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Giovanni Minoli: la P2 è stato il nostro Deep State

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Deep State sta per arrivare su FOX. Per l'occasione, ecco l'intervista a Giovanni Minoli, giornalista che ci parla di quello che definisce il deep state italiano - la Loggia P2 - e di altre scottanti tematiche molto attuali.

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L'altro Stato, lo Stato nascosto. Così il giornalista italiano Giovanni Minoli definisce il Deep State, raccontando che nella storia italiana vi si può senz'altro fare riferimento. In questa intervista speciale, in attesa del debutto di Deep State su FOX il 9 aprile alle 21.50, Minoli tocca argomenti molto scomodi.

Uno fra i più scomodi di tutta la nostra storia recente, riguarda senza dubbio il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro, il cui quarantesimo anniversario è stato ricordato proprio pochi giorni fa. Minoli afferma che la totalità dei gestori dei servizi segreti all'epoca del rapimento Moro appartenevano alla Loggia P2. E che la P2 era, di per sé, un Deep State.

Storia della Propaganda 2: il Deep State italiano

Prima di proseguire con le parole di Giovanni Minoli è necessario fermarsi un attimo, per chiarire un concetto fondamentale: cos'è la P2? Senza la pretesa di essere esaustivi - servirebbe molto, molto più spazio di questo, proviamo insieme a ricostruire la sua storia.

P2 - abbreviazione di Propaganda 2 - fa riferimento alla seconda versione, quella rinata negli anni '70, di un'organizzazione fondata nel 1877, secondo alcuni storici, nientemeno che da Giuseppe Mazzini. Si trattava di una loggia massonica, chiamata appunto Propaganda massonica, che aveva espressamente lo scopo di riunire gli uomini più influenti del Regno d'Italia, dai politici ai banchieri.

Soldi e politica, si sa, fanno girare il mondo. Riunendoli nella Propaganda massonica, il Gran Maestro - ovvero il capo della loggia - disponeva di tutti gli strumenti utili a determinare il corso degli eventi nel nostro Paese. La Propaganda massonica venne sciolta nel 1925 per volere del governo fascista, che vietava espressamente l'esistenza di logge massoniche.

Dopo la guerra e la caduta del regime, la loggia si riformò, con il nome di P2: Propaganda 2. Secondo gli studiosi, a rifondarla furono la massoneria e i servizi segreti americani, che garantivano la segretezza ai massoni più noti perché non venissero riconosciuti e la loro appartenenza alla loggia non divenisse nota. Il rischio della notorietà era quello di vanificare i progetti di controllo del territorio.

La P2, però, tornò alla ribalta all'inizio degli anni '70, quando ad assumere il ruolo di Gran Maestro fu Licio Gelli. Sotto la guida di Gelli, la P2 esasperò il suo carattere eversivo, con lo scopo di far virare la democrazia all'epoca vigente in Italia verso uno Stato più autoritario.

Gli strumenti a cui la P2 aspirava per raggiungere il proprio scopo erano, per cominciare, i mass media: il controllo di giornali e televisioni - tramite l'associazione dei giornalisti più influenti - era un obiettivo centrale, così come quello della televisione di Stato.

Altri passi fondamentali erano rappresentati dalla riforma della magistratura (per assoggettarla alla politica), dalla separazione dei sindacati dalla politica e dalla creazione di un sistema di bipartitismo. Gelli aveva descritto i passaggi fondamentali in un documento che aveva scritto e firmato personalmente, intitolato Piano di rinascita democratica.

Chi era Licio Gelli

Nato a Pistoia nel 1919, Licio Gelli - fervente sostenitore del fascismo - appena diciottenne raggiunge le camicie nere del Generale Franco in Spagna, combattendo al loro fianco nella guerra civile di Spagna. In seguito alla fine della guerra di Franco, si rifugia per alcuni anni in Argentina e poi torna in Italia e, dopo alcune esperienze lavorative fallimentari, trova lavoro presso una celebre fabbrica di materassi - la Permaflex - all'interno della quale farà carriera.

Alcune fonti, mai confermate ufficialmente, affermano che dopo la guerra Gelli divenne un agente della CIA. All'inizio degli anni '60 si unisce alla P2, scalandone in fretta le vette per poi diventarne Gran Maestro.

