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Maria Giovanna Maglie e il fascino oscuro del Deep State

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Dal fascino irresistibile che l'agente segreto esercita sul pubblico al potere nel potere, il cospirazionismo e le fake news: ecco l'intervista esclusiva alla giornalista Maria Giovanna Maglie per il lancio di Deep State.

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In occasione della partenza il 9 aprile su FOX della Serie TV Deep State, volti autorevoli del giornalismo italiano hanno condiviso con noi il loro punto di vista sull'idea di uno Stato Sommerso. Dopo l’intervista con Giovanni Minoli, ascoltiamo un’altra voce: esperta di politica internazionale, analista politica ed ex inviata di guerra, la giornalista Maria Giovanna Maglie ci racconta cos’è per lei il Deep State.

Nel corso dell’intervista, la Maglie ripete più volte questa definizione: potere nel potere, rendendo efficacemente l’idea del deep state come un governo “altro”, un insieme di decisioni e di strategie indipendenti dalle autorità ufficiali e in grado di ottenere i risultati desiderati grazie a contatti, segreti e informazioni scomode.

Deep State ci racconterà in dettaglio proprio questo: le inevitabili manovre di un’intelligence moderna che decide di servirsi della sua rete di spie e di contatti internazionali per ottenere vantaggi secondari. Vantaggi non previsti dagli accordi internazionali ufficiali e, soprattutto, vantaggi ottenuti con mezzi illegali e molto discutibili.

La serie che ha per protagonista Mark Strong si concentra sulla figura dell’agente segreto come un uomo - certo - in grado di fare cose che le persone comuni non possono fare, ma anche un uomo in qualche modo intrappolato in un sistema che finisce per fagocitarlo.

Bond, James Bond

Maria Giovanna Maglie ci ricorda come la spia sia il personaggio per eccellenza in grado di stimolare l’immaginario collettivo grazie alla sua vita avventurosa, alle splendide donne che incontra, ai luoghi esotici che visita viaggiando in continuazione. Il pubblico è irrimediabilmente attratto da un agente segreto alla James Bond: affascinante, sicuro di sé, capace di adattarsi a qualsiasi situazione.

La realtà, naturalmente, è molto diversa: vengono a mancare tutti gli elementi di contorno che rendono la vita dell’agente segreto così carica di mistero per gli spettatori di cinema e TV. Anche in questo senso, la serie Deep State vuole mostrarci l’essenza di un lavoro delicato e compromettente, privandola dai fronzoli di location mozzafiato e vita mondana da supervip. 

La realtà raccontata da Deep State è una realtà fatta di insonnia, paura, ansia, paranoia, dolore e istinto: riconoscere i nemici travestiti da amici può fare la differenza fra la vita e la morte.

Sean Connery è James Bond
Sean Connery è James Bond

I servizi deviati

Maria Giovanna Maglie ci racconta come i servizi deviati - termine che, ci ricorda la giornalista, è stato molto sfruttato in Italia in tempi recenti - finiscano per agire in vece di chi sarebbe legittimato a farlo. Prendendo una decisione sulla base di informazioni di cui dispongono solamente loro - e non i governanti, che potrebbero conoscere quelle informazioni solo grazie ai servizi stessi - i servizi deviati si arrogano il diritto di agire di conseguenza, evitando il passaggio fondamentale in cui, una volta informati su tutti gli aspetti della situazione, gli organi ufficiali di governo dovrebbero scegliere la soluzione migliore per il proprio Paese.

I servizi deviati sono quelli che Deep State ci mostrerà lungo il racconto di un incubo che diventa realtà. E sono quelli che hanno fatto la fortuna di saghe letterarie e cinematografiche come, per citare un celebre esempio, la saga che ha per protagonista Jason Bourne.

Si tratta di storie in cui i servizi deviati sono il nemico da combattere, il male che si ritiene necessario e che l’eroe di turno finisce per sconfiggere. A caro, spesso carissimo prezzo.

Cospirazionismo e Fake News

Le parole della Maglie introducono una tematica fondamentale quando si parla di deep state: non solo le azioni dello stato profondo, del potere nel potere, sono difficili da separare dalle teorie del complotto, ma se ne servono diffusamente.

In molte storie di spionaggio incentrate sul deep state - come l’ottimo Homeland citato dalla stessa Maglie - i servizi deviati si servono delle teorie cospiratorie per confondere le acque, nascondere le proprie tracce e convincere i più sospettosi che stanno solo cadendo nella trappola delle teorie del complotto. Ne parlano anche i protagonisti di Criminal Minds nell'episodio 13x09, chiarendo alla perfezione il concetto.

Le teorie del complotto, ci ricorda sempre la Maglie, si legano spesso alle fake news: notizie false, create ad arte, alle quali spesso non crede nessuno, eppure finiscono per ottenere una diffusione capillare. Al grido di "non ci credo ma diffondo", le fake news - frequentemente oggetto di prese in giro destinate a diventare virali - rappresentano un mezzo che i servizi deviati, nelle storie di fiction incentrate sul deep state, utilizzano sovente per mobilitare l’opinione pubblica.

Pensiamo al modo di screditare gli avversari politici in House of Cards, o alle persecuzioni dei soggetti ritenuti pericolosi (Nemico pubblico ne è un ottimo esempio) per la sicurezza nazionale: dai tempi del capolavoro cinematografico di Alan J. Pakula Tutti gli uomini del Presidente, tratto dall’omonimo libro di Bob Woodward e Carl Bernstein, il mondo si è evoluto principalmente dal punto di vista tecnologico.

Sul resto - complotti, deep state e fake news - abbiamo ancora molto, molto lavoro da fare…

Deep State vi aspetta da lunedì 9 aprile alle 21.50 in esclusiva su FOX

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