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Fantozzi, maschera immortale: i migliori film della saga con Villaggio

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Ha fatto ridere intere generazioni con quel suo travet bersagliato dalla sfortuna. Ecco i migliori film di Paolo Villaggio della saga fantozziana.

Paolo Villaggio e Anna Mazzamauro in una scena del film

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Con quel ragioniere chino sulle scartoffie, seduto dietro una scrivania posizionata nel sottoscala, gli italiani per oltre un ventennio si sono riconosciuti. È capitato un po' a tutti di sentirsi a volte Ugo Fantozzi, travet dalle mediocri capacità alla perenne ricerca di un riscatto sociale mai veramente possibile.

Paolo Villaggio ha dato vita ad una maschera immortale, modellata sulle imperfezioni e le debolezze degli abitanti del Bel Paese. Con l'impiegato dai mutandoni ascellari e dal tragico spigato siberiano ha attaccato ferocemente la piccola borghesia stregata in quegli anni - dai fine '60 a tutti gli '80 - dai dettami della cultura consumistica, ossessionata e allo stesso tempo intimorita dal potere.

Il genovese classe '32 ha fatto da terapeuta, esorcizzando i timori e le delusioni di una classe sociale al servizio dei più abbienti. Quella di Fantozzi è una maschera immortale, un'istantanea indelebile e grottesca che ha immortalato un quadro storico-politico ben definito (sono gli anni dell'egemonia democristiana), operando da specchio deformante della società di allora.

Sociologo esilarante, personaggio tragicomico. La maniera di Villaggio di far ridere è assolutamente atipica e poggia su un linguaggio assai innovativo, dominato da aggettivi iperbolici - la scala del fantozziano, come afferma Stefano Bartezzaghi nell'esilarante Appendice "Il Fantozzi della lingua italiana", esagera sempre, tende al colossale - e switch lessicali che consentono all'autore di stravolgere la semantica, di associare il significato di alcuni termini a condizioni o situazioni nuove, in una maniera sperimentale (prima di Villaggio e dei suoi best-seller, aggettivi come "orrendo", "agghiacciante" e "mostruoso" non venivano utilizzati in chiave comica).

Fantozzi è (anche) un linguaggio costellato da congiuntivi storpiati, da esagerazioni numeriche (i 18mila gradi dei pomodorini al forno, i 3mila Fahrenheit del caffè mattutino della Pina) e qualifiche aberranti, vedi i gradi aziendali dei potenti riassumibili in Dott. Ing. Gran. Mascalzon. di Gran Croc. (quelli che danno diritto alla poltrona in pelle umana, altra invenzione fantozziana).

Ma Fantozzi è pure un universo, parallelo al nostro, a cui somiglia terribilmente. In esso fanno capolino vere e proprie armi come aliti agghiaccianti (tutti i personaggi ce l'hanno); si assiste ad allucinazioni a sfondo mistico (quasi sempre conseguenze di ingestioni alimentari o di un meteo feroce); ci si appassiona a film inventati di sana pianta ("La polizia s'incazza" e "Le casalingue"); va in scena la partita degli azzurri più formidabile di sempre (un 21-0 contro l'Inghilterra a Wembley). Un universo bizzarro che gioca con i sogni mostruosamente proibiti degli italiani e con le loro quotidiane sfighe.

In questo contesto surreale attraversato da un nonsense continuo, Fantozzi è un irresistibile personaggio-spugna che guarda al mondo dei cartoon: il ragioniere della Megaditta ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica è perseguitato da una sfortuna atavica come Paperino, vola da tetti e balconi atterrando sugli autobus come farebbe Wile E. il Coyote, non raggiunge mai i propri obiettivi al pari di Gatto Silvestro. Nella predilezione per lo humour nero e in un certo gusto per il paradossale vanno individuate le influenze letterarie (Da Gogol a Kafka) e cinematografiche, su tutte Buster Keaton, Charlie Chaplin e il Jacques Tati di Le vacanze di Monsieur Hulot.

