra coyote e lupo, sono la spiegazione che la polizia locale si dà per scartare la scomoda ipotesi che un assassino si nasconda in città. Naturalmente, ci vogliono solo pochi minuti prima che Mulder snoccioli la storia soprannaturale locale e tiri in ballo le streghe.

Una falsa caccia alle streghe non esclude l’esistenza delle streghe.

Perché il punto è tutto qui: la caccia alle streghe. Nel suo significato più diffuso e moderno.

La vera caccia alle streghe

Il ritrovamento di sale sui piedi della vittima, per chiunque abbia dimestichezza con le serie a tema horror e soprannaturale, ha un significato ben preciso (Supernatural insegna). Un significato che sfugge a tutti, tranne che a Fox Mulder. Siamo di fronte a un altro episodio classico, che potrebbe tranquillamente essere stato girato per una qualsiasi delle stagioni precedenti.

A Eastwood (omaggio al celebre film con Jack Nicholson), però, i bambini guardano in TV una versione mostruosa dei Teletubbies e lo show di Mr. Chuckleteeth, che la bambina testimone riconosce come presente nella foresta al momento della sparizione del piccolo Andrew. A questo punto arriva il consueto colpo di genio: la caccia alle streghe del padre - poliziotto - di Andrew nei confronti di un uomo che corrisponde al profilo tracciato da Scully.

Una caccia alle streghe è la persecuzione ai danni di qualcuno senza prove a supporto: bastano sospetti, preconcetti, pregiudizi o dicerie.  Ci ricorda le falle del sistema, la giustizia sommaria, le indagini superficiali e le conclusioni affrettate: tutti elementi contro i quali X-Files si batte fin dalla prima stagione, servendosi di storie fuori dall’ordinario per denunciarli.

La serie di Chris Carter è una grande metafora della nostra società. Lo è sempre stata ma quest'ultima stagione, in particolare, pone l’accento su tutte le contraddizioni e i rischi contemporanei (ne è un ottimo esempio anche l’episodio precedente). Mentre gli indizi rivenuti in casa del sospettato portano dritti dritti verso una condanna affrettata.

Tutto troppo facile

Non mi piace la perfezione, mi fa sentire a disagio.

Mulder lo afferma subito prima di ricordare, appunto, la caccia alle streghe, salem, il maccartismo… Altre ferite aperte nella storia americana. Come la guerra in Vietnam, l'uso invasivo della tecnologia, la raccolta illegale di dati personali (proprio nel giorno dello scandalo Cambridge Analytica)  e tante altre tematiche trattate in questo episodio. L’esplicita citazione di Smile Time (L'ora del sorriso), uno degli episodio più cult di Angel, conduce al ritrovamento della seconda vittima. Ancora una bambina, ancora la figlia di un poliziotto.

E ancora sale sulla scena del crimine, seguito - stavolta - dalla spiegazione di Mulder del cerchio di sale come protezione dagli spiriti maligni sulla scena di un’evocazione. Ma è troppo tardi: Melvin Peter viene quasi linciato dalla folla inferocita, guidata dal padre di Andrew... Che poi lo giustizia con un colpo alla testa sotto agli occhi di Mulder e Scully. Poco importa che il capo della polizia avesse confessato di essere stato l’amante della madre di Andrew e di credere nella magia nera come punizione per il suo crimine lussurioso.

Credo che qualcuno abbia maledetto questa città, Scully. Spalancando involontariamente le porte dell’inferno.

Il centro della narrazione di questo episodio non sono le streghe e i segugi infernali, bensì la giustizia sommaria, l’isteria collettiva, i segreti e gli intrighi nelle piccole città. Eastwood non è diversa da Twin Peaks, o da qualsiasi altra piccola comunità in cui tutti si conoscono e tutti si mentono.

Come previsto, infatti, la strega di turno è la moglie tradita. Punita con la morte della figlia - e in seguito con quella del marito e con la sua stessa vita - per l’uso improprio della magia nera. Il messaggio, come sempre, è positivo: non esistono scorciatoie.

Non esistono magie in grado di rimediare ai torti. La vita va affrontata con le proprie forze, giorno dopo giorno, a prescindere dalle sfide che ci riserva. Non male, per un episodio su streghe e pupazzi TV assassini, no?

Appuntamento lunedì prossimo su FOX con un nuovo episodio di X-Files

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