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Interview, celebre magazine fondato da Andy Warhol, chiude i battenti

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Fotografie brillanti, copertine dipinte e interviste impertinenti. Tutto questo è Interview, ma a breve diremo addio all'ultima grande opera di Andy Warhol.

L'eclettico artista Andy Warhol Getty Images

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Dopo quasi 50 anni Interview Magazine chiude i battenti. La rivista pop fondata da Andy Warhol nel 1969 - esclusiva nella sua struttura e ineguagliabile nel suo genere - ha dichiarato bancarotta, senza possibilità di recupero.

Il proprietario del magazine Peter Brant, che aveva acquistato la testata nell’89 (2 anni dopo la scomparsa del padre della pop art) non ha potuto far altro che soccombere alle innumerevoli avversità degli ultimi tempi.

Il declino della rivista

Nonostante la Brant Publications avesse rilevato la rivista all’apice del successo, l’assenza del suo padre fondatore iniziava già a farsi sentire. Interview aveva perso quell’estro inconfondibile che solo Andy Warhol sapeva trasmettere attraverso qualsiasi forma d’arte.

Nonostante il cambio al timone, Interview Magazine rimaneva un pioniere nel suo genere e per altri 30 anni si è imposto nel mercato dei mensili di approfondimento e cultura pop.

Madonna sulla copertina di InterviewHDInterview

Negli ultimi tempi però la rivista ha subito diversi colpi, come l’abbandono di alcune figure fondamentali all’interno dell’organico manageriale.

La denuncia da parte del direttore editoriale Fabien Baron di salari arretrati per oltre 600mila dollari, la denuncia di una dipendente per licenziamento senza giusta causa e le dimissione di un direttore di moda per una denuncia di molestie sessuali sono solo alcune delle vicissitudini che hanno determinato la bancarotta della rivista che ha dato origine alle interviste stile domanda-risposta alle celebrità.

La nascita di Interview

È la fine di un’era, quella dell’arte fotografica patinata, delle interviste reali a star e artisti, della messa a nudo davanti ad un obbiettivo o a un registratore, ma ci piace ricordarla attraverso il suo glorioso passato.

Nel 1969 Andy Warhol aveva già fatto tutto. Aveva reso celebri oggetti di uso quotidiano, aveva sconvolto la società con la sua nuova forma d'arte, aveva costruito la Factory - luogo di elevata ispirazione artistica e creazione della cultura pop - aveva prodotto film muti e aveva subito un tentato omicidio, ma ancora non era soddisfatto.

Gli artisti Warhol e Hockney insiemeHDGetty Images

Decise quindi di dare vita ad una rivista che altri non era se non l'ennesima forma di divulgazione dell'arte. All'interno del magazine venivano trascritte le interviste fatte agli attori del cinema prima e alle star in genere poi, il tutto attraverso il registratore dal quale Warhol non si separava mai.

La peculiarità di questo mensile era la struttura dell'intervista, fatta di domanda e risposta diretta senza filtri o modifiche di tipo stilistico. Venivano trascritte anche le pause e le ridondanze delle star intervistate, in modo da rendere ancora più reale e autentica la dichiarazione data.

L'estro e la genialità di Andy Warhol traspariva da ogni aspetto della rivista, dalla scelta delle copertine - spesso fotografie iconiche colorate e brillanti - alla scelta degli argomenti trattati durante le interviste.

Nei diversi numeri di Interview era possibile leggere cosa mangiavano a colazione le star di Hollywood o se dormivano con la biancheria intima. Ogni artista dell'epoca passò dalle pagine della rivista di Warhol, così ci fu l'intervista a David Bowe che parlò della malattia mentale del fratello e John Lennon, quando pensava di aver visto un UFO dalla sua finestra.

Non era sicuramente un prodotto giornalistico eccellente o ben curato, ma forse l'obiettivo di Warhol era proprio quello di renderlo unico e sconvolgente, come tutto ciò che faceva.

La reazione delle Star

A rendere meglio l'idea del valore di Interview acquisito negli anni ci hanno pensato cantanti e attori sui social. I VIP apparsi sulla prestigiosa rivista hanno espresso tutto il loro dispiacere alla notizia della chiusura del mensile, ricordando con piacevole nostalgia la loro apparizione sul giornale di Warhol.

C'è chi vuole ricordare Interview con parole, immagini e copertine celebri e chi ricorda il proprio momento su quelle pagine come Emma Watson, che di interviste ne ha fatte addirittura due.

Ma a rimpiangere il mensile avanguardistico e ad esaltarne l'arte non sono soltanto le star transitate su quelle copertine, come il caso di Tracee Ellis Ross che ha ricordato l'intervista fatta alla madre Diana Ross dal giornalista Richard Bernstein.

Dopo 50 anni Interview è arrivata alla sua ultima pagina e dispiace non soltanto perché è l'ennesimo pezzo di stampa che soccombe alla nuova società, ma forse perché questo segna la fine dell'opera d'arte più lunga della vita di Andy Warhol.

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