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Lucy, l'enzima CPH4 e il mito sull'uso del 10% del cervello tra realtà e film

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Lucy è un film diretto da Luc Besson e con protagonista Scarlett Johansson. Nella pellicola, un enzima è in grado di potenziare le capacità fisiche e mentali di chi lo assume. Ma il CPH4 esiste davvero?

Scarlett Johansson in una scena di Lucy Universal Pictures

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Lucy è una pellicola del 2014 diretta, scritta e co-prodotta da Luc Besson e con protagonista Scarlett Johansson. Il film è incentrato su Lucy Miller, una studentessa di venticinque anni che si trova Taipei, e la cui vita è priva di un preciso scopo. La ragazza non fa altro che lanciarsi in sfrenati rave party per “sballarsi” continuamente.

Un giorno Richard, il ragazzo di Lucy, obbliga la giovane a lavorare come corriere della droga. Alla studentessa viene posizionata chirurgicamente nell’addome una sacca con dentro una sostanza di nuova fattura, il CPH4 sintetico, che imita un enzima prodotto dalle madri durante la gravidanza per favorire lo sviluppo del feto. Casualmente però la sacca nell’addome di Lucy si rompe e il suo contenuto si diffonde in tutto il corpo della protagonista, donandole capacità mentali e fisiche inimmaginabili, che le permettono di sfruttare tutte le potenzialità del cervello umano.

La pellicola di Besson trae dunque ispirazione dalla teoria dello sfruttamento del 10% del cervello umano. Ma in cosa consiste esattamente, e quanto è attendibile? L’enzima CPH4 esiste? Sarebbe possibile sfruttarlo per potenziare le proprie capacità fisiche e mentali? Esistono altri media in cui il CPH4 è stato messo in gioco? Cerchiamo di trovare una risposta a tutte queste domande.

L'uso del 10% del cervello umano: mito o realtà?

Lo sfruttamento del 10% del cervello è una teoria secondo cui le capacità intellettuali dell’essere umano non verrebbero sfruttate appieno. L’uomo utilizzerebbe in realtà solo la decima percentuale del proprio cervello e, aumentandola in qualche modo, si potrebbe godere di straordinarie abilità psicocinetiche e psichiche. Dunque un concetto molto vicino a ciò che viene mostrato in Lucy di Luc Besson.

Questa supposizione è stata smontata grazie alla neuroscienza.

Barry Beyerstein, neuroscienziato di fama mondiale, ha infatti demolito pezzo per pezzo la teoria dello sfruttamento del 10% del cervello. In particolare, egli parla di studi sul danno cerebrale che dimostrano che non esiste un’area del cervello che, subendo dei danni, non provochi qualche perdita delle capacità mentali dell’individuo. Inoltre la selezione naturale, di fronte a un 90% di massa cerebrale non utilizzata, avrebbe eliminato sicuramente la “parte inutile” a favore di una migliore distribuzione dello spazio, ottenendo così un cervello di minori dimensioni e ugualmente efficiente.

Il neuroscienziato Barry BeyersteinGetty Images
Barry Beyerstein, colui che ha smontato la teoria sullo sfruttamento del 10% del cervello

Le moderne tecnologie quali EEG, PET e CAT mostrano che tutte le parti del cervello sono in attività anche nel sonno. Solo se ci sono importanti danni al cervello alcune porzioni di esso non funzionano. C’è da dire poi che anni e anni di ricerche hanno consentito di ottenere una mappatura completa del cervello, e non esistono aree cerebrali a cui non è associata una funzione. Infine, ancor più ovvia è la considerazione che le cellule del cervello non utilizzate tenderebbero al decadimento, e tale fenomeno verrebbe rilevato da una semplice autopsia.

Insomma, la neuroscienza parla chiaro: la storia sullo sfruttamento del 10% del cervello umano non è altro che una favola per bambini. Non esiste nessun utilizzo parziale del cervello e niente superpoteri per chi riesce ad andare oltre quella famosa percentuale.

