Arancia Meccanica: trama e significato del film cult di Stanley Kubrick

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Arancia Meccanica è il cult generazionale di Stanley Kubrick. Un film intriso di (ultra)violenza e aspra critica sociale.

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Stride quell'accostamento nel titolo tra natura e artificio. Un modo di dire tipico dello slang cockney, il dialetto dell'East London, che Stanley Kubrick utilizza per confezionare il suo congegno a orologeria, devastante sotto il profilo sia della messa in scena che dei contenuti.

Arancia Meccanica è la presa di coscienza del regista newyorchese classe '28, impegnato a sferrare un duro attacco alla società post-sessantottina, infarcendo di violenza una coming of age story sullo sfondo di una società distopica in cui, alla bestialità dei cittadini, si somma la repressione da parte delle istituzioni, interessate ad avere un controllo pressoché totale sulle masse.

Arancia Meccanica, la trama: le scorribande dei Drughi

Come si racconta in maniera lineare un film governato da un'anarchia registico-narrativa, una pellicola che opta per una chiave volutamente iperrealistica nel raccontare le aberrazioni della società odierna (oggi più che allora) attraverso l'ultra-violenza dei suoi protagonisti?

Arancia Meccanica riesce ad essere estremamente lucido sul versante narrativo, presentato quasi a blocchi: in un futuro non meglio precisato vive il giovane londinese Alexander DeLarge (impersonato da Malcolm McDowell), sadico ed eccentrico leader dei Drughi, una banda di stupratori teppisti che si ritrova al Korova Milk Bar - dove si somministra lo "stupefacente" Lattepiù (bevanda migliorata con la mescalina) - prima o subito dopo aver commesso alcune azioni criminose.

Tutto in una notte

I Drughi rappresentano il dionisiaco senza limiti di Kubrick. Provano godimento nell'infliggere sofferenza alle vittime che perseguitano: un barbone ubriaco preso a calci e bastonate, una banda rivale pestata, lo scrittore Frank Alexander e sua moglie, lui malmenato e ridotto sulla sedia a rotelle, lei stuprata senza pietà.

Dopo una sequela di azioni riprovevoli, Alex, appassionato di musica classica e soprattutto di Beethoven, vede la propria leadership messa in discussione dai compari Dim e Georgie. Il giovane con bombetta sulla testa e (mono)ciglia finta decide di ristabilire lo status quo aggredendo e ferendo uno dei due. In seguito all'ennesimo misfatto (nel quale una donna morirà per le ferite riportate), però, Alex viene tradito dalla banda e arrestato dalla polizia giunta sul posto.

Verrà condannato ad una pena detentiva della durata di 14 anni, incriminato per omicidio. In carcere attirerà le simpatie del prete della struttura, colpito dai progressi di Alex a suon di passi biblici recitati. 

Il giovane e violento protagonista viene selezionato dal Ministro degli Interni in visita al carcere per il "trattamento Ludovico" (Alex coglie l'occasione al volo, visto lo sconto sulla pena per chi vi aderisce), una cura sperimentale rieducativa che consiste nella somministrazione di farmaci unita alla visione di lungometraggi che presentano numerose scene di violenza. Alex è costretto nella visione, legato com'è a breve distanza dallo schermo e con delle pinze che lo costringono a tenere gli occhi aperti. 

A suo modo la cura Ludovico ha successo: restituisce alla società criminali avvezzi alla violenza di ogni tipo. Ma la riabilitazione di Alex è oltremodo traumatica (per di più il suo essere non violento è conseguenza di un'allergia): non più carnefice, ma vittima, esposto alle vendette e ai soprusi degli ex Drughi e di alcuni perseguitati. Alex tenterà addirittura il suicidio, istigato dallo scrittore Frank Alexander.

Arancia Meccanica, il significato di un cult generazionale

In Arancia Meccanica, tratto dal romanzo distopico "Un'arancia a orologeria" scritto nel 1962 da Anthony Burgess, riveste un ruolo centrale la riflessione sull'atteggiamento repressivo delle istituzioni, intenzionate a limitare il libero arbitrio dei cittadini (contenendone gli atteggiamenti più estremi) per far fronte alla spirale di violenza. 

Un controllo coatto sulle individualità, dal canto loro sempre più esposte a comportamenti riprovevoli: Kubrick filma senza filtri le pulsioni incontrollate e il comportamento animalesco dei suoi protagonisti. La sua è una provocazione, un voler tuonare contro il degrado socioculturale in cui proliferano le nuove generazioni. L'intento (inizialmente poco o per nulla compreso) del cineasta è quello di condannare il gesto violento abusandone allo stesso tempo.

Ma il marcato atteggiamento critico di Kubrick non risparmia niente e nessuno. Arancia Meccanica cela la satira dietro oscenità di ogni genere, tira frecciate allo Stato ("Per dei vecchi drughi come noi il lavoro più adatto è questo: poliziotti"; esclama Georgie quando incontra dopo molti anni Alex), accentua l'ossessione erotica, trasfigura l'arte - dalla musica alla scultura, ogni espressione è stravolta - per dar forma ad un incubo che travalica i confini del cinematografico, che finisce per ricongiungersi al reale, al mero dato di cronaca che sciocca lo spettatore. Dal mostro di Firenze ai serial killer americani passando per il raccapricciante omicidio di Luca Varani commesso da Manuel Foffo e Marco Prato: l'attualità è piena zeppa di esempi che dialogano da vicino col cult di Kubrick, a sua volta fonte di ispirazione per altre celebri pellicole (è il caso di Funny Games).

Non è un caso che Buñuel abbia definito Arancia Meccanica come "l'unico film in grado di spiegare davvero cosa sia il mondo moderno”.

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