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Cannes 71 contro Netflix: i film in concorso dovranno passare dai cinema

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Dopo l'esordio dell'anno scorso in concorso, Netflix si ribella alle nuove regole della Croisette e non invia i suoi film per l'edizione 71. Il sunto dello scontro tra Netflix e il festival.

Netflix contro Cannes

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Timido avvicinamento, intensa e infine guerra: così sembra concludersi il breve legame esplorativo del Festival di Cannes con la realtà nascente di Netflix, il servizio di streaming a pagamento che ha avviato una fiorente attività di produzione cinematografica, al pari di quella degli studios. Nell'edizione 70 erano ben tre i film in competizione sulla Croisette della grande N, mentre il cartellone dell'edizione 2018 - annunciato in conferenza stampa - non prevede alcun film prodotto da Netflix. 

Perché Cannes ha cambiato idea? Come mai anche i film degli studios tradizionali latitano? Dopo l'approfondimento di ieri relativo ai film selezionati, è giunto il momento di fare il sunto della guerra tra Croisette e Netflix, combattuta a suon di comunicati stampa e veti incrociati. Con una sola certezza: Ted Sarandos ha già fatto sapere con un'intervista esclusiva a Variety che nessun film di Netflix verrà presentato dentro o fuori la competizione nel 2018. 

Cannes e Netflix: il malcontento degli esercenti 

La guerra è scoppiata questa primavera, ma le avvisaglie risalgono già all'edizione dell'anno passato: fecero molto discutere le prime di film come Okja e The Meyerowitz Stories, presentati in prima mondiale a Cannes e fruiti poco dopo sulla piattaforma streaming, senza passaggio in sala. Se gli esercenti francesi non nascosero il loro malcontento, anche il cinema autoriale lanciò un grido d'allarme. Con i ricavi assicurati da Netlix ai film ospitati in piattaforma e senza il passaggio in sala, il sistema cinematografico europeo di qualità sarebbe destinato all'estinzione

La locandina di Cannes 71HDFestival di Cannes
Cannes 71: un'edizione al bacio, ma senza Netflix

Gli esercenti e i produttori francesi giocano un ruolo chiave nella creazione del cartellone del Festival che, sotto la spinta di pressioni su più fronti (anche gli studios non gradirono la concorrenza di Netflix e lo fecero capire mandando meno star del solito nel 2017), ha riportato in vigore una vecchia regola istituita negli anni '50. Solo i film con regolare passaggio nelle sale francesi possono concorrere alla Palma d'Oro. Per tutti gli altri rimangono aperte le sezioni speciali e gli slot fuori concorso. 

Con la nascita di Cannes Series (il Festival parallelo che si occuperà di serialità) la mossa di Cannes ha comunque una sua coerenza: l'obiettivo è quello di tornare a focalizzarsi solo sul cinema, dopo anni in cui la serialità e i contenuti "altri" si erano scavati un ruolo tutt'altro che marginale in Croisette. 

La risposta di Netflix

Il gigante dello streaming e delle produzioni televisive però non ci sta. A poche ore dalla presentazione del programma, il responsabile Ted Sarandos rilascia commenti che sotto una facciata di cortesia suonano lapidari. Se il concorso sarà precluso a Netflix, nessun film della stessa passerà a Cannes, in nessuna sezione. 

Voglia che i nostri film concorranno equamente con quelli degli altri realizzatori. Sarebbe rischioso per noi presentarci e vedere i nostri film e i nostri realizzatori venire trattati in maniera irrispettosa al Festival. Hanno preso una posizione. Non penso sia bene per noi essere presenti. 

In realtà esiste una facile soluzione a questo problema apparentemente insormontabile: distribuire anche in release limitata i film in questione nei cinema francesi. Non sarebbe un unicum, anzi. È prassi abituale anche negli Stati Uniti assicurarsi l'uscita in un paio di sale di un lungometraggio entro la fine dell'anno, affinché rientri nelle date utili per la corsa agli Oscar. 

L'attrice Tilda SwintonHDGettyImages
L'attrice Tilda Swinton sul red carpet di Cannes con il film di Netflix Okja, presentato in concorso nel 2017

A preoccupare e infastidire Netflix è una seconda regola, una legge istituita dal governo francese per proteggere il circuito delle sale in una nazione in cui si staccano ogni anno un considerevole numero di biglietti. Prima di poter essere distribuiti sulle piattaforme home video, i film passati in sala devono superare un periodo di quiescenza di 36 mesi. Troppi per i tempi rapidissimi di Netflix, che è insorta. 

Cannes senza Netflix: la replica di Thierry Frémaux

Con compostezza e cortesia anche il direttore artistico del Festival è intervenuto sulla questione, che i giornalisti presenti alla conferenza stampa di presentazione dell'edizione 71 non hanno tardato ad affrontare. 

Thierry Frémaux ha negato una definitiva chiusura dei rapporti con Netflix e anzi ha ribadito che il Festival spera di poter ospitare presto i film dello studios. Tuttavia l'obiettivo di Cannes è rinsaldare l'asse con il mondo del cinema e con l'ineludibile passaggio in sala delle pellicole, schierandosi al fianco di chi garantisce la fruizione al pubblico di una pluralità di titoli e stili che le logiche massimalizzanti di Netflix spesso non contemplano. 

Il diretto artistico del Festival Thierry FrémauxHDGettyImages
Il diretto artistico del Festival Thierry Frémaux replica "non abbiamo chiuso la porta a Neflix"

Non bisogna dimenticare che se da una parte Netflix ha risollevato le sorti di molti progetti cinematografici scartati dagli studios come troppo rischiosi (vedi il recente Annientamento), nel passato ha ricevuto aspre critiche da registi come Xavier Dolan per il trattamento poco rispettoso tenuto nei confronti delle pellicole. L'impressione più generale è che il servizio, già premiatissimo per le sue produzioni televisive, fatichi ad esprimersi in campo cinematografico, dove anche nel passato recente è occorso in più di uno scivolone. 

Al contrario di Cannes, Venezia sembra mantenere ottimi rapporti con Netflix, Amazon e gli altri players nascenti nell'orizzonte cinematografico. Gli esuli della grande N li ritroveremo al Lido questo autunno, o magari a Toronto? 

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