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Ghost Stories, la recensione: tornano i brividi britannici in una vera chicca horror

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Dai palchi del teatri al grande schermo, Ghost Stories è la chicca horror che non ti aspetti e che ti meriti: la recensione del film di spiriti e presenze con Martin Freeman protagonista.

Martin Freeman in Ghost Stories

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Il 2018 è partito davvero alla grande per gli amanti del cinema horror, spesso costretti ad accontentarsi di uscite di genere dalla qualità infima. Se Un posto tranquillo è sulla bocca di tutti e sta raggiungendo risultati più che ragguardevoli al botteghino, Ghost Stories è la vera sorpresa della primavera da brivido. Salutato come il miglior film horror proveniente dal Regno Unito da parecchi anni a questa parte, è una pellicola davvero elettrizzante, consapevole delle radici del genere in cui si inoltra, capace di spaventare in maniera ironica e cinematograficamente appagante. 

Un misterioso personaggio in fondo a un tunnel osserva lo spettatoreHDAdler
Misteriose presenze, brividi e sense of humour tipicamente britannici: Ghost Stories è una vera chicca made in UK!

Se la promozione non è ancora riuscita a fargli guadagnare un posto sotto i riflettori, è il momento di approfittare di questa falla. Amanti delle storie di spiriti e presenze, vi consiglio di fare un professione di fede (horror). In altre parole, chiudete questa recensione e andate al cinema a vedere Ghost Stories; il classico lungometraggio di cui meno sai quando entri il sala, meglio è. La sorpresa sarà maggiore e il risultato ancor più appagante. 

Ghost Stories: i fantasmi di Albione

Jeremy Dyson e Andy Nyman di lavoro scrivono pièce teatrali: Ghost Stories nasce come spettacolo cinematografico di culto e particolarmente terrorizzate, che i due hanno pensato più riprese di portare su grande schermo, alla ricerca del momento e del nome giusto. Finché non hanno deciso di far tutto da sé: ne sono diventati i registi, curando la regia dei tre "casi paranormali" che vanno a costituire l'affresco più grande e complesso del film, uno di loro interpreta (e davvero bene) il professore e indagatore di paranormale che ci accompagna nelle testimonianze di chi è entrato a contatto col sovroumano e spiritico. 

Andy Nyman in Ghost StoriesHDAdler
Andy Nyman se la cava piuttosto bene anche come protagonista del film da lui scritto e diretto con Jeremy Dyson

È davvero difficile presentare questo film senza svelare troppo, proprio perché è concepito come un raffinato costrutto teatrale e cinematografico che gioca con le aspettative dello spettatore, con gli stilemi del genere, con le situazioni archetipiche dell'horror. Basta guardare alle ambientazioni - un ex manicomio abbandonato, una foresta sinistra in cui ovviamente non c'è segnale per il cellulare, una casa solitaria in cui gocciola un rubinetto - per capire quanto Ghost Stories cominci il suo cammino da un punto di partenza più che consolidato, quasi totemico, per poi evolvere in un discorso tutto suo e davvero sorprendente. Dalla regia alla narrazione, questo horror è genuinamente divertente, perché spaventa e diverte con un umorismo nerissimo, sfruttando al massimo la dimensione visiva che si fa metafora, allegoria, riflesso e simbolo propri del mondo del cinema. 

Ghost Stories: rielaborando la miglior tradizione del genere horror

Fosse semplicemente una celebrazione e omaggio dei begli horror di una volta (anni '70 e '80, Europa, pochi soldi ma tantissime idee volte a spaventare e appassionare chi era in sala), Ghost Stories sarebbe già un un ottimo film, ben più ambizioso del horror medio odierno. È quando sul gran finale arriva inaspettato il messaggio che vuole dare, che diventa un grande film horror, capace di raccogliere il testimone della tradizione migliore del genere: quella in cui lo spavento era funzionale a un messaggio sociale o un'indagine psicologica.

Andy Nyman e Martin FreemanHDAdler
Martin Freeman si conferma uno dei grandi attori della sua generazione

Queste componenti ci sono entrambe. La prima, seppur lieve, è una chiara indagine dell'anima più misera ma forse più autentica dell'essere cittadini inglesi. Non a caso i tre superbi interpreti dei tre segmenti - Paul Whitehouse, Alex Lawther e un Martin Freeman ancora una volta impressionante - hanno grande esperienza teatrale e incarnano un triplice ritratto dell'essere inglesi. Cambia l'età, il contesto familiare, la classe sociale, ma tra inaspettate perle di humor nerissimo, miserie (tante) e virtù (quasi assenti) di Albione, si respira davvero un'atmosfera inglese e fiera di esserlo, senza però indorare la pillola. 

Molto più marcata nella sua metafora è l'indagine psicologica. Lo spettatore è sottoposto a frammenti dispersi in storie altrettanto segmentate, che con un brusco scossone finale vanno a comporre lo specchio spezzato che contiene la chiave di lettura di tutto il film, metafora potente di un senso di colpa che scava dentro e fuori la vita delle persone, sepolto ma mai completamente sopito. Anzi, nell'urgenza di spiegare e stupire, forse il film si spinge un po' troppo in là, mancando un finale perfetto per aggiungere un'altra accessoria e poi ancora una volta un'ulteriore conclusione. È l'unica sbavatura, l'unico frangente in cui si poteva fare economia in un film che comunque rimane sotto i 100 minuti e mette a segno molti più colpi di film col doppio del budget e del tempo a disposizione. 

Ghost Stories sarà nella sale a partire dal 19 aprile 2018. 

Voto8/10

Dal palco al cinema, il trittico di storie di fantasmi britannici sorprende non solo per i brividi che regala, ma soprattutto per la veste cinematografica di gran pregio che indossa. Una vera chicca.

Elisa Giudici

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