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Il grande fuoco, recensione del romanzo di Krysten Ritter

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Abby è determinata a scoprire la verità: e se questa scelta da eroina la tramutasse nel nemico?

Due rose in fiamme Sperling & Kupfer

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Prendete una piccola cittadina degli Stati Uniti, uniteci la penna di Krysten Ritter e, se la protagonista de Il Grande Fuoco vi sembrerà leggermente familiare, è perché forse lo è.

Tutti la conosciamo come il volto di Jessica Jones, l’eroina Marvel con un debole per il whisky che vaga a caccia di verità. Krysten Ritter ha voluto cimentarsi in un altro ramo artistico e ha deciso di pendere verso la scrittura con Il Grande Fuoco.

La copertina de Il Grande Fuoco con due rose ardentiSperling & Kupfer
Il Grande Fuoco, di Krysten Ritter

Pubblicato da Sperling & Kupfer, Il Grande Fuoco è l’esordio letterario della donna che ha interpretato Jane Margolis in Breaking Bad e Chloe in Non fidarti della str**** dell'interno 23, ma pare che il ruolo di Jessica Jones le sia entrato dentro più di quanto credesse, perché il romanzo è ricco dell’essenza di questo personaggio.

Ma chi è Jessica Jones?

Per chi non avesse guardato la serie televisiva Netflix, Jessica Jones è un’investigatrice privata (fondatrice dell’Alias Investigations) la quale, nonostante la super forza fisica, cela un cuore fragile.

Jessica impugna la fotocameraHDNetflix
Krysten Ritter interpreta Jessica Jones

Jessica ha perso la famiglia in un incidente ed essere sopravvissuta alla tragedia è un peso che non riesce a sopportare, tanto da assumere un atteggiamento brusco e scontante, non soltanto nei confronti del mondo, ma anche verso chi cerca di esserle vicino.

Jessica combatte il proprio passato affogando nei problemi degli altri (o, in genere, in alcool e sesso) e al tempo stesso non accetta né i suoi superpoteri né il ruolo da eroina impostole.

Il Grande Fuoco: dove inizia Abby e dove finisce Jessica

Abby è un giovane avvocato che torna nella cittadina dov’è cresciuta per indagare sulla Optimal, un’azienda accusata di produrre sostanze velenose a discapito dei cittadini e la cui attività losca viene insabbiata anziché denunciata. 

Vi starete chiedendo dov’è il nesso con Jessica: non temete, ci arriviamo.

L’adolescenza di Abby (come capita spesso) non è stata felice, un motivo più che valido per spingerla a trasferirsi a Chicago, lontana dalla famiglia e dai fantasmi del passato. Ma è proprio quel bagaglio lasciato in sospeso a riportarla sui suoi stessi passi, a farla immischiare in scomode verità e a interrogarsi su alcune domande che ha evitato per troppo tempo.

E quando la verità diventa troppo oscura da poter digerire, entra in gioco il buon vecchio amico alcool. Esattamente come Jessica, Abby sotterra il malcontento, lo butta giù come un cucchiaio di acido nello stomaco convincendosi che così farà meno male, che passerà. Ma le bugie il più delle volte ribollono come una pentola a pressione ed è soltanto questione di tempo prima che esplodano.

Le bugie nel passato di Abby sono tante e, nonostante non abbia una fotocamera a tracolla e un look gotico, la protagonista de Il Grande Fuoco è interessata alla verità esattamente come Jessica Jones (e poco importa che nel mentre si conceda qualche drink selvaggio per annebbiare i pensieri).

Quando ero piccola, l’aria alla mattina sembrava ricoperta da una sottile pellicola di cenere plastificata; a ogni respiro inalavo i gas della Optimal, che davano al sole strane sfumature di rosa e arancione.

Abby non era una ragazzina popolare, eppure la sua migliore amica di un tempo lo era. Kaycee è la chiave di lettura dell’intero romanzo, seppur compaia esclusivamente nei ricordi della protagonista: il suo impatto nella narrazione è fondamentale.

Kaycee è un’adolescente ribelle che trae gioia nel perseguitare il prossimo e che, di punto in bianco, scompare senza lasciare traccia. La loro amicizia travagliata, condizionata dalla vena malsana di Kaycee, è il tormento più grande di Abby, oltre a suo padre.

Ed è qui che torna in gioco il forte nesso con Jessica Jones. Quest’ultima è sopravvissuta alla morte della sua famiglia senza poter fare nulla a riguardo, ma è soltanto nella seconda stagione che Jessica potrà finalmente entrare in contatto con sua madre (o quel che ne resta): una donna persa nei meandri della propria rabbia che non sa più distinguere il bene dal male e che Jessica non può fare a meno di voler proteggere.

Abby, nel contempo, ha perso la madre da ragazzina e tutto ciò che le resta è suo padre: un uomo scontroso che non sa più cosa farsene del suo Dio, un padre che ha sempre preso le distanze dalla figlia, deteriorandone l’affetto al punto da renderla quasi indifferente alle problematiche familiari.

Quello che non sa è che io sono già sottoterra. Non voglio scavare per andare più a fondo, ma per uscire dal baratro.

La Ritter ha delineato un personaggio protagonista dall’armatura forte, seppur bucherellata. Da ogni foro, di tanto in tanto, straborda la paura e l’angoscia dettate da un passato diventato troppo presente, il timore che i suoi ricordi circa Kaycee (e le realtà che le ruotavano attorno) siano sbagliati.

Abby segue un’evoluzione circolare all’interno della narrazione: parte come una donna che sa il fatto suo e non ha paura di nulla, per poi cedere davanti al peso dei fantasmi, un peso talmente forte che la trascina verso il basso senza darle neanche il tempo di reagire. Eppure lo fa. Abby si rialza, nonostante le bugie di tutti gli altri. Si rialza, perché è questo quello che i veri eroi fanno, anche quando credono di non esserlo.

Lettura promossa o bocciata?

Il Grande Fuoco è ricco di spunti visivi. La trama lineare, con un intreccio che scorre liscio (e a tratti piuttosto prevedibile), si fa carico di una penna sciolta e suggestiva che mira dritta al punto. La Ritter non si perde in convenevoli d’autore, le descrizioni sono essenziali così come i dialoghi. La frapposizione tra eventi passati e presenti rende ancor più suggestiva la narrazione visiva adottata dalla Ritter, che riesce a dipingerci personaggi mai effettivamente presenti (come Kaycee) come il perno focale dell’intera vicenda corrente.

È una storia che si fa leggere, con una scrittura televisiva che si avvale spesso di cliffhanger alla chiusura di ogni capitolo e che permette al lettore di entrare nel turbine di bugie e verità come una caccia al topo.

Eppure, così come lo si legge in fretta, è molto probabile che ce lo si possa dimenticare nella stessa misura. La Ritter si è fatta carico di una realtà piuttosto attuale e l’ha coniugata a personaggi secondari dai tratti prevedibili i quali, intrecciandosi con il percorso della protagonista, hanno svelato la piega degli eventi già a metà corso della narrazione. Alcune scelte dell’autrice risultano scontate e banali (soprattutto il percorso che riguarda il personaggio di Brent), andando a danneggiare il vero potenziale che avrebbe potuto avere questo romanzo.

Ciò nonostante, è un thriller che si presta alla lettura d’ombrellone. Le vacanze sono vicine, meglio approfittarne!

Voto7/10

L’autrice ha puntato su una protagonista dall’armatura forte, seppur bucherellata: un romanzo dal buon potenziale che, però, sa più di Jessica Jones che di Krysten Ritter.

Cristina Migliaccio

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