Diversamente da Totò, la maschera ideata da Paolo Villaggio ha acquisito fin da subito lo status di universalità, entrando a far parte dell'immaginario collettivo con i suoi "venghi", "mi dii", con quella sua passione indiavolata per la frittatona di cipolle da gustare durante una telecronaca sportiva, con quel liberatorio "Per me, la corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca!" urlato a tutti, intellettuali e non.

Abbiamo raccolto i 10 film della saga di Fantozzi in questa lista, in cui li elenchiamo dal peggiore al migliore.

10) Fantozzi 2000 - La clonazione (1999)

Paolo Villaggio in una scena del filmHDCG Entertainment

Si parte con l'ultimo capitolo della serie, che viaggia su livelli davvero bassi. Occupa con (de)merito l'ultima posizione in classifica dal momento che le gag sono trite e ritrite, la risata latita, i comprimari di un tempo scarseggiano (è il primo film in cui non compare, ad esempio, il ragionier Filini di Gigi Reder, scomparso poco prima delle riprese).

Il ragioniere di Villaggio, grazie ai prodigi dell'ingegneria genetica, viene clonato per sopperire alla mancanza di impiegati servili nella Megaditta. Si tufferà in nuove/vecchie tragiche imprese, circondato dalla moglie Pina (Milena Vukotic) e dalla signorina Silvani di Anna Mazzamauro, sempre più sboccata rispetto agli esordi.

Il Fantozzi che si affaccia al nuovo Millennio è un personaggio fuori tempo massimo, stanco e invecchiato. Nel dimenticabile film diretto da Domenico Saverni si segnala una delle ultime apparizioni cinematografiche di Guido Nicheli, il "cumenda" del cinema nostrano anni '80.

9) Fantozzi - Il ritorno (1996)

Penultimo nella hit parade fantozziana è il nono capitolo della saga. Il ritorno di Fantozzi sulla Terra non è di quelli più esaltanti anche se non mancano le gag riuscite, su tutte quella che ironizza sulle chat erotiche di moda negli anni '90.

Nel film compaiono i caratteristi romani Maurizio Mattioli - è il chirurgo plastico esperto in "romanelle" cui si rivolge la Silvani - e Angelo Bernabucci. Il film segna l'abbandono di Plinio Fernando (Mariangela e Uga Fantozzi). Al suo posto Maria Cristina Maccà. Fantozzi - Il ritorno è l'ultima pellicola della serie sceneggiata dalla storica coppia formata da Leonardo Benvenuti e Piero De Bernanrdi.

8) Fantozzi in paradiso (1993)

Girato nel '93, Fantozzi in paradiso vede il travet bersagliato dalla sfiga passare a miglior vita. Prima del decesso, tenterà un'improbabile rapina (con tanto di pistola da starter e camuffamento carnevalesco), verrà sfrattato dalla babbui... ehm dalla bambina Mariangela (e dal genero Bongo), si avventurerà a Cortina assieme alla Silvani, con cui avrà un focoso rapporto sessuale grazie all'assunzione di un potente afrodisiaco.

La serie è ormai agli sgoccioli e l'umorismo è sempre più stiracchiato. Unendo i momenti migliori di questo capitolo con i pochi riusciti del successivo, avremmo avuto una dignitosa chiusura, senza sfociare nel patetico.

7) Fantozzi alla riscossa (1990)

Villaggio in una scena del filmHDCecchi Gori Group

Ormai estraneo alla routine lavorativa, il ragionier Fantozzi nel settimo capitolo della serie va in cerca di occasioni di riscossa. Le scene esilaranti superano i momenti di stanca: spassoso Villaggio nei panni di un pavido giudice popolare alle prese con un processo di mafia (gli imputati - da Trinacria Vito detto "Cannamozza" a Messina Salvatore in arte "Ammazza ammazza", sono accusati di stragi, torture e addirittura cannibalismo, e vengono raffigurati come "belve umane" chiuse in gabbia, con tanto di atteggiamenti felini).

