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The Walking Dead, la recensione dell'episodio 8x15. Il valore.

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Due lettere, due uomini molto diversi su fronti opposti: il penultimo episodio di The Walking Dead 8 non lascia spazio ai dubbi. Mentre Aaron e Dwight si sacrificano per i loro ideali, Negan raddrizza il mondo...

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Il quindicesimo e penultimo episodio di questa ottava stagione di The Walking Dead, dal titolo Il Valore, si apre con la lettera che ci aveva già spezzato il cuore nel mid-season premiere. La lettera che Carl ha lasciato al suo papà. Quella in cui gli dice che deve cambiare il destino del mondo. Deve restituire speranza e vita. Vita vera. Deve farlo. Certo che deve: non c’è nulla più potente della chiamata morale di tuo figlio in punto di morte.

Rick Grimes aveva evitato quella lettera perché sapeva cosa conteneva. Ne aveva rimandata la lettura per portare avanti il suo proposito di vendetta. Ma ora, il tempo della vendetta è finito.

Non il tempo del tradimento e della codardia, però. Ce lo dimostra Gregory con il suo ennesimo voltafaccia per aver salva la vita. E Simon, che si considera l'unico capo dei Salvatori, finisce per cascarci. C'è anche qualcun altro che non si dà per vinto. Qualcuno che sta dalla parte giusta: Aaron.

Viltà: il peggior crimine

L'orizzonte morale di The Walking Dead, a una settimana dal finale di stagione, si delinea con più chiarezza. Attraverso le storie di Eugene, Aaron, Dwight e Negan, gli autori ci dicono chiaramente quali siano i crimini peggiori nel mondo 2.0. E la viltà è al primo posto. Eugene - il vile per eccellenza - se la prende non a caso con Gabriel, un altro personaggio che abbiamo conosciuto per la sua viltà.

Mentre il primo, ancora disposto a qualsiasi cosa pur di restare vivo, non fa che giustificarsi (una coscienza sporca pesa anche per un individuo della risma di Eugene), il secondo ci apre il suo cuore. Ricorda di essere lo stesso codardo che aveva lasciato i suoi parrocchiani a morire, sbranati dagli zombie, perché teme troppo la morte.

Un concetto in forte contrasto con il suo ruolo: la fede, si sa, dovrebbe garantire agli uomini di Dio la certezza di non dover temere alcun male. Ma la fede, sappiamo anche questo, non è esattamente il forte di Gabriel.

Eppure, la sua posizione è molto diversa da quella di Eugene: Gabriel ha agito sempre e solo per paura, una paura della morte così forte da divetare irrazionale, mentre Eugene è l'incarnazione stessa della viltà consapevole della propria stessa. La viltà della peggior specie. La stessa che ritroviamo in Gregory.

Perché i vili, in The Walking Dead, abbondano. E si macchiano dei crimini peggiori.

Quando Eugene viene catturato da Daryl e Rosita, propina loro - prontamente - ogni genere di giustificazioni. Come se Daryl non sapesse cosa vuole ire essere fatto prigioniero dai Salvatori. Come se gli altri avessero tradito come ha fatto lui. Come se ucciderlo non rendesse il mondo un posto migliore. Non a caso, riesce a fuggire con lo stratagemma più disgustoso immaginabile, nasconcendosi poi nel luogo più disgustoso immaginabile. 

Eppure Eugene vivrà, nonostante il disprezzo dei suoi ex amici, perché il suo ingegno è troppo prezioso: colpo di genio, signore e signori. Dopo la menzogna sul progetto di ricerca a Washington, ora mantenere in vita Eugene Porter è davvero diventata una missione prioritaria.

Aaron e Dwight

Aaron è l'esatto opposto di Eugene: così leale da essere pronto a morire per dimostrarla. Con il cuore infranto per la morte di Eric, Aaron ormai ha un solo scopo: eseguire il suo compito. Convincere la comunità delle donne a unirsi alla guerra contro i Salvatori. Solo, stremato dalla fame e dalla sete e circondato dai vaganti, lotta con l'unica forza che gli resta: quella della disperazione.

