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Spari nella sede YouTube: i giganti della tecnologia uniti per il controllo delle armi

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Una giovane donna ha fatto irruzione nella sede di YouTube e ha sparato a tre dipendenti: il suo folle gesto ha riaperto il dibattito sul controllo della armi.

Sparatoria nel quartier generale di YouTube

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Nel pomeriggio di martedì 4 aprile una donna ha aperto il fuoco nella caffetteria del quartier generale di YouTube a San Bruno, nel nord della California. La donna ha sparato senza prendere di mira nessuno e ha colpito tre impiegati dell'azienda di proprietà di Google

Inizialmente, si era diffusa la notizia secondo cui l'assalitrice aveva una vittima ben precisa in mente: il suo fidanzato. Sembra, invece, che il movente sia rappresentato dall'odio nei confronti della compagnia. Al termine del suo folle gesto, la donna si è uccisa ed è stata subito identificata. Si tratta della 39enne Nasim Aghdam. La donna di origini iraniane era coinvolta in una lunga battaglia legale con YouTube a causa di compensi non ricevuti per i video postati sul suo canale. 

Nasim, infatti, era una youtuber e sembra che il suo canale fosse stato oscurato a causa di una serie di violazioni alle norme aziendali. Secondo il San Francisco Cronicle, YouTube avrebbe sospeso la sua attività di youtuber perché alcuni video mostravano degli abusi sugli animali

Nasim Aghdam, responsabile sparatoria nella sede YouTubeHDSan Francisco Cronicle
Nasim Aghdam

Purtroppo, il folle gesto di Nasim ha portato alla sua morte e al ferimento di tre persone. Le vittime sono un uomo di 36 le cui condizioni sono critiche, una donna di 32 anni che versa in condizioni gravi e una seconda donna di 27 anni in condizioni non preoccupanti. C'è anche una quarta persona ferita, che si è slogata una caviglia nel tentativo di fuggire dal luogo della sparatoria. 

I principali colossi del web hanno inviato messaggi di vicinanza agli impiegati di YouTube e si sono fatti portavoce della campagna in favore di un maggiore controllo delle armi. Il primo è stato il CEO di Twitter Jack Dorsey: 

Non possiamo non reagire di fronte a questo, sperando e pregando che non accada più nelle scuole, nei posti di lavoro o nei luoghi di aggregazione delle nostre comunità. È tempo di cambiare le nostre politiche [sulle armi].

Il CEO di Uber ha espresso lo stesso desiderio del suo collega, chiedendo di fermare la vendita indiscriminata di pistole. Diversi i messaggi di partecipazione postati da personaggi noti come Jeff Bezos di Amazon. Non è mancato neppure il tweet del Presidente degli Stati Uniti. Donald Trump si è mostrato solidale con lo staff di YouTube e ha ringraziato le forze dell'ordine per la tempestività degli interventi. 

Il tweet del Presidente, però, non mostra alcun tipo di intenzione verso la limitazione dell'accesso alle armi da fuoco in USA. Questo nonostante i sanguinosi fatti di cronaca degli ultimi mesi.

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