L’enzima CPH4 nella realtà

Il regista di Lucy, Luc Besson, ai microfoni di Mandatory ha parlato dell’enzima CPH4 e delle sue ipotetiche funzioni, specificando di aver tratto ispirazione dal mondo della scienza reale apportando alcuni cambiamenti adatti alla messinscena:

Il CPH4 esiste, non è il suo vero nome ma esiste. CPH4 è un nome che ho inventato io, ma è una molecola rilasciata dalle donne, dopo sei settimane di gravidanza, in quantità molto modeste. Ma esiste ed è vero che il potere del CPH4 equivale a quello di una bomba atomica per il bambino. Dunque non è una droga o qualcosa di simile ma semplicemente una molecola naturalmente prodotta dalle donne durante il periodo di gravidanza.

E il nostro Besson ha centrato la questione. Il nome scientifico del CPH4 è 6-carbossitetraidropterina sintasi, un enzima prodotto appunto dopo circa sei settimane di gravidanza dalla donna. Serve a dare man forte allo sviluppo del feto, in modo che possa formare senza problemi le ossa e altre strutture vitali.

La struttura dell'enzima 6-carbossitetraidropterina sintasiHDNCBI
La struttura del CPH4 nella realtà

Ma non è solo nell’uomo che la 6-carbossitetraidropterina sintasi è stata trovata. Tale enzima è stato scoperto nelle cellule di milioni di microrganismi. Nei batteri ad esempio, il CPH4 crea la queosina, una molecola che aiuta a mantenere stabile l’RNA delle cellule batteriche, praticamente una sorta di collante per il materiale genetico. Alla luce di tutto ciò, possiamo affermare senza indugio che il CPH4 nella realtà, nonostante le sue importantissime funzioni per l’uomo e per altri esseri viventi, assolutamente non è in grado di aumentare le nostre capacità cerebrali.

C’è da dire però che qualche "furbetto" ha tentato di cavalcare l’onda dell’entusiasmo per il film Lucy, vendendo su siti internet di dubbia affidabilità delle sostanze etichettandole come CPH4. Inutile dire che le sostanze in questione non potenziano le nostre capacità cerebrali ma, anzi, assumendole si rischiano degli effetti collaterali anche piuttosto gravi. D’altronde è quel che ci si aspetta da qualcuno che tenta di vendere in rete una sostanza immaginaria tratta da un film di Luc Besson!

I più audaci si sono cimentati invece in improbabili paragoni fra il CPH4 e un farmaco realmente esistente, il Modafinil, nel nostro paese approvato ufficialmente solo per il trattamento della narcolessia e dei disturbi ad essa correlati. Alcuni ricercatori hanno attribuito al Modafinil la funzione anche di “potenziatore cognitivo”, affermando che il farmaco è in grado di rafforzare alcuni aspetti della memoria. Ma in ogni caso gli effetti sono ben lontani dal conferire superpoteri a chi lo assume.

Il CPH4 del film Limitless

Lucy non è stato il primo film a parlare di sostanze in grado di potenziare enormemente le capacità dell’uomo. Nel 2011 ha infatti debuttato al cinema Limitless di Neil Burger, con protagonista Bradley Cooper nei panni di Eddie Morra.

Il soggetto della pellicola è ispirato al romanzo Territori oscuri (The Dark Fields) del 2001 di Alan Glynn.

La vita del personaggio interpretato da Cooper è a un vicolo cieco: è uno scrittore che non riesce a buttare giù neanche una parola del suo nuovo libro ed è stato lasciato dalla propria fidanzata. La sua vita però è destinata a cambiare quando gli viene proposto di provare un farmaco sperimentale di nome NZT-48. Morra è disperato, accetta dunque di assumere la misteriosa sostanza. Gli effetti sulla sua mente sono straordinari: scopre di conoscere cose che neanche sapeva di aver appreso, ha grande successo con le donne e ritrova l’ispirazione per il suo libro, riuscendo a scriverne metà in poche ore.

Insomma, il poter aumentare le proprie facoltà intellettive mediante l’utilizzo di farmaci e simili è un argomento che è stato ampiamente sviscerato dalla scienza, dalla letteratura e nel mondo del cinema.

E voi che ne pensate? Credevate alla teoria dello sfruttamento del 10% del cervello prima di leggere l’articolo?

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