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Mary e il fiore della strega, la recensione: una strega e la magia dello studio Ghibli

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Lo studio Ponoc tenta di raccogliere la pesante eredità di Hayao Miyazaki e Isao Takahata con la storia di una strega per caso grazie alla magia di un fiore: la recensione di Mary e il fiore della strega.

Mary in una scena del film Lucky Red

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La chiusura del luogo fisico dove nasceva la magia dei film di Hayao Miyazaki e di Isao Takahata (di recente scomparso) è stato un duro colpo per il mondo dell'animazione giapponese e per l'ormai quasi perduta arte dei cartoni animati manualmente, disegnati fotogramma per fotogramma. Nelle sequenze del documentario Never-Ending Man - dedicato all'ultimo lavoro di Hayao Miyazaki - gli uffici spettrali e le scrivanie vuote dello Studio Ghibli sono una visione che stringe il cuore. 

Nonostante le difficoltà produttive e finanziarie, un gruppo di collaboratori che ha lavorato in quella realtà ha deciso di non mollare. Nasce così nel 2017 lo Studio Ponoc, che tenta di raccogliere la pesantissima eredità di Miyazaki & co, radunando animatori d'esperienza e giovani di talento sotto la duplice ala protettiva di due nomi con un curriculum di tutto rispetto. Da una parte c'è il produttore Yoshiaki Nishimura, posto a capo dello studio per il suo ruolo cruciale nel reperimento dei fondi per l'impresa. Dall'altra c'è il regista Hiromasa Yonebayashi, a supervisione di un progetto che sembra la naturale continuazione di Quando c'era Marnie, che aveva dato il via alla collaborazione tra i due. 

Nuovo studio, vecchie abitudini

Tratto dal romanzo del 1971 La piccola scopa di Mary Stewart (edito da Rizzoli con il titolo del film), Mary e il fiore della strega è così simile per narrazione e tematiche al film medio dello studio Ghibli che la sovrapposizione è quasi perfetta. Al centro della storia troviamo una giovane ragazzina molto imbranata di nome Mary, costretta ad attendere una lunghissima settimana nella villa dell'anziana prozia Charlotte prima che cominci la scuola e rincasino i suoi genitori. 

Mary nel magico mondo della magiaHDLucky Red
Mary e la sua piccola scopa esploreranno lande magiche sconosciute, ma molto miyazakiane

Nel tentare di rendersi utile in casa e in giardino, Mary colleziona solo fallimenti e si abbatte. La sua capigliatura crespa e rossastra la mette a disagio e teme di non riuscire a farsi amici nella nuova scuola; già l'incontro con giovane fattorino Peter le è valso il soprannome odiatissimo di Peldicarota. Nel seguire due gattini locali nella foresta dietro casa, Mary scoprirà un fiore rarissimo chiamato volo notturno. Schiacciandone la corolla azzurra è possibile ottenere momentaneamente i poteri magici di una vera strega. Mary finirà come Kiki a cavallo di una scopa con il fido gattino nero al fianco, a confrontarsi con i rettori di una stramba magiuniversità più sinistra di quanto appaia, in cui si effettuano strani esperimenti metamorfici.

Mary e il fiore della strega: arrivare a un compromesso

Novella novecentesca inglese per ragazzi, atmosfere bucoliche senza tempo e una protagonista che rientra appieno nel filone delle majokko (le maghette di tanti anime giapponesi): la ricetta dello studio Ponoc per il suo esordio viene direttamente dal libro del Ghibli. Anche il character design e la palette cromatica sono chiaramente derivativi, purtroppo talvolta un po' peggiorativi dello standard aureo dei classici del Ghibli, vedasi le fisionomie talvolta sproporzionate degli animaletti con cui gioca Mary. 

Insomma, cambia il nome ma non certo l'identità del cinema d'animazione che Hiromasa Yonebayashi presenta allo spettatore. Mary e il fiore della strega è una fiaba magica dedicata prettamente al pubblico più giovane ma gradevole, sebbene un po' infantile, anche per quello dei genitori e degli appassionati. Persino la dicotomia natura / industria (con i design meccanici un po' retrò) e la morale non scontata della fiaba (che della magia, in fondo, Mary non ha affatto bisogno) risultano al contrario banali per chi ha una certa dimestichezza con i capolavori di Miyazaki e Takahata. 