Soprannominato il Burattinaio, il Venerabile e addirittura Belfagor, la vita e il nome di Licio Gelli sono indissolubilmente legati ad alcuni dei più tragici e sanguinosi fatti della storia moderna italiana. 

Morto ad Arezzo a 96 anni - dopo essere stato più volte in carcere per diverse accuse, fra le quali bancarotta fraudolenta e depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna - Gelli si è portato nella tomba tutti i segreti che conosceva.

La sua P2, con lo specifico riferimento al suo nome, nel corso degli anni è stata associata alla strage di Bologna del 1980, al crack del Banco Ambrosiano (che gli costò una condanna definitiva a 12 anni), al rapimento di Aldo Moro e a moltissimi altri scandali o stragi riguardanti il territorio italiano.

Dopo l'emissione del primo mandato d'arresto nei suoi confronti, emanato nel maggio del 1981, riesce a fuggire in Svizzera, ma viene arrestato e incarcerato a Ginevra. Evaso, dopo quattro anni di latitanza - decide improvvisamente di costituirsi e torna in prigione in Svizzera per poi essere estradato in Italia.

Rilasciato per motivi di salute, sfuggirà di nuovo all'arresto dopo la sentenza che lo condanna a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano, emessa nel 1998. Catturato, finirà per scontare la pena agli arresti domiciliari fino al giorno della morte, nel dicembre del 2015.

Lo scandalo degli iscritti alla Loggia P2

La P2 guidata da Gelli diventò tanto potente da varcare i confini italiani, arrivando a influenzare anche gli eventi e la politica relativi a diversi Paesi esteri, fra i quali gli studiosi indicano principalmente Stati Uniti, Brasile, Uruguay, Romania e Venezuela.

Sciolta dal Parlamento il 10 dicembre del 1981, la P2 di Licio Gelli era destinata a dar vita a uno dei più grandi scandali italiani fino ad allora: la divulgazione dei nomi degli iscritti alla P2.

La lista venne rinvenuta nelle perquisizioni relative alla villa di Gelli ad Arezzo - quella in cui venne sottoposto agli arresti domiciliari - e alla sua fabbrica Gioele durante le indagini sul presunto rapimento di Michele Sindona, appartenente alla P2.

Già in passato, cinque anni prima, Gelli aveva dichiarato che gli iscritti erano duemilacinquecento e quindi la lista resa nota, a suo parere, conteneva solo una parte dei nominativi.

La documentazione sulla storia della P2 è stata resa pubblica nel 2014 ed è liberamente consultabile al sito http://www.fontitaliarepubblicana.it/.

Cambridge Analytica e gli attacchi terroristici

Mark Zuckerberg, fondatore di facebook

Dopo aver ipotizzato che gli sceneggiatori e i loro consulenti siano persone del settore, che conoscono bene i dossier perché film e serie TV tematiche non si discostano granché dalla realtà, Giovanni Minoli parla dell'attualissimo scandalo su Cambridge Analytica.

La società, accusata di aver sottratto illegalmente i dati di milioni di privati cittadini americani tramite il social network Facebook, con lo scopo di profilare i cittadini a fini elettorali e politici, era già finita sotto la lente d'ingrandimento di Minoli subito dopo l'elezione del Presidente Donald Trump negli Stati Uniti.

Ricordando l'importanza della cyber-security, un settore in continuo divenire, Minoli sottolinea come il gruppo ristretto degli analisti selezionati da Cambridge Analytica fosse composto da cinque ragazzi italiani.

La cyber-security è in veloce evoluzione ed è fra i rami più importanti, come dimostra la storia di Cambridge Analytica.

Il gruppo ristretto degli analistei era composto da 5 ragazzi italiani.

Infine, il giornalista ricorda l'accordo stretto da Aldo Moro e Arafat all'epoca in cui entrambi erano al potere per preservare il nostro Paese dagli attacchi terroristici in cambio del passaggio indisturbato delle armi attraverso il territorio italiano

Legandosi all'attualità, Minoli fornisce altre indicazioni per evidenziare la perizia dei servizi italiani nello sventare piani di attacchi terroristici. E lo fa proprio nei giorni in cui i media ci raccontano dello smantellamento di un'importante rete di potenziali attentatori nel nostro Paese.

Mentre continuiamo a seguire con interesse la cronaca, dunque, prepariamoci a immergerci nella finzione "poco distante dalla realtà" di Deep State, in prima assoluta su FOX dal 9 aprile.

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