Lotta così strenuamente da fare colpo su di noi, ma probabilmente anche sulle donne che sta cercando di convincere. Con poche, efficaci parole dona loro l'idea di una possibilità. La possibilità di tornare a vivere davvero.

Tornare a vivere, invece, non è un'opzione per Dwight: lui può solo cercare di rimediare a parte del male che ha fatto. Quanto fa ritorno, Negan lo mette alla prova e Dwight sembra passare il test. Ma non può essere così semplice, ormai lo sappiamo. E non sbagliamo.

Simon - che ci aspettiamo di vedere massacrato al tavolo di Negan in una citazione de Gli intoccabili (ricordate De Niro con la mazza da baseball? Ecco...) - offre a Negan, che lo perdona, l'occasione di illustrare il nuovo piano. Conquistare avamposti, circondare Hilltop, impedire a chiunque di mettere il naso fuori dalla comunità con un controllo di ventiquattro ore al giorno fino a logorarli.

Ed è subito dopo, quando chiede a Dwight di fermarsi, che capiamo: Negan sa. Negan è al corrente delle vere intenzioni di Dwight e lo sta usando. Ne è consapevole al punto che, quando Dwight gli salva la vita - tradendo Simon e gli altri congiurati - Negan si trovava già un passo avanti a tutti

Il povero Dwight, che rischia la vita per avvisare Rick del piano di Negan, cade in una trappola. Il povero Dwight, che deve rimanere impassibile mentre tutti vogliono accertarsi della sua lealtà, fa parte di un piano. Il grande piano di Negan, che porrà fine alla sua vita in modo lungo e doloroso.

Lotta per il potere: Negan e Simon

Negan è cambiato? Ci aspettiamo che massacri Simon con Lucille, ma ci sbagliamo: gli offre ancora un’occasione. Se Simon vuole essere il capo, deve battere il capo e se ci riesce, allora si merita il comando. Naturalmente, fa tutto parte di un piano, che si svolge davanti a tutti. Affinché tutti vedano. Simon combatte come ci aspettiamo da lui: in modo non leale, colpendo a tradimento. Negan, anche senza Lucille - a mani nude - è più forte di lui. Mette in scena la lotta per il comando dei Salvatori perché sa di essere più forte e per offrire a Greogry l'occasione di fuggire con la mappa che gli ha consegnato Dwight.

Fa tutto parte del piano di Negan...

Quando Dwight lo vede mentre strangola a morte Simon, furente per ciò che ha fatto, sa che poi toccherà a lui. Eppure corre il rischio. Promosso a nuovo braccio destro del capo,  finisce in trappola. Negan si è servito di lui per consegnare a Rick un piano falso. Non c'è mai stata alcuna lotta per il potere. Non davvero. E no, Negan non è cambiato. Quando Michonne lo contatta per leggergli la lettera di Carl, si comporta come si è sempre comportato: non fa sconti. Non ne ha mai fatti, a meno che non ci trovasse un tornaconto.

Carl faceva parte di quel tornaconto: il ragazzo gli piaceva. E ora che è morto, la sua rabbia nei confronti di Rick - che per Negan è responsabile del destino di suo figlio - cresce a dismisura. Una trappola. Attraverso Gergory: Negan sapeva tutto. Negan è sempre un passo avanti a tutti.

Mentre Dwight può finalmente guardare Negan come aveva sempre voluto, con odio e disprezzo, Negan riserva lo stesso odio e lo stesso disprezzo a Rick Grimes, l'uomo che ha rovinato tutto. L'uomo che gli ha fatto riscoprire come si possa soffrire per la morte di qualcuno. L'uomo con cui non vuole più parlare. Il tempo del dialogo è finito.

Nel mondo al contrario della settimana scorsa, Negan risparmiava i nemici mentre Rick li uccideva anche dopo che gli avevano salvato la vita. Ora, il mondo sembra essersi raddrizzato...

Appuntamento lunedì prossimo su FOX con l'ultimo episodio dell'ottava stagione di The Walking Dead

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