Mary e Peter in una scena del film HDLucky Red
I giovani protagonisti del film Mary e Peter

L'unica concessione - anche se tutt'altro che irrilevante - è quella all'ausilio dell'animazione via computer. D'altronde anche nel già citato Never-ending man era palese come un peso non indifferente nella drammatica decisione di chiudere lo studio Ghibli l'avesse giocato l'ostinazione con cui Miyazaki si aggrappava alle tecniche tradizionali, dispendiosissime in termini di tempo, denaro e forza lavoro. Il primo progetto dello studio Ponoc, pur mantenendo il look pulito e la vibrazione dell'animazione classica del Sol Levante, non disdegna qualche intervento digitale. Il risultato non è sempre perfetto, ma comunque apprezzabile: certo se si rimane in Giappone e si fa un paragone con un lungometraggio come Your Name, l'accostamento non è certo lusinghiero. Hiromasa Yonebayashi deve ancora lavorare molto per raggiungere lo stato dell'arte dell'animazione "tradizionale" contemporanea. 

Mary e il fiore della strega: è tempo di saldare il debito

Impossibilitato ad avvicinare il livello dei grandi lungometraggi della storia del Ghibli (che gli stessi fondatori faticavano a raggiungere nelle prove più recenti) ma ostinatamente adeso a quel modello, Mary e il fiore della strega rimane un film che soffre il paragone con quanto vuole richiamare. Non è di certo un brutto lungometraggio, né dal punto di vista tecnico né da quello narrativo, ma non riesce ad essere mai qualcosa di più di una visione gradevole che fa venire nostalgia del passato glorioso del Ghibli. 

A mancare sono due elementi molto importanti. Il primo è la complessità del discorso filosofico di Miyazaki e Takahata, i cui film erano adatti al pubblico più giovane, ma avevano una stratificazione di messaggi adulti (esistenziali, sociali e anche politici) qui inimmaginabile. Questo traguardo però è ben lontano dal tagliarlo anche Makoto Shinkai, il regista del successo clamoroso di Your Name. 

La protagonista del film MaryHDLucky Red
Mary è l'ultima "majokko per caso" della lunga stirpe dello studio Ghibli


Il cambiamento a portata di mano che molto gioverebbe al neonato Studio Ponoc è più che altro una necessità: quella di ritagliarsi un'identità forte, propria, rompendo con decisione da un modello ormai insostenibile, anche quando a guidarlo c'è il suo creatore. Hayao Miyazaki ha di fatto decretato l'impossibilità di succedergli, cannibalizzando ogni possibile erede (parole sue). Lo Studio Ponoc ha le professionalità giuste per dire qualcosa di nuovo e di suo nel mondo dell'animazione tradizionale e giapponese: deve solo trovare il coraggio di strappare definitivamente con il passato. 

Mary e il fiore della strega arriverà al cinema con l'ormai abituale distribuzione "speciale" dedicata da Lucky Red all'animazione giapponese: il film sarà nelle sale dal 14 al 20 giugno 2018, in un circuito selezionato di cinema e con prezzi variabili.

Segnalo con piacere che dopo un periodo di adattamenti piuttosto controversi a firma Gualtiero Cannarsi, la direzione del doppiaggio di Massimiliano Alto restituisce un adattamento e un doppiaggio finalmente equilibrati: complimenti a Lucky Red per aver saputo ascoltare la voce del pubblico, abbandonando una strada così radicale da pregiudicare la fruizione stessa del film. L'auspicio è che presto la distribuzione di film d'animazione non sia più considerata "un evento speciale" (con inevitabile maggiorazione sul prezzo del biglietto): stiamo pur sempre parlando di un lungometraggio del 2017.

Voto6/10

Una magica fiaba per bambini che soffre sin troppo il paragone con una tradizione a cui tenta di aderire fuori tempo massimo: gradevole, ma per lo studio Ponoc è ora di dare un taglio con il passato.

Elisa Giudici

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