Fantozzi tenta costantemente di migliorare la propria condizione di inetto cronico, finendo addirittura per seguire un corso di autostima tenuto da uno scatenato hooligan residuato di Italia '90. La speranza di un riscatto resta però un'assoluta utopia per tutto il film.

In Fantozzi alla riscossa Villaggio si diverte a parodiare la scena della stazione di Amici miei, prende in giro i poteri forti (il grado più alto aziendale dà diritto a "un cocchio a due pariglie bianche con lacchè e il diritto al potere temporale") e anticipa gli eventi funesti di Tangentopoli (il ragioniere "natural. prestanom." finisce in carcere con l'accusa di bancarotta fraudolenta dopo aver maneggiato a sua insaputa bustarelle e tangenti).

6) Fantozzi subisce ancora (1983)

Nonostante sia stato realizzato nel 1983, con un Villaggio quindi ancora in palla, Fantozzi subisce ancora sa di occasione sprecata. Il minutaggio esiguo e la mancanza di un collante vero e proprio nella trama acuiscono la sensazione di trovarsi dinanzi ad una carrellata di gag senza un vero e proprio fil rouge che dia loro compattezza.

Ciò nonostante, la comicità slapstick dell'attore genovese sovrasta una struttura esile, che sconta pure l'assenza di uno dei più noti e amati comprimari: il geometra Calboni di Giuseppe Anatrelli, scomparso prematuramente due anni prima (a lui è dedicato il film). Al suo posto una copia sbiadita del "villain" della saga offerta da Riccardo Garrone.

Tra le scene cult del film troviamo la terrificante riunione di condominio, l'incontro col "capoufficio pacchi" Loris Batacchi (un formidabile Andrea Roncato nei panni di un serial lover) e la satira pungente sul sistema sanitario italiano, con Fantozzi operato per sbaglio dal temutissimo chirurgo Zambrini Loredan, detto Jack lo squartatore, impersonato da Alessandro Haber.

La trovata più lungimirante del film è però rappresentata dalla bellissima sequenza politico-allucinatoria in cui Fantozzi va nel pallone elettorale divorando senza sosta tribune politiche e comizi elettorali (appaiono, tra gli altri, Pannella, Spadolini, Andreotti e Berlinguer), maturando tra mille incertezze una sua personalissima decisione in fase di votazione.

5) Superfantozzi (1986)

Dio creò l'uomo al secondo tentativo. Lo sappiamo grazie a Superfantozzi. Il primo tentativo, figlio della stanchezza dell'Onnipotente, diede alla luce il mitico ragioniere dotato di una minuscola attrezzatura di piacere.

Per il quinto appuntamento della saga il team creativo offre una variazione a tema storico, facendo attraversare al personaggio diverse epoche e vicende. Si va dalla battaglia di Maratona, finita 1-1 (X per gli amanti del Totocalcio), alla rivisitazione biblica della resurrezione di Lazzaro ad opera del "notaro" Gesù. Tra le gag più riuscite, vi è quella della spada impronunciabile (almeno per Fantozzi) Excalibur e dell'incontro tra le tifoserie scozzesi e italiane prima di una partita di calcio, al grido di "Win the best!".

4) Fantozzi va in pensione (1988)

Fantozzi va in pensione è il capitolo della serie che per primo affronta l'allontanamento dal posto di lavoro di un personaggio nato proprio in un contesto aziendale. La saga si fa più intima, con Fantozzi che soffre terribilmente la noia casalinga che cerca di spezzare improvvisandosi elettricista (con risultati disastrosi) oppure recandosi ad un cinema che proietta film dal titolo equivoco in pieno giorno.

È il film che più di ogni altro si differenzia per l'equilibrio tra risate (quando Ugo, credendo sia la Pina, dà della "sgualdrina" a un ferocissimo travestito brasiliano ex campione regionale dei pesi medio-massimi) e malinconia, vedi la riflessione amara del ragioniere sul mondo del lavoro in cui non c'è spazio per gli over 35. 

