FOX

Addio a Vincino, storico vignettista e fondatore de 'Il Male'

di -

Disegnatore e giornalista, Vincino è stato un narratore originale della storia italiana.

L'ultima vignetta di Vincino per Il Foglio Il Foglio/Facebook

1 condivisione 0 commenti

Condividi

Penna senza paura, un grande della satira, gigante, la più urticante penna libertaria, protagonista graffiante del panorama culturale, pazzo immortale, semplicemente: libero. Sono tantissimi i ricordi e gli apprezzamenti che amici e colleghi hanno espresso sui social a Vincino, vignettista italiano morto ieri dopo una lunga malattia all’età di 72 anni.

Vincino, pseudonimo di Vincenzo Gallo, ha partecipato alla storia dell’Italia con la satira e l’arte che lo distinguevano. La sua carriera inizia nella sua Palermo, quando ventenne collabora come disegnatore con il quotidiano L’Ora. Qualche anno dopo si trasferisce a Roma dove lavorerà al giornale Lotta Continua e parteciperà alla fondazione della rivista satirica Il Male (di cui sarà direttore per quattro anni).

I disegni di Vincino hanno arricchito le pagine di tutti i giornali più importanti, dal Corriere della Sera a L’Espresso, da Il Manifesto a L’Unità. Nel 1995 comincia a lavorare per Il Foglio, quotidiano che pubblicherà le sue pungenti vignette fino alla sua ultima, di ieri, in cui Vincino si ritrae dichiarando “Comunque sarò il prossimo James Bond (di sicuro…)”.

Lunga e importante l’amicizia con Vauro - vignettista con cui ha condiviso diversi progetti per storiche riviste come Il Clandestino e Il Male – che su Twitter ha pubblicato una vignetta di se stesso in lacrime mentre “rimprovera” l’amico: “Hai disegnato i grandi mostri della politica italiana... e mi hai lasciato solo con i mostriciattoli!”.

Lo scorso mese la casa editrice UTET aveva pubblicato Mi chiamavano Togliatti (vincitore del premio Satira Forte dei Marmi), un’autobiografia “oscena e candida” - così la definisce Giuliano Ferrara nella prefazione -  “funestata dalle facce note di Andreotti, Fanfani, Agnelli, Berlusconi, Scalfari, Occhetto, ma anche ispirata a ricordi affettuosi e privati: il padre, direttore integerrimo dei cantieri navali palermitani, la famiglia e i figli, gli amici geniali morti troppo presto, come Stefano Tamburini e Andrea Pazienza”.

Il suo segno tremolante è l’impronta di uno stile che ha influenzato tanti autori e che continuerà a ispirare giovani che, come lui, faranno del disegno un mezzo di comunicazione libera.

Condividi

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.