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Rocky Balboa, la trama dell'ultimo film della saga con Sylvester Stallone

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Il leggendario pugile è ormai vedovo e in pensione nell'ultimo capitolo della saga. Tornerà però sul ring per un'esibizione contro un rivale più giovane.

Sylvester Stallone in una scena del film Metro-Goldwyn-Mayer

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"Uno non può dire addio a quello che ama solo perché ha spento un po' troppe candeline". Il mondo è cambiato eppure Rocky Balboa è sempre lo stesso: non riesce ad allontanarsi veramente dal ring che tanta notorietà e gloria gli ha procurato in passato. Lo si avverte ad ogni inquadratura dell'ultimo capitolo della saga datato 2006, diretto e interpretato ancora una volta da Sylvester Stallone (dal conteggio escludiamo ovviamente lo spin-off Creed - Nato per combattere e il relativo sequel, atteso nei cinema italiani per il prossimo autunno).

Rocky Balboa è un ritorno alle origini in tutto e per tutto: la malinconia di fondo, la periferia malfamata in cui si svolge gran parte delle vicende (eccezion fatta per il grazioso ristorante made in Italy del protagonista, dall'atmosfera intima e accogliente), il cast dal basso profilo che annovera sì due dei volti amati della saga - Burt Young e Tony Burton - ma che è completato da comprimari dimenticabili quali Geraldine Hughes e Milo Ventimiglia, senza contare il rivale sul ring di Sly, il boxeur professionista Antonio Tarver che non possiede certo il carisma dei "villain" della saga, da Carl Weathers a Dolph Lundgren e Mr. T.

Eppure Rocky Balboa è un film che, al netto dei difetti palesati (trama esile, sentimentalismo spinto, povertà di mezzi), è in grado - proprio come lo stagionato Rocky del film - di mettere a segno alcuni colpi decisivi. Un plauso va al disilluso Balboa portato in scena da Sly, preludio allo stesso toccante personaggio di Creed - Nato per combattere. Non a caso l'attore statunitense ha poi sfiorato l'Oscar con il film diretto da Ryan Coogler.

Rocky Balboa: la trama del film del 2006

La trama del film ruota attorno alla figura di un uomo che è costretto a lasciarsi il meglio alle spalle: Adriana, i titoli professionistici, la gratificazione sportiva e il lusso sono affetti, condizioni e sensazioni che ormai appartengono al passato del protagonista. Rocky è infatti vedovo (la moglie è scomparsa a causa di un cancro), con un figlio che lo evita perché geloso del successo del genitore. È un vinto che si trascina fino all'ineluttabile gestendo un locale nella periferia di Philadelphia e passando ore intere dinanzi alla tomba della defunta consorte.

Rocky incontra però Marie, vecchia conoscenza dei tempi dell'infanzia, che vive ora con un figlio e lavora presso il vecchio bar del quartiere. Decide di assumerla al suo ristorante, affezionandosi sia a lei che a suo figlio (ma senza che ciò sfoci in una storia d'amore tra l'ex stallone italiano e la donna). È la prima nota di colore nella grigia vita del pugile sessantenne.

La seconda svolta del film ha invece del fantascientifico: un giorno viene infatti proposta in TV una simulazione al computer. Si tratta di un match virtuale fra l'attuale campione mondiale dei pesi massimi Mason Dixon e la vecchia gloria Rocky Balboa (QUI il nostro approfondimento sull'iconico ruolo di Sly). L'esito della simulazione dà per vincente Rocky, suscitando l'interesse di tanti e l'ironia di molti, compresi i detrattori di Dixon e Rocky.

Il campione del mondo in carica, nonostante vinca tutti gli incontri, non gode in effetti di una grande simpatia tra i fan del pugilato, specie per il suo essere poco "spettacolare" negli incontri. Così, facendo leva sul successo televisivo della simulazione e venuti a conoscenza che Rocky ha dichiarato pubblicamente di voler tornare a combattere (anche se in incontri delle categorie minori), gli agenti di Dixon tentano allora di convincerlo a tornare sul ring contro il campione per un'esibizione.

Rocky, dopo aver ottenuto dalla commissione medica pugilistica americana l'idoneità fisica per i professionisti (strappata dopo aver tuonato contro i commissari), accetta la sfida di Dixon, nonostante lo scetticismo dei propri famigliari e degli esperti di boxe. A preparare la "vecchia roccia" ci penserà lo storico coach Duke, il quale sceglie di puntare sulla potenza fisica dello stallone italiano (vista l'età, sull'agilità sarebbe inutile lavorare).

Arriva il momento del fatidico incontro, che ha luogo a Las Vegas. Sembra profilarsi un match impari, eppure Rocky porterà Dixon oltre la decima ripresa, perdendo solo ai punti (e per di più con giudizio non unanime da parte della giuria). Si chiude il sipario sul match nostalgia, con il pubblico che grida a gran voce il nome del coraggioso stallone italiano.

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