Tra i momenti più spassosi, si segnalano il mitico viaggio (senza ritorno) finanziato dall'INPS (non più Istituto di previdenza sociale ma, dietro votazione segreta della Gran Loggia, istituto neutralizzazione parassiti sociali) con tanto di visita alle famigerate Grotte di Postumia dove pure l'eco si dimostra spregevole nei confronti dello sfortunato Fantozzi, apostrofato con un sonoro e ripetuto "merdaccia".

3) Fantozzi contro tutti (1980)

Girato nel 1980, a distanza di 4 anni dal precedente, Fantozzi contro tutti vede il ritorno del travet alle sfighe quotidiane. Affiancato dalla povera signora Pina (la new entry Milena Vukotic, subentrata a Liù Bosisio), il ragioniere prenderà parte ad un'agghiacciante settimana bianca in cui verrà rinchiuso nella clinica lager del professor Birkermaier (una sequenza, questa, recuperata da una molto simile presente nella versione extended del primo capitolo).

Fantozzi farà poi i conti con il tradimento (più affettivo che reale) di sua moglie - invaghitasi di un giovane fornaio butterato dai modi volgari, impersonato da Diego Abatantuono - e trionferà (quasi) alla Coppa Cobram, la temutissima corsa ciclistica organizzata dal temuto Visconte della Megaditta che detesta calcio e tennis.

2) Fantozzi (1975)

È il film che dà inizio a tutto, che rompe gli schemi della comicità tradizionale portando sullo schermo le disavventure letterarie del personaggio nato dalla penna di Villaggio.

Ci viene presentato un microcosmo popolato da uffici dai nomi strampalati ("ufficio sinistri"; "Ufficio impiegati murati vivi"), ex azzurri di sci, tragiche partite a calcetto scapoli contro ammogliati, gite in campeggio con tanto di corse sfrenate e urla disumane, pechinesi serviti in un ristorante giapponese, acquari in cui nuotano i dipendenti della Megaditta e tesissime sfide a biliardo.

Il primo Fantozzi è un film che poggia su scene madri divenute vere e proprie parentesi di culto: la sveglia del ragioniere, l'autobus al volo, gli auguri servili di Natale, il tremendo Capodanno col maestro Canello e la convocazione dal Megadirettore galattico, tra le più riuscite della saga, vuoi per i dialoghi paradossali che per l'ambientazione sinistra (una stanza asettica e un villain ambiguo).

La risata è debordante, continua. Impossibile non esplodere alla vista di Fantozzi a pelle di leone sulla neve (preceduto da una ciocca di capelli, due molari e l'indice della mano di sinistra) che arriva al traguardo credendo di essere il comandante Nobile nell'inferno del Polo Nord.

1) Il secondo tragico Fantozzi (1976)

Il sequel intitolato Il secondo tragico Fantozzi è forse il più completo della saga, quello che vanta le scene più citate oppure omaggiate (ma con il primo capitolo siamo davvero lì). Fuoriesce tutto il rapporto disperato con la vita del ragioniere (vedi il dramma del Potëmkin nella serata di Italia-Inghilterra a Wembley, quella della mischia "nuca-naso-tibia" raccontata alla radio da Martellini), la cui condizione sub-umana è funestata da disgrazie a ripetizione.

Dalla disgraziata puntata a Montecarlo in compagnia del megadirettore clamoroso Semenzara all'avventurazza al night con Calboni e Filini passando per le angherie del potentissimo Guidobaldo Maria Riccardelli, i momenti esilaranti si sprecano e consegnano la maschera di Villaggio alla Storia. Menzione speciale per la voice-over dell'attore ligure, una costante di tutti i capitoli della saga ma che nei primi due film ha rasentato la perfezione di tale tecnica cinematografica.

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