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La ragazza che hai sposato, recensione del nuovo thriller di Alafair Burke

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Cosa succede se il marito è accusato di stupro e la moglie custodisce un segreto che in realtà ne rappresenta soltanto la punta dell’iceberg?

La panchina con il foulard dalla copertina di La ragazza che hai sposato

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Quanto potete dire di conoscere bene la persona che vi è accanto?

Che sia vostra madre, vostro padre, vostro figlio, il vostro coniuge… avete la certezza che ciò che vi dice corrisponda alla verità?

Mantenere un segreto non è facile, men che meno quando il segreto propinato alle apparenze ne cela tanti altri intrappolati nel fondo, come magma incandescente pronto a eruttare.

Alafair Burke, autrice di thriller acclamati come La ragazza del parco e Una perfetta sconosciuta, torna in libreria grazie a Piemme con La ragazza che hai sposato; un romanzo che ha racchiuso, nelle primissime righe dell’incipit, tutta la propria potenza narrativa.

È bastato un istante per trasformarmi davvero nella donna che tutti pensavano che fossi fin dall’inizio: la moglie che dice bugie per proteggere suo marito.

La Burke rende protagonista del romanzo l’arma più subdola – e paradossalmente più semplice – dei thriller: la bugia. Perché è utilizzando la menzogna che s’insinua il dubbio. E, non appena s’inizia a dubitare della persona che si ha accanto, come si fa a sopravvivere?

La ragazza che hai sposato: conoscersi l’un l’altro

La panchina nel parco sulla copertina de La ragazza che hai sposato
La ragazza che hai sposato, di Alafair Burke

Angela è una donna che dalla vita non vuole altro che una noiosa routine. Un desiderio che s’infrange nell’attimo in cui suo marito diventa il volto di uno scandalo: accusato di molestie (e successivamente di stupro), Jason intacca l’idillio nel quale Angela faticosamente si era rifugiata assieme a suo figlio Spencer… e a un oscuro segreto del passato.

Segreti e menzogne in fin dei conti camminano a braccetto in un thriller e la Burke ha scelto una struttura narrativa solida da poter sgrovigliare con una trama ricca di colpi di scena (e, soprattutto, con un cliffhanger finale da brividi).

Nonostante i personaggi talvolta pecchino di superficialità e non brillino particolarmente d’originalità, ciò che colpisce di questo romanzo è la forza delle donne. Non è un romanzo (soltanto) per donne, ma racconta delle donne con le donne. E lo fa in un modo contorto quanto brillante da mettere in costante dubbio la propria idea e morale etica durante la lettura.

Se una donna accusa un uomo di stupro, il primo istinto è quello di spalleggiare la vittima. Ma se la vittima in realtà fosse il carnefice? E se il carnefice a sua volta fosse vittima di qualcun altro?

A volte le donne mentono. E ne veniamo danneggiate tutte.

La brillante psicosi che si cela dietro questo romanzo sottolinea la vulnerabilità dell’essere umano e come una bugia ben confezionata sia più forte di qualunque altra verità.

La vita è un palcoscenico

Prima di essere madre e moglie, Angela sarebbe potuta essere una donna come tante. Purtroppo, a causa del suo difficile passato, la protagonista del romanzo non ha mai ben compreso quale potesse essere il suo posto nel mondo.

Una complicazione scaturita dai dilanianti segreti che Angela ha ammassato dentro di sé nel corso del tempo e di cui se ne libera poco a poco, tenendo il lettore sempre sul chi va là, finché diventa impossibile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, o meglio quanto ciò che la protagonista fa può essere considerato giusto o sbagliato.

Angela è un’attrice poliedrica, un serpente che cambia pelle di capitolo in capitolo e lo fa sotto l’occhio attento del lettore, lasciando scoprire lentamente parti di sé assopite, altre appena scoperte e altre ancora completamente camuffate da un alone di compassione ed empatia che, in situazioni così delicate, è impossibile non provare.

Angela incarna la menzogna. È una donna disposta a vivere una bugia dopo l’altra pur di difendere ciò in cui crede. E l’unica costante di tutto il romanzo, per Angela, è suo figlio Spencer. Si dice che l’amore renda irrazionali, che per amore faremmo di tutto, e allora cosa dovrebbe fare una madre per l’amore di un figlio? Mentire, combattere, uccidere?

La ragazza che hai sposato fa uso di temi ricorrenti e delicati per metterci di fronte alla cruda e drastica domanda: quanto ci fa paura la verità?

Angela vive nella paura, forse perché a intimorirla maggiormente non è la verità in sé quanto ciò che questa potrebbe significare per il resto del mondo. Oggi giorno viviamo in una società spesso e volentieri sottomessa al potere della parola virtuale: se è online, avrà un fondo di verità. Ma questo chi lo stabilisce?

Una piccola fetta del romanzo della Burke analizza anche questo, ovvero l’importanza dei social network quando abbiamo a che fare con uno scandalo. Da qui, potrebbe partire una riflessione interessante: i social incrementano uno scandalo oppure sono in grado di crearne uno da sé, tanta è la loro importanza?

La ragazza che hai sposato è un prodotto a prova di Shonda Rhimes (per intenderci un misto tra Scandal e Le regole del delitto perfetto), un romanzo in cui il bene e il male appartengono a una dimensione differente e in cui eroe e antagonista spesso si mischiano fino a confondersi l’uno con l’altra.

Quanto conosceva bene suo marito Angela? E, soprattutto, quanto conosceva bene sua moglie Jason?

La ragazza che hai sposato filtra la verità attraverso gli occhi di una donna che ha fatto della menzogna la costante della propria vita. Come diceva Oscar Wilde:

Si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio. Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante.

Ed è questa l’unica certezza, perché il nuovo romanzo della Burke vi terrà inchiodati, appassionati e in costante dubbio fino all’ultima riga.

Voto8,5/10

Con La ragazza che hai sposato, la Burke analizza le diverse sfaccettature dell’innocenza puntando su una bugia che, se ben confezionata, può essere più forte di qualunque altra verità.

Cristina Migliaccio

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